Wonder: standing ovation alle battaglie vissute con gentilezza [ANTEPRIMA]

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Owen Wilson, Jacob Tremblay, Izabela Vidovic e Julia Roberts in Wonder, di Stephen Chbosky. Foto di Dale Robinette

Owen Wilson, Jacob Tremblay, Izabela Vidovic e Julia Roberts in Wonder, di Stephen Chbosky. Foto di Dale Robinette

Se ogni singola persona presente in questa sala assumesse come regola quella di cercare, ovunque si trovi e ogni volta ne abbia la possibilità, di comportarsi in modo un po’ più gentile del necessario, allora il mondo sarebbe davvero un posto migliore.

Wonder è la tenera e commovente pellicola scritta e diretta dal regista del cult Noi Siamo Infinito Stephen ChBosky, trasposizione cinematografica del bestseller omonimo di R.J. Palacio. Wonder è stato prodotto da Lionsgate, Mandeville Films, insieme a Walden Media e Participant Media. Ha come protagonisti gli attori: Owen Wilson, Julia Roberts, Izabella Vidovic, Sonia Braga, Daveed Diggs, Ali Liebert ed il piccolo talento Jacob Tremblay.

August Pullman (Jacob Tremblay), soprannominato dalla sua famiglia “Auggie“, è nato con una malattia piuttosto difficile da spiegare che lo rende esteticamente diverso in volto. Ha passato la sua infanzia a casa, venendo educato dalla mamma (Julia Roberts), ma arriva il momento anche per lui di uscire allo scoperto e iniziare le scuole medie in un istituto pubblico, come accade a tutti i ragazzi della sua età.

Wonder assale il cuore dello spettatore già nell’incipit del film con pochissime immagini essenziali, riscaldate dalla voice over del piccolo Tremblay che durante un intenso rallenti, mentre saltella travestito da astronauta, spiega ai suoi spettatori cosa stanno per vedere e quanto quello che vedranno li lascerà confusi o forse persino impauriti. Auggie ha una voce tenera e quando la macchina da presa lo presenta al mondo attraverso il riflesso della finestra nella sua cameretta, si può intuire come il regista abbia cercato di far arrivare sin dalle prime sequenze un’istantanea della sua poetica. Il piccolo protagonista ha un viso sfigurato che lo rende apparentemente un mostro quasi come il piccolo Yoda della saga Star Wars, oppure Chewbecca. È la storia di un ragazzo speciale: non tutti i ragazzi vogliono volare alto nella loro vita e solo chi sin da bambino si è cimentato in questo desiderio può farcela anche nelle difficoltà, rendendosi unico.

Jacob Tremblay nel ruolo di Auggie in Wonder, di Stephen Chbosky

Jacob Tremblay nel ruolo di Auggie in Wonder, di Stephen Chbosky

Siate gentili, quindi, e cercate di capirlo. Questa sembra essere la parabola che accompagna la storia di Wonder, una storia in cui non mancano le sfumature della vita del piccolo protagonista, la vita anche della sorella maggiore, abituata ad essere posta in secondo piano, senza più l’appoggio della cara nonna ormai scomparsa o della sua migliore amica Amanda.

La vita scolastica vede al centro della trama un ruolo importante che forse ha voluto esortare i professionisti del ruolo a ritrovare quella fede che sembra essere svanita da tempo. La scuola di Auggie ha infatti insegnanti curiosi e comprensivi, con dei precetti, concetto quest’ultimo fondamentale per gran parte della storia. Wonder però mostra anche cosa difficilmente cambia nella società e lo fa mettendo a nudo anche, in una sola piccola scena, la vita di genitori, vittime ignare di un mondo troppo egoista e limitato per guardare oltre il loro apparente bell’aspetto.

Auggie verrà accettato dai suoi compagni? Troverà un amico o degli amici che lo accetteranno per quel che è? Il regista pone dei dubbi che troveranno nel corso del film, anche se con difficoltà e molta tenerezza, un responso positivo, grazie all’appoggio di radici salde come quelle della famiglia Pullman. Nate e Isabel (Wilson e Roberts) sono una coppia ben collaudata sul set e molto realistica nelle emozioni che hanno saputo far loro.

La famiglia Pullman è un sostegno speciale che il regista regala a tutti i genitori, emozionando sotto vari punti di vista, quello dei piccoli e dei grandi. È speciale l’interpretazione di Julia Roberts nei panni della mamma Isabel: il suo volto sembra infatti essere tornato umano e non lo si vedeva così dai tempi di Nemiche Amiche, movie-drama diretto nel 1998 da Chris Columbus e interpretato insieme all’attrice Susan Sarandon.

Il tema del bullismo viene costantemente toccato dal regista, esortando chiunque vedrà la pellicola a cercare di capire cosa significhi diventare “cattivi individui per il futuro”. Wonder è letteralmente una “pacca sulla spalla” che colpisce chi è già grande e chi ha solo iniziato a vivere da poco.

Jacob Tremblay e Julia Roberts in Wonder, di Stephen Chbosky

Jacob Tremblay e Julia Roberts in Wonder, di Stephen Chbosky

Dopo Noi Siamo Infinito, Chbosky non delude le aspettative. Wonder è un momento di riflessione speciale nella routine che assale la quotidianità e non permette talvolta di riflettere su cosa sia veramente importante nel nostro modo di vivere o di considerare il rapporto con gli altri. Nonostante la tematica della deformazione facciale sia difficile da trattare perchè controversa, il regista è riuscito insieme all’autore dell’opera letteraria a coinvolgere persino i bambini e le famiglie della Children’s Craniofacial Association (CCA).

Riesce a mescolare bene umorismo e dolore, comicità e sprezzante dolore. Stephen Chbosky mostra spesso piccole gag mentali di Auggie (come i personaggi ufficiali di Guerre Stellari che vagano per i corridoi della scuola, o la tuta da astronauta con la quale il piccolo August si nasconde, sognando di volare libero in assenza di gravità). La collaborazione comica e spontanea, inoltre, di Owen Wilson ricorda che all’occorrenza bisogna sempre saper sdrammatizzare.

“All’esterno possono sembrare diversi, ma dentro hanno gli stessi tuoi sentimenti. Non ha importanza come appari, ma chi sei. Immagina un mondo senza bulli”. Assolutamente da vedere e far vedere ai ragazzi, adulti di un domani, possibilmente migliore.

About author

Silvia Pompi

Silvia Pompi

Nasce a Roma negli anni '90 in un giorno di primavera all'ora del caffè post-abbuffata. Cresce in compagnia di Kinder Cereali, pizzette rosse, succhi di pera, il cane Wendy e le VHS horror. La Casa di Sam Raimi sarà la principale causa della sua infatuazione per il cinema. All'università si specializza in Cinema e produzione multimediale. Durante i cinque anni accademici diventa una web radio speaker. Crede fermamente nelle avventure e in quella vocina che tutti chiamano coscienza, ma che lei chiama volontà. "Yes, I can do it".

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