Nòe: «Il coraggio di credere in un sogno»

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In foto, Noemi Cannizzaro, in arte Nòe

In foto, Noemi Cannizzaro, in arte Nòe

Nòe è una cantautrice siciliana, milanese d’adozione. Ha partecipato ai casting dell’ultima edizione di X Factor, ma ha già alle spalle un EP, che si intitola Non lo so, che è il suo motto. «Perché ho sempre le idee confuse», mi ha spiegato. Ma su una cosa non ha mai avuto dubbi, la musica. Ecco cosa mi ha raccontato.

Nòe, all’anagrafe Noemi Cannizzaro, una siciliana trapiantata a Milano. È proprio dalle tue origini che voglio iniziare: quanto è difficile nascere artisti in una realtà geograficamente distante dai più importanti centri per la musica?

Per essere artisti non serve essere al centro. Anzi, penso che lontano da mode, influenze e competizioni, un artista possa trovare la propria vera e unica verità. Quando una cosa è troppo vicina, arrivi al punto di non vederla. Invece, da lontano, continui a sognare, a immaginare, a costruire, apprezzando ogni piccolo passo.

Quando hai deciso di lasciare la tua terra?

Avevo circa cinque anni, quando dissi a mia madre «Da grande andrò a vivere a Milano». Andò proprio così, subito dopo il liceo feci la valigia e venni a vivere in questa grande città, per avvicinarmi alla musica attraverso lo studio del canto.

Il primo palco ad aver accolto la tua musica è stato la strada. Mi racconti cosa si prova a cantare per un pubblico che non ti conosce e che decide di fermarsi ad ascoltarti?

In realtà, il mio primo palco l’ho conosciuto con la mia band, all’età di 13 anni, quando molto timidamente ho iniziato a capire l’emozione che riesce a dare la musica. A Milano decisi di suonare per strada. Quello che si prova cantando tra le vie di una città è qualcosa di molto grande, sembra di avere tutto il mondo attorno a te. Succede qualcosa di speciale, le persone sono a un metro da te, le senti vicine ed è come se gli parlassi intimamente. Cantare in strada mi fa tornare a casa sempre felice.

In foto, Noemi Cannizzaro, in arte Nòe

In foto, Noemi Cannizzaro, in arte Nòe

La tua formazione è ricca di esperienze importanti: tra tutte, vorrei ricordare il diploma di autrice di testi al CET di Mogol, al fianco di due illustri insegnanti, lo stesso Mogol e Giuseppe Anastasi. Che esperienza è stata?

L’esperienza al CET mi ha cambiato la vita. Dopo una confusione iniziale, dovuta dalle tante informazioni ricevute, ho messo insieme tutti i pezzi e mi sono ritrovata a cercare me stessa attraverso la musica. Al CET sembra di vivere in una grande famiglia, spesso ci si ritrovava tutti insieme davanti al camino, con il maestro Mogol che ci raccontava le sue storie e poi ascoltava le nostre. Non parlavamo soltanto di canzoni, parlavamo di vita. Questa esperienza mi ha anche regalato la collaborazione con l’autore palermitano Carmelo Piraino, che mi ha portato poi alla pubblicazione del mio primo EP.

E sei riuscita persino a laurearti in Dams, a Palermo. Mi pare di capire che l’arte sia la tua unica scelta, non le hai dato grandi alternative. Sei più coraggiosa o incosciente?

Io sono un’eterna indecisa, ma con la musica non ho mai avuto dubbi. Sono assolutamente cosciente di quello che faccio, mi pongo degli obiettivi, studio, curo ogni dettaglio e vado avanti credendo fermamente in ciò che amo. Quindi direi che sono più coraggiosa che incosciente.

Il 2016 è un anno importante per la tua storia artistica. A marzo hai pubblicato il brano Non lo so e, a seguire, l’EP omonimo. Me ne parli?

L’EP nasce dalla collaborazione con Carmelo Piraino, autore dei testi. La prima canzone che abbiamo scritto si intitola Finisce qua, racconta la fine di una storia d’amore e l’inizio di una nuova vita. Segue Non lo so, un brano che mi rappresenta pienamente perché sono un’eterna indecisa, come ti dicevo prima. La terza canzone si intitola Le tue mani come se, che è illuminata da una magica sintonia tra me e l’autore del testo. Entrambi, senza dircelo, abbiamo pensato a una persona che non c’è più. Le luci del cielo è un brano che nasce in un momento di grande intimità, in cui cerco risposte tra il cielo e i sogni. Infine, Umori racconta un viaggio in un fiume di sensazioni, anche quando si è in un momento di immobilità.

