Loving Vincent: una commovente celebrazione

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Loving Vincent, di Dorota Kobiela e Hugh Welchman

Loving Vincent, di Dorota Kobiela e Hugh Welchman

Loving Vincent è il primo lungometraggio della storia a essere stato interamente dipinto a olio, fotogramma per fotogramma: un’impresa che ha richiesto il coinvolgimento e la partecipazione di più di cento artisti da ogni parte del mondo. La produzione racconta ovviamente la storia del noto pittore olandese Vincent Van Gogh e lo fa in modo talmente originale, commovente e visivamente indimenticabile che non era proprio possibile evitare il successo ottenuto nelle sale cinematografiche.

Il protagonista della pellicola è Armand Roulin (Douglas Booth), figlio di dirigente postale che gli affida una lettera di Vincent, ormai morto, da recapitare a suo fratello Theo. Armand affronterà quindi un viaggio che lo metterà in contatto con i luoghi e le persone ritratte da Van Gogh e, allo stesso tempo, questo itinerario lo aiuterà a conoscere più a fondo la vita tormentata, i dolori, le speranze e i sentimenti dell’artista.

I registi Dorota Kobiela e Hugh Welchman hanno deciso di raccontare la vita di Van Gogh attraverso i suoi quadri, un’intuizione che si è rivelata vincente su tutti i fronti: i 65.000 fotogrammi, infatti, permettono di vivere un’esperienza cinematografica del tutto nuova e originale, oltre che affascinante. Sono state riportate in vita opere come Terrazza del caffè la sera, Campo di grano con volo di corvi, Notte stellata sul Rodano, La chiesa di Auvers, Vecchio che soffre e La Mousmé seduta, il tutto con la partecipazione di un cast che prevede anche Saoirse Ronan (nel ruolo di Margaret Gachet), Eleanor Tomlinson (Adeline Ravoux) e Jerome Flynn (il dottor Gachet).

Ritratti dal film Loving Vincent

Ritratti dal film Loving Vincent

Loving Vincent, la stessa espressione che l’artista utilizzava per congedarsi nelle lunghe lettere scritte al fratello, non è un semplice racconto biografico, è composto invece da una moltitudine di significati. È un viaggio, una riflessione, un’opera d’arte, una celebrazione, una produzione cinematografica, una testimonianza e al tempo stesso un bellissimo omaggio. Tra le tante cose che ho amato di questa pellicola, un posto speciale è riservato al modo in cui è stata sottolineata una delle qualità più dolci e commoventi di Van Gogh, ovvero il fatto che per lui nulla fosse tanto insignificante da non meritare di essere notato, rappresentato, apprezzato. Per lui non esisteva dettaglio troppo piccolo o inutile: la natura, gli animali, i fiori, le persone, un certo tipo di luce, la pioggia, il cibo, erano tutte cose a cui dedicava spontaneamente la sua attenzione.

Un altro degli aspetti su cui il film si sofferma è, ovviamente, il sentimento di solitudine e inadeguatezza che lo ha accompagnato per quasi l’interezza della sua vita. È stato emozionante assistere a qualcosa che non fosse il solito film sulla vita solitaria di un artista, bensì una raccolta quasi realistica di testimonianze di personaggi a cui è stata finalmente data la possibilità di raccontare la propria versione di uno degli artisti che più hanno influenzato l’arte del XX secolo.

Così come Armand, anche io mi sono chiesta come fosse possibile passare dall’essere finalmente quasi totalmente sereni a volersi suicidare in sole sei settimane, ma inutile specificare che si tratta di un mistero di cui non è più possibile venire a capo. Quello che però so per certo è che se Vincent fosse stato qui, o se in qualche modo gli fosse stata data la possibilità di assistere alle sale piene di persone sedute lì ad ammirare i suoi quadri e la sua vita, si sarebbe sentito profondamente commosso e avrebbe finalmente realizzato che uno dei suoi desideri più grandi, ovvero quello di sentirsi apprezzato e di poter comunicare attraverso i suoi dipinti, si è ormai più che pienamente realizzato.

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

21 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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