Il caso Larry Nassar e Barracuda Aquilina

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In foto, Rosemarie Aquilina, la giudice che ha emesso la condanna di 175 anni ai danni di Larry Nassar

In foto, Rosemarie Aquilina, la giudice che ha emesso la condanna di 175 anni ai danni di Larry Nassar

Larry Nassar, ex medico della Nazionale statunitense di ginnastica, è stato accusato di abusi sessuali da più di 100 atlete e in un primo momento è stato condannato a sessant’anni di reclusione anche per pornografia infantile. Le accuse sono iniziate nel 2016 e da allora più di un centinaio di donne, per la maggior parte ginnaste, si sono fatte avanti e hanno dichiarato di essere state abusate sessualmente da una persona nella quale avevano riposto la loro fiducia. Stiamo parlando di campionesse olimpiche come Simone Biles, Gabby Douglas, McKayla Maroney, Alexandra Raisman e di molte altre ragazze ferite, deluse, un tempo spaventate ma ora più coraggiose che mai.

Vorrei parlare però anche di lei, il giudice del processo a carico di Nassar, Rosemarie Aquilina. Grazie a lei, a tutte le ragazze abusate è stato concesso di essere ascoltate in aula sia dall’imputato che da tutta la corte. Ognuna di loro ha potuto finalmente confrontarsi con l’uomo che credeva di poter contare sulla paura e sulla vergogna, a ognuna di loro è stato riconosciuto il diritto di essere ascoltate. Non è qualcosa che capita spesso, soprattutto nei processi che hanno come oggetto casi di molestie e stupro. Un esempio tristemente noto è il processo di Brock Turner, ex atleta della Stanford University, il quale abusò sessualmente di una ragazza in stato di incoscienza. Fu condannato a soli sei mesi di reclusione, che poi diventarono tre, e il giudice espresse la sua preoccupazione sull’impatto che una condanna più lunga avrebbe potuto avere su un ragazzo tanto giovane.

La vittima, che in tribunale aveva presentato una lettera per descrivere l’impatto che l’intera vicenda aveva avuto sulla sua vita, citò alcune delle domande che le erano state fatte in aula. Le erano stati chiesti il suo peso, cosa avesse mangiato quella sera, chi avesse preparato la cena, chi l’avesse accompagnata alla festa, con chi avesse messaggiato quella sera, quando fosse andata in bagno, dove fosse andata in bagno, con chi fosse andata in bagno, se avesse un ragazzo, se facesse sesso con il suo ragazzo, di che colore fosse il cardigan che indossava, se lo indossava prima di essere violentata. Ecco perché Rosemarie Aquilina ha fatto qualcosa di estremamente  importante, di estremamente necessario. Qualcosa che forse capiterebbe più spesso se ci fosse un maggior numero di donne a occupare posizioni di potere.

Megan Ginter e Katherine Gordon testimoniano durante il processo a Larry Nassar. Foto di Emma Winowiecki, per Michigan Radio

Megan Ginter e Katherine Gordon testimoniano durante il processo a Larry Nassar. Foto di Emma Winowiecki, per Michigan Radio

Nassar è stato condannato a 175 anni. Rosemarie ha dichiarato che è stato un onore, nonché un privilegio emettere la sentenza. Ha aggiunto che gli abusi, andati avanti senza che lui avesse mai fatto niente per controllarsi o risolvere i suoi problemi (le molestie sono state perpetrate per circa venticinque anni), hanno fatto di Nassar una persona che non meriterebbe più di mettere piede fuori da una prigione. La lettera presentata dall’imputato, nella quale ha tentato di dipingersi come vittima di un circo mediatico, è stata messa da parte con sguardo inflessibile. Le ragazze molestate possono ora andare avanti con la consapevolezza che giustizia è stata fatta e, soprattutto, che le loro voci sono state ascoltate. Senza limiti di tempo, senza restrizioni, senza limitazioni.

D’altra parte, il background del giudice Aquilina, riportato su Vanity Fair, è un chiaro indicatore del tipo di rigore con cui Nassar ha avuto a che fare: “Pare porti stivali da cowboy sotto il vestito, insegna al Michigan State University College of Law e alla Thomas M. Cooley Law School, ha scritto romanzi gialli, condotto un programma radio di consigli legali sulla famiglia e servito per vent’anni nella guardia nazionale del Michigan, il Jag, la procura militare, prima donna dello stato. Come la chiamavano? Barracuda Aquilina”.

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

21 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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