Das Kaffeehaus e l'attualità settecentesca

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Il cast di Das Kaffeehaus © Simone Di Luca

Il cast di Das Kaffeehaus © foto di Simone Di Luca

Das Kaffeehaus di Rainer Werner Fassbinder arriva al Rossetti di Trieste fino al 3 dicembre, per poi partire in tournée in tutta Italia. Basato su una delle commedie più importanti di Carlo Goldoni, La bottega del caffè, lo spettacolo di Fassbinder è stato ricreato e diretto da Veronica Cruciani, con la traduzione di Renato Giordano.

Si accendono le luci e si è subito colpiti dai costumi colorati e dai gesti eccentrici dei personaggi sulla scena, che danzano nelle loro maschere e si distribuiscono sul palco. Ma, dopo questo incipit coinvolgente, l’azione vera e propria comincia all’albeggiare di un nuovo giorno su Venezia, richiamata di continuo dal rumore dell’acqua in movimento. La città, nel periodo del Carnevale, è lo sfondo di tutta una serie di vicende che inizialmente lasciano lo spettatore un po’ confuso, ma che pian piano chiariscono ogni dubbio. I personaggi, interpretati da un cast di tutto rispetto, si intrecciano tra loro in una serie di relazioni che rende la trama sempre più appassionante e che fanno attendere col fiato sospeso la conclusione della narrazione.

Una narrazione che non tradisce la commedia originale di Goldoni, riprendendone i toni cupi e il cinismo dilagante. L’opera, che Fassbinder aveva realizzato nel ’69, è concretamente attualizzata dalla Cruciani che, oltre a delinearne gli aspetti più significativi, riesce a inserire nuovi elementi tipici della modernità senza distaccarsi da tutta quella serie di meccanismi umani che non conoscono epoca.

È interessante il modo in cui, uscendo di scena, i personaggi entrano a far parte della scenografia stessa. Immobili, sullo sfondo, di nuovo nelle loro maschere, subiscono il lento cambiamento delle luci e dei toni, prima ironici, poi più seri, talvolta tristi. Uno spettacolo ricco di elementi originali, coinvolgente e mai scontato.

Senza voler anticipare troppo a chi non conosce la commedia goldoniana, la conclusione della vicenda regala spunti interessanti per una riflessione che si inserisce perfettamente nella società in cui viviamo oggi, anche dopo anni e anni dalla stesura della commedia originale.

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Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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