Il web dà e il web toglie: il caso di Rita Bellanza

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Foto di Rita Bellanza da xfactor.sky.it

Foto di Rita Bellanza da xfactor.sky.it

Faccio sempre una gran fatica a raccontare cosa sia il web. Un posto spietato, mi vien da dire. È una roulette russa, il colpo letale è uno soltanto, ma gli altri non sono altro che tentativi di sopravvivenza. Sa creare fenomeni e sa persino disfarli, sa accogliere e abbandonare, condannare e assolvere. Riesce a magnificare il profano e a trascurare il bello. Il web giudica severamente e dimentica in fretta, ma marchia a fuoco chi si è ritrovato – suo malgrado o per sua fortuna – nel suo temibile e (non di rado) redditizio mirino.

Il web non è altro che una gabbia d’oro, pensi di poterne fare ciò che vuoi e finisce per fare di te ciò che vuole. In genere, una vittima. E le vittime del web, perlopiù, durano il tempo di essere sostituite; ed essere sostituibili, sui social network, è prerogativa di tutti, nessuno escluso. È un marchio, l’ho detto: al web non importa chi tu sia, quale sia la tua verità e la tua storia; per lui sei soltanto il tuo limite, perciò lo mortifica fino a farne una caricatura, poi si annoia in fretta e ti abbandona. È così che succede di solito.

È questo quello che sta succedendo a Rita Bellanza, cantante ventenne, attualmente nel cast di X Factor, categoria Under donne. Chi è Rita? Una cantante di vent’anni, l’ho detto. Qual è la sua colpa? Aver disatteso le aspettative del pubblico. Chi ha creato aspettative intorno alla giovane artista milanese? Il web. Chi ha esaltato il suo talento fino a raccontarlo come un fatto irripetibile? Il web. Chi ha iniziato a denigrare il suo talento sino a farne il suo peggiore limite? Il web. Chi ha messo alla gogna Rita Bellanza? Il web. E tutto questo è successo in poco meno di due mesi.

Fino alla fine ho sperato fosse un brutto sogno, invece no, la realtà ci ha tagliato in mille pezzi… perché oggi sono onestamente a pezzi rispetto a un tavolo che ieri non ha salvato la musica ma ha fatto i propri interessi. Io ho sempre applaudito dinanzi al bello e continuerò a farlo, che appartenga alla mia squadra o alla squadre degli altri giudici. Quando Morandi ha pronunciato il nome di Rita, ingenuamente ho creduto che le ragazze fossero salve perché Camille meritava di passare il turno (ovvio, sostengo la mia squadra). È un gioco, ma ieri la musica ha perso in favore di una parte di show che, per quanto mi riguarda, è stata dolorosa: le strategie. I fischi contro una ragazza di 20 anni che ha, forse,la colpa di disattendere le aspettative altrui non sono giusti. Non fischiate i politici disonesti, gli assassini, gli evasori, la mancanza di gentilezza… fischiate una ragazza di 20 anni che non ha fatto nulla se non farci sognare quel giorno di settembre per poi non reggere il peso delle nostre aspettative. Stiamo accanto a Rita che ha bisogno di tanto supporto… la gogna mediatica no , siamo più intelligenti di tutto questo. L. #levantecanta #levantecaos #levantegipsy #nelcaosdistanzestupefacenti @maccosmeticsitalia #maccosmeticsitalia #macdreamup @lorealpro #lorealpro #nellemanigiuste @grant_hairdresser

Un post condiviso da L E V A N T E (@levanteofficial) in data:

Potrei fermarmi qui e non aggiungere altro, ma puntare il dito contro un nemico trasparente (perché questo – di fatto – è il web) è una leggerezza che non commetterò. È questo che vuole la rete: esaltare la superficialità perché un contenuto possa consumarsi in fretta, il ricambio è veloce e non c’è click da perdere. Il web è un’entità astratta, non ha un volto, ma possiede duecentoottanta caratteri, qualche filtro di bellezza e una manciata di hastag per prendere una posizione senza scomodare un pensiero. Così, Rita Bellanza, vincitrice annunciata di X Factor dopo una sola esibizione, è diventata il bersaglio della rete e, in tutta fretta, si è aperta la caccia alle streghe. Poche settimane fa, dopo aver cantato Sally, il celebre brano di Vasco Rossi, era «ciò che mancava alla musica italiana», oggi è un hastag di pochi caratteri, ma con un’intenzione lampante: stroncare la sua carriera sul nascere.

La rete è un posto insano, dà voce a chiunque e legittima il pensiero di ognuno, non c’è filtro che allevi la mancanza di gentilezza, non c’è buonsenso che mitighi la mancanza di tatto, non c’è peso che bilanci l’importanza di una notizia: che si tratti di un attacco terroristico o di un’esibizione fallimentare in un talent show, il web risponde con la stessa aggressività, con la stessa rabbia repressa, perciò funesta, e con impertinenza. Rita ha una colpa: non è stata all’altezza della prima esibizione, ma in rete sembra abbia tradito un patto di fedeltà e per questo vada offesa e ingiuriata.