Il tuo EP è autoprodotto. Si parla sempre poco delle difficoltà di tanti giovani artisti, che credono nella musica e faticano per ritagliarsi uno spazio nella discografia italiana, ammesso che ne esista ancora una.

Le difficoltà sono tante, se si osserva il lavoro concluso. Ma, se si lavora guardando un pezzetto alla volta, tutto diventa più semplice. Quando abbiamo incontrato delle difficoltà, io e Carmelo (Piraino, ndr) tornavamo indietro e segnavamo su un pezzo di carta ciò che volevamo ottenere. Coordinare tutto il lavoro non è semplice, sopratutto quando non l’hai mai fatto. I bollini Siae, il packaging, la tracklist, la copertina, ogni cosa ha avuto bisogno del suo tempo. Tutto questo è stato molto importante, perché ho vissuto a pieno la costruzione del mio primo piccolo progetto.

Grazie al brano Non lo so, l’anno scorso, nel prestigioso scenario dell’Arena di Verona, hai vinto il Festival Show.

Ho provato un’emozione molto forte. Cantare il mio primo singolo su un palco così prestigioso, accompagnata per la prima volta nella mia vita da una grandissima orchestra, con un un pubblico infinito che si mescolava alle stelle, è stato un sogno.

Ma veniamo al presente e a X Factor. Sei arrivata a un passo dai live show. Che esperienza è stata?

È stata un’esperienza molto forte. Fino all’ultimo minuto ero molto titubante, non sapevo se fare i casting o no. Pensa che, quando mi sono decisa, era l’ultimo giorno di casting e ho rischiato di trovare tutto chiuso per l’ora tarda. Passare dalla strada, che è senza filtri, alla TV, che si nasconde dietro il montaggio, non è stato facile. La tensione era tanta. È stata una grande sfida per me riuscire anche ad accettare alcuni compromessi e giocare con quello che mi aveva proposto la vita. Sentivo già che non sarei arrivata lontano, ma mi interessava soltanto fare una bella esibizione, restando fedele a me stessa. Sono contenta di essere arrivata al pubblico, poco mi importava del giudizio dei giudici. Sono solo un po’ dispiaciuta di non avere avuto la possibilità di cantare un mio brano, ma per fortuna ci sono anche altri canali.

Ho come l’impressione che i talent stiano cambiando: all’inizio erano soltanto officine di voci intonate, oggi vi partecipano anche cantautori che hanno una lunga gavetta alle spalle, con una personalità artistica definita, come nel tuo caso. Cosa è cambiato, secondo te?

Forse vorrebbero alzare il livello musicale, ma non illudiamoci. Fedez mi ha detto che ero stata una delle personalità più forti della serata, ma nello stesso tempo mi ha detto “no”. È un talent show e, come dice la parola stessa, deve fare show. Finito il programma, i riflettori si spengono.

Si inizia a parlare del prossimo Festival di Sanremo. Il Festival è una meta ambita da tutti gli artisti italiani, è nei tuoi progetti?

Poter cantare a Sanremo è un bellissimo sogno, ma è troppo grande per affrontarlo da sola. Attualmente sto cercando di crescere attraverso i live, così da allargare il mio cerchio e avere un sostegno maggiore se dovessi, un giorno, ritrovarmi sul palco dell’Ariston.

Con la certezza assoluta di essere nel cast, sceglieresti X Factor o Sanremo?

Sicuramente sceglierei Sanremo. La canzone al centro del Festival e l’emozione di un palco in cui sono saliti i più grandi artisti della musica italiana mette in secondo piano la sfida.

Di premi e riconoscimenti ne hai avuti tanti. Ora, però, ti chiedo di sognare un artista con cui realizzare una collaborazione.

In questi giorni sto ascoltando il disco di Alessio Bondì, cantautore siciliano. Le sue storie raccontate in dialetto e con una voce molto avvolgente mi hanno rapita, per cui mi piacerebbe tanto collaborare con lui.

Nòe al Festivalshow (Arena di Verona, 13 settembre 2016). Foto di Simone Di Luca

Nòe al Festivalshow (Arena di Verona, 13 settembre 2016). Foto di Simone Di Luca

Adesso ti farò una serie di domande veloci. Se fossi una canzone, saresti?

La donna cannone.

Se fossi un disco?

Amélie (Soundtrack) di Yann Tiersen.

Se fossi un libro?

Il piccolo principe.

Se fossi un film?

Léon di Besson.

Se fossi uno dei giudici di X Factor?

Levante.

Concludo le mie interviste sempre con questa domanda: qual è la parola più importante della tua vita?

La mia parola è “famiglia”. L’amore che tiene unita una famiglia è la forza che porta avanti il mondo.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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