Scar Tissue I wish you saw: non lasciarmi andare più

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Anthony Kiedis dei Red Hot Chilli Peppers in una foto di Abbey Fraser

Anthony Kiedis dei Red Hot Chilli Peppers in una foto di Abbey Fraser

Scar tissue I wish you saw è la prima strofa – e anche l’unica – che sapevo per intero fino a qualche settimana fa. L’avevo ascoltata decine, forse centinaia di volte, ma chissà di cosa parlava. Dolore, fine di una storia, o inizio, o litigio…

L’altra sera sono andata a indagare, così, per svago. Scar tissue parla di rehab. La fatica di disintossicarsi e contemporaneamente la fatica di essere “i diversi”.

Ma facciamo un passo indietro.

Californication, l’album da cui è tratta la canzone, è forse ad oggi il maggior successo dei Red Hot Chilli Peppers. Pubblicato l’8 giugno 1999, vede il ritorno nel gruppo di John Frusciante. Un ritorno che in qualche modo sanciva la fine di un brutto capitolo.

Uno dei primi chitarristi, Hillek Slovak, era morto di overdose nel 1988. Il batterista Irons lasciò il gruppo poco dopo, affermando: «Non voglio far parte di qualcosa in cui i miei amici muoiono». I due vennero sostituiti da Chad Smith e John Frusciante, che però a sua volta iniziò ad avere problemi con le droghe. Lasciò il gruppo e venne sostituito con Dave Navarro, almeno fino al ‘97, quando, appunto tornò a registrare coi ragazzi.

Scrisse John Aizlewood, critico musicale britannico:

Si può dire che Californication è l’album a cui hanno lavorato per tutta la carriera. È davvero un disco fantastico. È quello dove Frusciante ha ormai accumulato l’esperienza giusta per avere una posizione di leader musicale al fianco di Flea e Anthony Kiedis.

Era tornato a suonare un amico, ma il clima era diverso. Il sound che stavano creando insieme nasceva dalla voglia di ripartire, di rialzarsi e rinascere.

Scar tissue I wish you saw.

Quella cicatrice non si vede, è fatta da ricordi e immagini che cambiano per sempre il cuore. Ad esempio, quella de “Il sangue [che] scorre nella stanzetta da bagno”.

Che ne sapete voi di che significa sanguinare cercando la vena, accasciato in un bagno, come capitò ad Anthony (e lo descrisse nel libro che ha lo stesso titolo della canzone) e vergognarsi di se stessi? Cosa sapete voi come ci si sente a rendersi conto che qualcosa non va, ma non riuscire a fermare la discesa?

Cantavano in Under the bridge: “Sotto il ponte in centro è dove ho versato sangue / non mi bastava mai / Sotto il ponte in centro / ho dimenticato il mio amore / Sotto il ponte in centro/ ho buttato la mia vita”.

Scene ed episodi che segnano la perdita dell’innocenza, delle illusioni di un mondo facile. Non a caso, una strofa recita:

Ragazza del Sud con una pronuncia scarlatta, saluta mamma e papà

Il riferimento è probabilmente a Katie Scarlett “Rossella” O’Hara di Via col Vento. Eri come una ragazza bella e ingenua, ma la realtà potrebbe travolgerti. Lasciati alle spalle l’infanzia e le regole a cui eri abituata. Quella ragazza sono io, sottintendono gli autori.

Sapendo questo, chi guardandoci non vedrà in noi quella cicatrice?

Il ritornello scandisce con amarezza:

Librandomi in alto condividerò la visione solitaria di chi vola.

Cioè: preferisco allontanarmi, perché non mi sento capito. Non posso più camminare sulla terra con gli altri, forse sono cambiato troppo. Non è una conclusione serena, notate quel “solitaria“.

In foto, Chad Smith, batterista dei Red Hot Chilli Peppers

In foto, Chad Smith, batterista dei Red Hot Chilli Peppers

Credo che Scar Tissue descriva il bisogno di avere un amico a fianco.

“Se ti mostrassi i miei difetti, se non potessi essere forte, dimmi, mi ameresti ancora?”, chiedeva da ogni radio possibile Adam Levine l’estate scorsa. Ne avevamo parlato già coi Bastille.

La domanda è senza tempo, la declinazione scelta dai Red Hot Chilli Peppers per porla rifugge ogni compassione ed è scritta con un tono più secco: fate come volete, se non capite me ne sto per conto mio. With birds I’ll share this lonely view.

Ma è una diffidenza non sincera, forse come molti tipi di diffidenze, che nasconde una richiesta intensa come un grido che parte dal cuore: tienimi stretto, anzi trattienimi, non lasciarmi volare via nei miei pensieri, sentendomi solo. Tienimi qui con te.

Scar Tissue è il manifesto del bisogno che abbiamo di qualcuno a fianco, persino nei momenti peggiori.

Close your eyes and I’ll kiss you” non ha nulla a che vedere con il romanticismo un po’ hippie dei Beatles: significa non giudicarmi. Vorrei solo sentirmi abbracciato, anziché creare distanza per difendermi. Vorrei sentirmi parte del gruppo, non l’asterisco.

Gli stessi Red Hot Chilli Peppers in Knock me down chiedevano: “Se mi vedi esagerare, se mi vedi sballare dammi una calmata / Non sono più grande della vita”.

E del resto non esiste amore né affetto che esuli dall’abbracciare l’altro nella sua totalità. Questo significa non solo che non possiamo condannare gli altri per i loro errori ma anche che noi stessi possiamo aprirci a chi ci fidiamo. Non siamo più bambini, non possiamo più vedere negli altri supereroi e principesse.

Gli incontri che abbiamo fatto, le disillusioni che hanno inciso frasi arrabbiate dentro ci hanno preparato a conoscere gli altri (e anche noi stessi) per come sono davvero. Abbiamo un lato più scuro e fa parte di noi, e non dobbiamo averne paura.

Abbiamo tutti vicino qualcuno che pensa di volare da solo, di essere lontano dal mondo. Sta a noi recuperarlo. Sta a noi accettare di lasciarci abbracciare.

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Amo viaggiare e conoscere persone che hanno voglia di raccontare, che è un po’ come viaggiare. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda e studio Lingue e Comunicazione a Milano, ma tendo a scappare in treno, aereo o bici appena possibile.

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