Sanremo 2018, il cast: un ibrido tra Fazio, Conti e O’Scià

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Sanremo 2018, il cast: un ibrido tra Fazio, Conti e O’Scià

Sanremo 2018, il cast: un ibrido tra Fazio, Conti e O’Scià

Siamo alla vigilia della sessantottesima edizione del Festival della Canzone Italiana e i giochi sono fatti, i nomi dei venti big, che a febbraio saliranno sul palco del teatro Ariston di Sanremo, sono stati resi noti. Ricordate i cast sinistroidi e radical chic di Fabio Fazio? E quelli nazionalpopolari e di facile consenso di Carlo Conti? Ecco, il conduttore e direttore artistico del Festival 2018, Claudio Baglioni, ha deciso di tentare un incrocio tra i due, aggiungendo, però, un elemento nuovo (o vecchio, dipende dai punti di vista): O’Scià.

O’ Scià è stato un festival, ideato dallo stesso Baglioni, che si è svolto sull’isola di Lampedusa dal 2003 al 2012 e che, negli anni, ha coinvolto centinaia di artisti del panorama della musica leggera italiana: una festa a cadenza annuale, un momento d’incontro e di condivisione, in cui la musica non è mai stata una gara né un accessorio dello spettacolo, ma la protagonista indiscussa. Lo spirito di O’Scià sembra rivivere nel Sanremo targato Baglioni, basti pensare che ha abolito le eliminazioni: tutti gli artisti arriveranno alla serata finale di sabato 10 febbraio e, durante il terzo appuntamento della kermesse, riproporranno il proprio brano in duetto con un ospite. Ma non è finita qui: è vero, il numero dei big in gara è pari a venti, ma quello dei cantanti che saliranno sul palco è nettamente superiore: tra duetti inaspettati, terzetti sorprendenti e gruppi, all’Ariston arriveranno quasi quaranta artisti.

A Sanremo 2018, reunion e addii mai avvenuti

In foto, Elio e le storie tese, in gara col brano Arrivedorci

In foto, Elio e le storie tese, in gara col brano Arrivedorci

Insomma, il cast di Baglioni promette qualità e umilia la gara, sdogana l’indie e offre un’importante occasione alle nuove leve del cantautorato italiano, non dimentica il passato, non disegna il pop e propone, come anticipato poc’anzi, dei duetti assolutamente inediti e interessanti. Ma è il caso di andare con ordine. Iniziamo da una clamorosa rivelazione: i Pooh non si sono mai sciolti. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, infatti, dopo la tiepida accoglienza del loro album in duo, Insieme, parteciperanno al Festival con Il segreto del tempo. Ma non è finita qui: dalla grande famiglia dei Pooh, arriva anche Red Canzian con Ognuno ha il suo racconto. Mancano soltanto Battaglia e D’Orazio in giuria e Francesco Facchinetti a vendere pop corn fuori dall’Ariston, poi ci sarebbero davvero tutti.

A proposito di addii annunciati e mai avvenuti (o soltanto rimandati), ecco che all’Ariston si presentano Elio e le storie tese, che – con la loro Arrivedorci – promettono ironia e irriverenza. Che si tratti davvero degli ultimi fuochi, oppure un buon piazzamento nelle classifiche di vendita li farà desistere dalla decisione di abbandonare le scene, a scapito di quanto annunciato pochi mesi fa?

A proposito ancora di gruppi, dopo la reunion, avvenuta all’incirca un anno fa, l’uscita del disco Noblesse Oblige e una tournée in giro per l’Italia, a Sanremo si presentano i Decibel, che canteranno Lettera dal duca. Ma non è finita: c’è ancora un altro gruppo nel cast di Sanremo, si tratta de Le Vibrazioni. Dopo il successo nella prima metà degli anni 2000 e il tentativo (mai del tutto convincente, a dire il vero) di Francesco Sarcina di affrancarsi dalla band, rieccoli insieme. Canteranno Così sbagliato.

In foto, la band The Kolors. A Sanremo canteranno per la prima volta in italiano col brano Frida

In foto, la band The Kolors. A Sanremo canteranno per la prima volta in italiano col brano Frida

No, non è finita. All’Ariston arriveranno persino The Kolors, che avevano detto che non avrebbero mai cantato in italiano. Di fatto, il sonoro flop di You, l’ultimo album della band, non ha lasciato loro molta scelta. Dopo la vittoria ad Amici e i fasti degli esordi, l’inaspettato insuccesso del disco li ha costretti a retrocedere rispetto alla decisione presa e, così, a febbraio canteranno Frida.

Questa è l’altra faccia del talent: il successo, che arriva prepotente, inebria, stordisce e poi si scansa, non guarda in faccia nessuno e fa una moria di giovani. Che sia l’occasione giusta per (ri)conquistare il pubblico? Di fatto, The Kolors sono degli esordienti, non perché non abbiano mai partecipato a Sanremo, ma perché non hanno mai cantato in italiano. Il pubblico si troverà di fronte degli artisti sconosciuti, staremo a vedere cosa ne penserà.

Un altro gruppo sorprendente è Lo Stato Sociale, una band indie, che a Sanremo proporrà Una vita in vacanza. Credo siano perfettamente consapevoli del rischio che corrono, il loro fare sarcastico e sfrontato di certo li aiuterà. Se penso che un considerevole numero di commentatori seriali li ha stroncati durante la loro ultima partecipazione al concerto del Primo Maggio, criticando ferocemente la loro attitudine alla musica, decisamente poco pop e poco (o per niente) popolare, non so come possano sopravvivere all’Ariston. Ma confido nel loro talento, nella loro intelligenza e nel loro genio. Confido meno nel pubblico, lo ammetto. Chi s’aspetta il belcanto, una struttura del brano standard e un atteggiamento accogliente, forse è meglio che cambi canale durante la loro esibizione.

Sanremo 2018: i duetti (e terzetti) inaspettati

Veniamo, adesso, ai duetti. Sono tanti, inaspettati e di grande qualità, a partire dal primo, quello composto da Enzo Avitabile e Peppe Servillo, che insieme canteranno Il coraggio di ogni giorno. Se per Avitabile è la prima volta, Servillo torna a Sanremo dopo diciotto anni dalla vittoria del 2000, quando – al fianco dei suoi Avion Travel – cantò Sentimento. Tocca poi a Diodato, cantautore di rara delicatezza, reduce da un disco di imponente bellezza, Cosa siamo diventati. Diodato canterà Adesso e sarà accompagnato da Roy Paci.

E poi ci sono Ermal Meta e Fabrizio Moro, la strana coppia, due cantautori diversi ma complementari, due penne delicate e viscerali, potenti e intense. Anche l’anno scorso avevano partecipato al Festival, il primo si era classificato terzo, surclassato da Fiorella Mannoia e da Gabbani (diciamolo pure, il pubblico italiano è sensibile ai sensazionalismi, anche quando si tratta di un uomo mascherato da scimmia), Moro, invece, soltanto settimo. Quest’anno canteranno Non mi avete fatto niente. Che sia la volta buona che vincano? Di certo lo meritano.

Non un uno, ma due artisti di spicco al fianco di una delle signore della canzone italiana, Ornella Vanoni. Accanto a lei, infatti, ci saranno Bungaro e Pacifico, due cantautori di grande classe e raffinatezza. Le premesse sono eccellenti. Il terzetto proporrà Imparare ad amarsi. Con Passame er sale, a Sanremo torna Luca Barbarossa, dopo la trascurabile Fino in fondo di pochi anni fa. E se Ron, veterano del Festival, propone Almeno pensami, Mario Biondi arriva in gara per la prima volta e canta Rivederti.

Adesso tocca a tre cantautori. Il primo è Max Gazzè, artista poliedrico e geniale, ironico, arguto e sorprendente. Lui, del Festival, non ha certamente bisogno, ma di – tanto in tanto – torna a nobilitarlo con la sua arte in costante evoluzione. Propone La leggenda di Cristalda e Pizzomunno e si conferma un cantautore capace di coniugare un vocabolario raffinato (ma mai lezioso) con suoni pop, il pubblico che apprezza la buona musica d’autore con quello che cerca l’immediatezza.

In foto, Giovanni Caccamo, all'Ariston per la terza volta con il brano Eterno

In foto, Giovanni Caccamo, all’Ariston per la terza volta con il brano Eterno

Baglioni ha arruolato altri due giovani cantautori: il primo è Giovanni Caccamo, che salirà sul palco dell’Ariston per la terza volta, con il brano Eterno. Giovanni, penna delicata e elegante, non è mai riuscito a conquistare definitivamente il pubblico, che sia questa la volta buona? E poi c’è Renzo Rubino, che torna con Custodire. Reduce da Il gelato dopo il mare, un disco poetico e sognante, Rubino torna al Festival dopo quattro anni e mi auguro sia l’occasione giusta per dimostrare il suo talento e la sua sensibilità rara.

Ma veniamo alle donne; poche, quest’anno, a dire il vero. La prima è Nina Zilli, che torna a Sanremo dopo il pensate flop di Modern Art, il suo ultimo disco di inediti, pubblicato il primo settembre. La Zilli, nonostante il buon successo di Mi hai fatto fare tardi, non è riuscita a convincere il pubblico con l’uscita dell’album, quindi adesso tenta di risollevarne le sorti proponendo Senza appartenere. E poi c’è Annalisa, che di Sanremo, in sette anni di carriera, ne ha già fatti tre. A febbraio salirà sul palco dell’Ariston per la quarta volta. Vocalmente impeccabile, la Scarrone non è ancora riuscita a imporre la propria personalità artistica, negli anni ha cambiato volto, sonorità, produttori, autori e direzioni, senza mai convincere il pubblico. Quest’anno canterà Il mondo prima di te e tenterà di imporsi una volta per tutte.

E, infine, a chiudere la rosa dei venti artisti che parteciperanno al Festival targato Baglioni, ecco Noemi. La rossa cantante romana parteciperà a Sanremo per la quinta volta e proporrà Non smettere mai di cercarmi. Dopo la pubblicazione dei brani Autunno e I miei rimedi, ecco il terzo tassello che comporrà il suo nuovo album di inediti.

Questi i venti big che parteciperanno a Sanremo. Cosa c’è da aspettarsi? Le premesse sono buone, il cast riesce a soddisfare palati diversi e apparentemente inconciliabili. Non è certamente quello di Fazio, non è nemmeno quello più furbo e cattura-ascolti di Conti (perché Conti, di fatto, è un uomo di televisione e s’è visto). È un cast ricco e variegato, distinto ma non d’elite. Che Sanremo torni a essere una festa, dopo che – negli ultimi anni – è diventato un gioco al massacro più simile a un talent show che a una kermesse canora? Lo spero. Perché la frase più ricorrente dei conduttori è «Quest’anno la protagonista sarà la musica». Baglioni non l’ha (ancora) detto, ma ha già fatto più di tutti quelli che hanno promesso di riportare la musica al centro dell’attenzione.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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