Sette personaggi storicamente contraddittori si raccontano

0
Dettaglio della copertina di Io sono, di Michele Pelosi (Eretica Edizioni)

Dettaglio della copertina di Io sono, di Michele Pelosi (Eretica Edizioni)

Ho provato a immedesimarmi nei cattivi – o meglio, in quelli che siamo abituati a vedere come cattivi – e a capire cosa si prova a essere definiti tali, ma proprio non ci sono riuscita. Ho provato a pensare quanto sia difficile cercare di tenere insieme i frammenti di una reputazione quando la Storia ha deciso per noi senza diritto di replica, ma è stato ancora più difficile.

Perché ho fatto tutto questo? Perché nel libro di Michele Pelosi, intitolato Io sono e pubblicato da Eretica Edizioni, i protagonisti sono sette “cattivi”: personaggi scomodi che la Storia ha preferito relegare nei gironi infernali, in quello dei traditori per essere precisi, piuttosto che lasciarli giudicare dai posteri.

L’autore ha preso in considerazione sette personaggi storici – Marco Giunio Bruto, Guy Fawkes, Benedict Arnold, Giuda Iscariota, Ikuko Toguri, Caino e Leonardo da Vinci – e li ha fatti parlare, in punto di morte, per farsi raccontare la loro versione dei fatti, dando loro un’ultima possibilità di riscatto sociale e morale. Le sette voci narranti – che, devo confessare, non mi erano tutte note – narrano la Storia dal loro punto di vista, mettendo in luce falle e dicerie che sono arrivate fino a noi, permettendoci così di vedere una sola faccia della medaglia.

Il romanzo è molto interessante perché prende in considerazione una prospettiva nuova, diversa e curiosa. Far parlare i protagonisti è sicuramente una scelta vincente perché, in qualche modo, si crea una sorta di empatia con questi cattivi storici e si è costretti a vederli sotto una nuova prospettiva. Infatti, leggere l’ultimo racconto di un uomo in fin di vita mi ha permesso di sentirlo vicino, anche se la Storia mi ha sempre imposto di diffidare, e l’ho ascoltato più attentamente, ben sapendo di poter scegliere se dubitare o credere. La narrazione delicata e romantica, infatti, entra in punta di piedi nella vita di questi personaggi storicamente contraddittori, consentendo al lettore di riflettere e leggere i fatti in modo alternativo.

Il romanzo ha certamente il fine provocatorio di dare ai lettori un metro di misura differente del passato e del presente e, proprio per questo, ho pensato di fare alcune domande all’autore in merito, così da avere ancora più chiarezza su questo interessante romanzo.

Qual è stato il criterio adottato per scegliere proprio questi sette personaggi e non altri? Che cosa hanno ancora da raccontare personaggi come Caino, Giuda, Leonardo e gli altri?

La scelta dei personaggi è legata alla mia volontà di spaziare nel tempo e nelle ragioni, affinché la metafora fosse sempre valida. Per far funzionare la provocazione ho preferito selezionare i protagonisti all’interno del girone dei traditori, dove il male ha una forma oltremodo antipatica. Tutti odiano i traditori e dunque più difficile è accettare la loro versione. Ho aggiunto Leonardo perché desideravo spaziare con il ragionamento. Quindi se si immagina una linea temporale, si intuisce che in ogni epoca si può trovare un protagonista a cui la Storia dei vincitori ha affidato questo ruolo. Ecco che pur essendo disseminati dalla nascita dell’uomo fino alla Seconda Guerra Mondiale, in un arco di migliaia di anni, tutti sono accomunati da destini simili. Così noi li ricordiamo e li raccontiamo. Eppure quante volte ci siamo posti il problema che fosse vero o meno? La maggioranza accetta quello che viene insegnato, è normale, e si ripete da sempre. Accadrà anche stasera davanti al TG o domani dietro i banchi di scuola. È più facile accettare che rimettere in discussione. A volte ci vuole coraggio, a volte fatica, a mettere in dubbio, a suscitare una contrapposizione.

L’idea di questo romanzo è nata per riscrivere il passato o per dare una scossa al presente?

Il passato è solo un mezzo, uno strumento per scuotere il lettore. Mi è utile per spingerlo a rimettere in discussione il presente.

I personaggi raccontano la loro storia in prima persona, come se fossero con amici e questo li rende più umani e reali. È una provocazione contro i pregiudizi storici oppure una semplice scelta narrativa?

Sì, hai colto il senso. La narrazione in prima persona è più coinvolgente, drammaticamente intrigante. Il lettore deve trovarsi invischiato in una versione differente, qualcosa che non ha previsto e che lo spinga a confrontarsi con il pregiudizio. Dunque deve riflettere per scegliere tra l’originale e la provocazione. Ma già solo l’aver dubitato sarà un successo.

About author

Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi