Sopravvivere alla solitudine, tra letteratura e poesia

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Dettaglio de La felicità di vivere da soli, un'illustrazione di Yaoyao Ma Van As

Dettaglio de La felicità di vivere da soli, un’illustrazione di Yaoyao Ma Van As

Che dipenda da noi, dagli altri, dalla sfortuna o da circostanze anomale, la solitudine è una sensazione che bene o male abbiamo provato tutti. La maggior parte delle volte riconosco che si tratta di un’esperienza spiacevole, spesso opprimente, ma ci sono dei piccoli pensieri che ogni tanto aiuta formulare. Una riflessione che ad esempio riesce sempre a confortarmi è che, per quanto nella mia insignificante vita di tutti i giorni magari stia affrontando problemi che mi sembrano insormontabili, chissà quante altre persone sparse per il mondo staranno affrontando le stesse identiche problematiche. Quanti si sentiranno abbandonati dagli amici, messi da parte, incapaci di relazionarsi con le persone o semplicemente desiderosi di interrompere qualsiasi contatto umano per un periodo più o meno lungo. Per quanto soli nelle nostre piccole realtà, insomma, nessuno di noi lo è mai davvero.

Altro supporto può essere fornito da produzioni cinematografiche, poetiche, letterarie. Quante volte ci è capitato di guardare un film o leggere un libro e fermarci per un attimo a pensare “Ecco, mi sento esattamente così!”. La verità è che nessuno di noi sperimenta mai veramente qualcosa di nuovo, tutto quello che proviamo e che a volte ci fa sentire incompresi, insomma, ha quasi sicuramente sempre fatto parte della storia umana. Probabilmente nella Roma Imperiale o nell’epoca Vittoriana c’erano decine di individui disorientati, che si sentivano fuori posto o isolati come succede a noi oggi. Allo stesso modo, registi, produttori, scrittori e poeti (alcuni più di altri) possiedono la capacità di incanalare determinate sensazioni e fare in modo che risultino in produzioni dense di personaggi con i quali è possibile identificarsi.

Basti pensare a Cosimo Piovasco di Rondò, il Barone Rampante di Calvino, che fino alla fine si rifiutò di scendere dai suoi alberi. Nonostante riconosca che le relazioni con altre persone, l’amore, la famiglia, siano componenti fondamentali nella vita di ognuno, allo stesso tempo capisce che “Vivendo per proprio conto capita più spesso di vedere l’altra faccia della gente, quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada” e soprattutto “Riuscì, pur stando solo, a sentirsi sempre dalla parte del prossimo”. Cosimo ci insegna quindi che la solitudine può avere dei lati positivi e sta a noi decidere in che modo incanalarla, sfruttarla. In una lettera scritta a Lucilio, Seneca suggerisce invece uno dei vantaggi della solitudine, ovvero il “non affidarsi ad altri e quindi di non temere i delatori”, suggerendo quindi che più ci intratteniamo con noi stessi e meno corriamo il rischio di, per dirla in chiave moderna, rimanere fregati.

Anche nel campo della poesia gli esempi che è possibile citare sono molteplici. C’era Petrarca, che preferiva allontanarsi dagli altri per ricercare pace e tranquillità, in nome di un amore che non voleva giustificare con troppe persone. Voltaire scriveva che “la più felice di tutte le vite è una solitudine affollata”, suggerendo forse che sperimentare delle pause non esclude necessariamente le relazioni sociali dalle nostre vite. Secondo Quasimodo, invece, sulla Terra siamo praticamente tutti soli e “trafitti da un raggio di sole”. Questa riflessione mi ricorda sempre che è vero, essenzialmente l’unica persona che sarà sempre con noi siamo proprio noi. È importante che impariamo a prenderci cura di noi stessi in qualunque situazione e ciò non vuol dire assolutamente che dobbiamo fare a meno degli altri, solo che è vitale (nonché di grande aiuto) riuscire a bastarsi.

Insomma, andate al cinema da soli, salite su un treno solo per visitare la Feltrinelli di una stazione, andate al mare, iniziate a studiare una nuova lingua, cancellate finalmente qualche titolo da quella lista di film che vi siete ripromessi di guardare! Le possibilità sono davvero tante e, per non farci mancare niente, concludo con una delle poesie di Ungaretti più inerenti sia al tema che al periodo: Natale.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

About author

Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

21 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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