Il nuovo viaggio di Francesca Michielin: 2640

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Francesca Michielin in una foto di Letizia Ragno

Francesca Michielin in una foto di Letizia Ragno

In questi giorni pieni di nuova musica d’ascoltare torna Francesca Michielin con 2640. Cosa significheranno questi numeri? Probabilmente sarà la domanda che più le è stata fatta nell’ultimo periodo e che riceverà ancora; semplicemente si tratta dell’altitudine di Bogotà, una città che l’ha sempre ispirata e in cui avrebbe voluto scappare mesi fa, ma si è trovata in studio a scrivere e registrare il nuovo disco e non è più uscita da lì.

Anche 2640 è prodotto da Michele Canova, ma si allontana da tutto ciò che solitamente passa per le sue mani, e di questo dobbiamo essere contenti. Ci sono mille sonorità, molta cura e non si cade mai nel banale. La cosa bella di Francesca è che, nonostante la timidezza di una normale ventiduenne, nelle sue canzoni lascia una parte di sé, pezzi di vita e c’è sempre una verità senza filtri, senza sovrastrutture. Troviamo la sua famiglia, la sua città, amori, incontri, sofferenza, rabbia, grinta, viaggi. Il disco, infatti, si basa su tre cose fondamentali per l’artista: comunicare, immaginare, ascoltare. Sono una sorta di filo conduttore tra i vari brani.

L’album si apre proprio con Comunicare, pezzo che ricorda un po’ il Jovanotti dei vecchi tempi e che sicuramente è stata parte dell’ispirazione di Francesca. Un brano diretto, d’impatto, è sicuramente il manifesto di 2640. Segue Bolivia, con un ritmo travolgente, in cui si ha voglia di cambiamento, in cui si parla di coscienza collettiva, di agire nel proprio piccolo.

Francesca Michielin in una foto di Letizia Ragno

Francesca Michielin in una foto di Letizia Ragno

«Sono canzoni nate da varie esperienze di vita vissuta e vari incontri»[1].

Uno di questi incontri fondamentali è stato con Calcutta, con cui ha scritto Io Non Abito Al Mare, La Serie B e a sei mani, con Cosmo, Tapioca. Testi in cui emergono animi e pensieri contrastanti. In Tapioca fondamentalmente si parla del legame con la sua città, Bassano del Grappa, in cui ha respirato un’aria multiculturale, frequentando persone di varia provenienza, conoscendole, ed è una cosa che porta con se ancora oggi. Francesca ha voluto inserire il ritornello in lingua ghanese, cantato da una sua amica.

«Si tratta di una canzone popolare, di lode e ringraziamento per tutte le cose»[2].

Altro incontro in questo disco è con Tommaso Paradiso, che le regala E se c’era….

Vulcano, Lava, Due Galassie e Tropicale sono i pezzi con un sound più energico, giovanile. Scusa Se Non Ho Gli Occhi Azzurri e Alonso sono due ballad sincere, tristi, che riflettono su quanto spesso sia difficile amare ma soprattutto quanto è complicato farsi capire e ascoltare dagli altri, riuscire a farsi volere bene.

Noleggiami Ancora Un Film ha un mood nostalgico: PlayStation 1, Walkman, Blur, l’infanzia e l’adolescenza, generazioni che cambiano.

Disco vario, innovativo, quasi come se fosse viaggio immaginario che ti lascia a bocca aperta, ti porta tra le nuvole, ti fa abbassare il finestrino dell’auto e ti fa cantare a voce alta.


Fonti:
1. Francesca Michielin e il nuovo disco: "2640, il mio viaggio immaginario" su Messaggero TV
2. 2640: Francesca Michielin racconta il suo nuovo album. Intervista su Ritratti di Note

About author

Loredana Desiato

Loredana Desiato

Da sempre appassionata dell’arte, del cinema, del giornalismo e sopratutto della fotografia. Ho iniziato a scattare all’età di 15 anni e da allora non ho più smesso. Amo viaggiare e amo raccontare attraverso i miei scatti, mi affascina l’idea di riuscire ad intrappolare emozioni per sempre.

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