Esiste una sola condizione per far parte del web: bisogna avere, appunto, un’opinione. Oppure bisogna saper scegliere in fretta tra le opinioni esistenti, prendere posto per non restare in piedi.


Ma il web, in fondo, chi è? Il web sono io, sei tu che leggi, è un bimbo di otto anni o un anziano di settanta, è chiunque decida – più o meno consapevolmente – di farne parte. Non è altro che un’opportunità, una piazza (virtuale) vuota, che si riempie di opinioni addomesticabili, malleabili, pensieri che trovano conforto in un hashtag o che prendono forma attraverso un hashtag. Esiste una sola condizione per far parte del web: bisogna avere, appunto, un’opinione. Oppure bisogna saper scegliere in fretta tra le opinioni esistenti, prendere posto per non restare in piedi, corrompere un pensiero perché si allinei a un giudizio già dato. Ecco cos’è, un palliativo per chi si accontenta di essere una parte del tutto.

Non che la superficialità non esista al di là della rete, sia chiaro. Ma, sui social network, i giudizi hanno due soluzioni soltanto: sì o no. Ti piace Rita Bellanza? Scegli da che parte stare. Decidi se condannare o assolvere, scegli l’hashtag o l’insulto con cui dirlo e poi aspetta di vedere da che parte stia la maggioranza. Ecco, il caso di Rita Bellanza mi è utile per spiegare come sia superficiale l’approccio alla musica, oggigiorno. È bastata una sola esibizione di appena un minuto e mezzo, perché Rita fosse considerata un’artista senza eguali, un’eccellenza, un talento irrinunciabile. È bastata un’esibizione che non fosse all’altezza della prima, per fare di lei l’emblema della nostra discografia in rovina, dell’appiattimento del bello, della mancanza di talento.

Ma si tratta di una ragazza di vent’anni, colpevole di un talento acerbo, di una storia personale delicata (strumentalizzata ad hoc perché è pur sempre di uno show che si tratta), di un’aspettativa non soddisfatta. Ma il web è il pubblico, senz’altro quello più negligente e superficiale, quello che punta lo sguardo al televisiore e le dita sulla tastiera, per digitare un tweet prima che lo faccia qualcun altro. Ché il tempo non è denaro, non più; il tempo è like e retweet.

Foto di Rita Bellanza da xfactor.sky.it

Foto di Rita Bellanza da xfactor.sky.it

Non è una condanna alla rete, la mia; men che meno ai social network. È del loro cattivo uso che parlo. Parlo di quanto pericolosa sia la disattenzione, l’incuria, la convinzione di dover esprimere un giudizio a tutti i costi e in fretta, prima che il tempo sia scaduto, prima che un argomento sia diventato obsoleto, quindi anche il parere che lo riguarda. Persino argomentare sembra un’abitudine ormai in disuso, le posizioni sono diventate prese di posizione. E l’ironia? Ne esiste poca. Quella superstite lotta instancabilmente per prendere le distanze dalla cattiveria, che è ben altra cosa.

Insomma, il web, con il caso di Rita, dice molto poco della Bellanza, ma mostra (inconsapevolmente) tutte le proprie lacune. E la musica, ancora una volta, rischia di pagare il prezzo più alto, perché la rete è impegnata a creare fenomeni da combattere anzitempo. E il bello si confonde tra like e sondaggi, tra filtri e tweet. Perché ce n’è, di bellezza, ed è intatta. Pochi se ne curano, sono troppo impegnati a creare hashtag sensazionali per stroncare Rita Bellanza, la stessa ragazzina che, un mese fa, era considerata – a furor di popolo – la vincitrice annunciata di X Factor. Prima ancora che X Factor iniziasse. Prima ancora che Rita cantasse.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

1 comment

  1. Stefano 5 dicembre, 2017 at 09:49 Rispondi

    Il web ha indubbiamente un potere. Ed è un arma pazzesca. Ma credo che il web sia uno uno specchio che rifletta gli imput che gli vengono dati. Chi ha creato è distrutto il mito di Rita Bellanza? La redazione di xfactor. Trovo davvero ipocrita il discorso di Lavante. Ci ha incantati con Sally? Ma dove, ma perché? Qualsiasi musicista poteva sentire che quella esibizione era imbarazzante da un punto di vista tecnico. Timbro, intonazione…. Doveva essere fermata li. Ma l hanno voluta mandare avanti, perché avevano intuito che c era qualcosa in cui il pubblico si identificava. Rita Bellanza faceva vendere la trasmissione perché? Solita storia: vita difficile, emotività esasperata, grande fragilità. L immagine di tante adolescenti è giovani che in quella fragilità si sono riconosciute. Non dimentichiamo poi come la canzone Sally si leghi a tutto questo. Così Rita, una ragazza che forse doveva studiare un po’ prima di cantare, è diventata ciò che l Italia non aveva mai sentito. E così l hanno brutalmente ammazzata e non credo che la carriera si riprenderà. Io credo che il web sia una grande e spietata arena. Ma le vittime sacrificali vengono sapientemente scelte.

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