Dark: il paradosso del tempo

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Immagine tratta da Dark, serie originale Netflix

Immagine tratta da Dark, serie originale Netflix

La divisione tra passato, presente e futuro è solo un’ostinata illusione.

Così si apre Dark, la prima serie tedesca originale Netflix, un colto incontro tra Twin Peaks, Stranger Things e Lost. Una serie che unisce la passione per la suspence con quella per la scienza.

Siamo a Winden, una piccola cittadina tedesca, dove troviamo: una foresta, una centrale nucleare e tanti abitanti pieni di segreti. L’apparente quiete del luogo viene scossa dalla misteriosa scomparsa di un bambino e da un inspiegabile suicidio. L’occhio dello spettatore viene subito proiettato su due piani cronologici (che poi scopriremo essere tre), il 2019 e il 1986.  Tutto quello che è successo, succederà ancora.

Ci sono vari personaggi di spicco, il giovane Jonas e il poliziotto Ulrich, ma non esiste una voce narrante, un punto di vista univoco. Dark è la voce di una moltitudine, una città che parla. Il vero protagonista è senz’altro il Tempo. Infatti nella piccola cittadina esiste un passaggio capace di catapultarti in diverse epoche, tutte con uno scarto di trentatré anni, ma come è possibile?


Papà, la domanda non è “come”, ma “quando”.


Il Tempo è sempre stato un tema discusso nelle storia della letteratura e della filosofia, ma tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento tutto cambia. S’insinua nel sentire comune un nuovo termine: “quarta dimensione”, ma cos’è?

Howard Hinton nel 1882 scrive che il tempo e lo spazio sono soltanto illusioni della visione del mondo a tre dimensioni, visione della quale ci dobbiamo spogliare. Gaston de Pawlowski è il secondo che affronta il tema, pubblica Viaggio nel paese della quarta dimensione. Il narratore racconta dei suoi viaggi nel futuro, resi possibili dalla quarta dimensione, una sorta di stato trascendentale che annulla spazio e tempo e dove tutto è compresente. Un testo totalmente all’avanguardia che anticipa temi attuali come la biomeccanica o la dittatura della scienza.

Tutto ciò culmina nella teoria della relatività di Einstein del 1905: il fisico spiega che in un sistema che si muove a velocità prossima a quella della luce la distanza aumenta (a velocità costante) mentre il tempo si dilata. Ma cosa vuol dire? Il concetto viene semplificato nel così detto “paradosso dei gemelli”. Quindi ci ricolleghiamo con la citazione iniziale: il tempo non è assoluto, è soggettivo.

Dark centralizza questo tema così complicato, cercando di scardinare il senso comune di linearità e proponendo una teoria relativa. Il Tempo diventa il soggetto da dominare nell’eterna lotta tra bene e male, attraverso scene lente e dettagli nascosti, inquadrature precise e musiche inquietanti.

Un’idea ben studiata, un filo narrativo che va seguito passo passo, con un finale aperto. La seconda stagione riuscirà a reggere il confronto?

About author

Alice Sagrati

Alice Sagrati

Carbonara, Peroni e libri pesantissimi. Ho un brutto rapporto con lo scorrere del tempo e con le persone autoritarie. Non conosco quasi niente, sogno quasi tutto. 20 anni, studentessa di Storia Dell’Arte.

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