Cara Catherine, molestare non è una libertà

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Catherine Deneuve, firmataria della lettera pubblicata su Le Monde dal titolo Difendiamo la libertà di importunarci, indispensabile alla libertà sessuale

Catherine Deneuve, firmataria della lettera pubblicata su Le Monde dal titolo Difendiamo la libertà di importunarci, indispensabile alla libertà sessuale

Negli ultimi giorni si sono diffuse così tante polemiche che per un po’ mi sono detta che essendo uno dei miei buoni propositi del 2018 arrabbiarmi di meno, sarebbe stato poco raccomandabile sedermi alla scrivania e buttare giù un articolo di risposta. Purtroppo non mi è stato possibile resistere più a lungo di qualche giorno, complici i commenti di svariati personaggi che hanno contribuito a convincermi del fatto che se il prezzo da pagare per spargere un po’ di buon senso è arrabbiarsi, ben venga.

La polemica di cui voglio parlare oggi è quella scaturita dalla lettera di Catherine Deneuve, attrice francese e ambasciatrice dell’UNESCO, pubblicata dal quotidiano Le Monde. Il titolo dello scritto è Nous défendons une liberté d’importuner, indispensable à la liberté sexuelle e si presenta come una presa di posizione contro il nuovo “puritanesimo” scaturito a seguito degli scandali legati a Hollywood. In particolar modo si pone come denuncia nei confronti della presunta “caccia alle streghe” iniziata nei confronti degli uomini da quando il caso Weinstein è diventato di pubblico dominio.

Catherine pone una premessa importante: lo stupro è un reato. Ottimo, su questo non si discute. Il problema è che dopo si dilunga nella spiegazione di una sorta di diritto implicito che dovrebbe essere riconosciuto agli uomini, ossia quello di sedurci, non importa se in maniera insistente o maldestra: la galanteria non è da considerarsi un’aggressione né tanto meno un crimine. Insomma lo scandalo delle molestie sessuali di Hollywood in qualche modo minerebbe la sacrosanta libertà sessuale di uomini e donne, l’hashtag #MeToo, attraverso il quale migliaia di donne hanno potuto finalmente essere libere di raccontare le proprie esperienze e sentirsi accomunate da episodi tristemente simili, avrebbe dato il via a una vera e propria condanna pubblica di qualunque individuo di sesso maschile voglia provare a corteggiare una donna.

Molti uomini sono stati costretti a dimettersi, hanno perso il lavoro a causa di «una giustizia sbrigativa, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose intime in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi con connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente».

Dunque, procediamo con un’analisi razionale. Prima di tutto, perché come termine da accostare a “libertà” è stato scelto proprio “importunare“? Perché non “corteggiare” o “lusingare”? Catherine ha optato per un vocabolo che come sinonimi ha: infastidire, disturbare, tormentare, assillare, molestare. In secondo luogo, poiché si sta parlando di fare la corte a una donna, perché sottolineare che lo stupro è un reato? Se il discorso che si sta facendo è messo su un piano completamente opposto rispetto a quello delle molestie sessuali, perché tirare in ballo lo stupro?

Ma, più di ogni altra cosa, voglio analizzare questa parte: «La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana». Quello che Catherine ci sta dicendo, con il tono di chi non vuole esprimere la propria opinione ma piuttosto insegnarla, instillarla, è che le donne stanno esagerando. Sì, ci saranno anche stati stupri e molestie, ricatti sessuali, sconosciuti che in fila per il caffè o in metropolitana ci hanno toccato senza consenso, uomini che per strada hanno fatto commenti, allusioni, magari ci hanno seguite, hanno insistito per sapere dove stessimo andando o dove abitiamo: Tutto questo può anche succedere, perché protestare per qualcosa che non sia grave quanto uno stupro va a minare una presunta libertà sessuale, nonché il sacrosanto diritto degli uomini di importunarci. Gli uomini hanno il diritto di infastidirci, non importa se in modo maldestro (che è un termine carino usato al posto di molesto), le donne devono smetterla di lamentarsi se qualcuno sul posto di lavoro prova a baciarle, toccarle, metterle a disagio.

C’è una cosa che odio più di chi sminuisce coloro che trovano il coraggio di denunciare (e, attenzione, non stiamo parlando solo di donne) ed è chi lo fa mettendo in scena una presa in giro, come se chi protesta non avesse capito niente, avesse frainteso, fosse parte del problema, addirittura minasse la libertà altrui. Questo ha detto Catherine, che le donne che denunciano le molestie sessuali stanno minando la libertà degli uomini.

Spero vivamente che un giorno le persone riescano a comprendere una cosa semplicissima: chi denuncia una molestia (ma anche chi sommariamente possiede qualche neurone) conosce bene la differenza tra stupro e approccio poco gradito (il quale, essendo appunto non gradito, è comunque passibile di denuncia). Vorrei tanto poter spiegare a Catherine e a tutti quelli che la sostengono che il problema è di chi si sente minacciato da una donna pronta a protestare in caso le si faccia qualcosa che la mette a disagio, non il contrario. Mai il contrario.


Fonti:
1. Catherine Deneuve: "Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci" su Repubblica.it

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

21 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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