Il caso Asia Argento a #cartabianca: sull'opinionismo tv e le molestie sessuali in Italia

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Asia Argento e Vladimir Luxuria a #cartabianca

Asia Argento e Vladimir Luxuria a #cartabianca

Negli ultimi mesi tutto il mondo ha assistito alla caduta rovinosa di uno dei maggiori produttori cinematografici al mondo, il patron di Miramax Harvey Weinstein, per decine di casi di violenza sessuale. Ad oggi, le accuse di molestie non accennano a diminuire, e il dibattito continua senza sosta. Il Time ha addirittura deciso di dedicare il proprio titolo di Person of the Year al gruppo dei cosiddetti Silence Breakers, coloro che hanno voluto mostrare al mondo i segni delle proprie battaglie contro le violenze e farsi portavoce di un movimento di resistenza. Tutto il mondo ne sta parlando, centinaia di migliaia di persone si schierano con le vittime e applaudono il loro coraggio, la forza di aver denunciato quelle parole e quei gesti degradanti e umilianti per la loro condizione di donne (e uomini).

Nel nostro Paese è esploso il caso Asia Argento, una tra le numerose vittime di Weinstein che, ho tristemente constatato, nonostante venga da molti appoggiata nella sua battaglia, viene processata e additata da molti altri, guardata con diffidenza, non creduta perché ha denunciato l’accaduto molti anni dopo. Non si tratta soltanto di utenti anonimi (o quasi) sui social media, ma molto spesso di altri personaggi dello spettacolo che rilasciano dichiarazioni in diretta televisiva. È il caso di #cartabianca su Rai Tre, per citare un esempio recente, dove la Argento si è scontrata verbalmente con Vladimir Luxuria, che la accusava di aver inizialmente acconsentito al rapporto con Weinstein per poi ritrattare in seguito. L’entità di una violenza sessuale viene così ridotta a una semplice questione di interessi, dove la Argento, all’epoca ventenne, avrebbe dovuto semplicemente «dire di no», perchè è troppo comodo «svegliarsi ora».

Tutto questo spinge a una riflessione non solo sul suo caso in particolare, ma sulla visione della donna in generale in Italia. Non che negli altri Paesi non esista il sessismo, non fraintendetemi, ma per quanto riguarda il nostro, si tratta di una mentalità estremamente radicata che si palesa potentissima in situazioni come questa. Abbiamo avuto molti altri esempi imbarazzanti di evidente sessismo in televisione, ma quando ci si affaccia sul tema della molestia non lo si può ridurre a un mero argomento di dibattito da salotto tv, dove ognuno può esprimere la propria opinione al riguardo come gli pare e piace.

Non ci si può dimenticare che si sta parlando di persone (non solo donne ovviamente, ma quando si tratta di noi il discrimine appare ancora più evidente) che hanno subito degli abusi, fisici e psicologici. Domandare a chi ha sofferto una violenza sessuale perché non abbia denunciato prima, sottendendo un atteggiamento di diffidenza e che abbia dei secondi fini nel raccontare ora la sua storia, significa innescare un meccanismo che colpevolizza la vittima al posto del carnefice.

In foto, Asia Argento

In foto, Asia Argento

È lo stesso identico approccio che si assume quando a una ragazza che viene stuprata per strada si chiede come fosse vestita, se indossasse la minigonna, perché fosse in giro da sola di notte. L’attenzione viene spostata da chi compie l’atto di violenza a chi lo subisce nel peggiore dei modi, addossando in qualche modo la responsabilità alla vittima.

Per questo motivo, a mio avviso, il dibattito sul tema non può essere affrontato nei termini del talk show televisivo, alla ricerca della battaglia delle opinioni, dove chiunque può “dire la sua” al riguardo. Nel caso specifico della puntata di #cartabianca, poi, è ancora più amaro sentir pronunciare accuse di opportunismo da parte di una donna transgender, simbolo di una minoranza da sempre discriminata. Come ha sottolineato Andrea Scanzi, giornalista de Il Fatto Quotidiano, in puntata:

Asia Argento o non Asia Argento, questa poteva essere un’occasione straordinaria per attirare l’attenzione su un tema drammatico, che è quello dell’esercizio della violenza da parte di uomini di potere che vogliono favori quasi sempre sessuali. […] Invece l’Italia, rispetto al resto dell’Europa e del mondo, ha fatto la solita figura, provinciale, meschina, sessista, maschilista. Questa la trovo una grande occasione sprecata.

Vladimir Luxuria si è poi scusata per il suo intervento accusatorio in una lettera aperta pubblicata sulla sua pagina Facebook, alla quale la Argento ha risposto accettando di voltare pagina sulla vicenda, anche in seguito ai pesanti insulti transfobici rivolti alla Luxuria in seguito alla messa in onda del programma.

Al di là del caso specifico, è fondamentale accendere il dibattito su questi temi, senza dubbio, ma è necessario farlo nei giusti termini, senza ridurlo a uno scontro di opinioni sulla pelle degli altri. Erigersi a giudici non avendo conosciuto (per fortuna) la violenza sessuale da vicino non può contribuire a un dibattito sano sull’argomento, ma solo fomentare discussioni sterili su chi ha ragione e chi torto, senza muovere di un millimetro un sistema di credenze sociali che quasi giustifica questo tipo di abusi. Non importa se dopo giorni, mesi o anni, se le storie escono, dobbiamo essere pronti a riceverle.

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Giada Origlia

Giada Origlia

Milanese, aspirante cantautrice e giornalista, appassionata di cinema, serie tv, lingue e, ovviamente, buona musica. Non sa se nella vita scriverà canzoni o reportage, ma si augura tutte e due le cose.

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