Perché ai giovani non importa della politica?

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Due giovani polacchi durante una manifestazione politica

Due giovani polacchi durante una manifestazione politica

Sappiamo con certezza che il 4 marzo 2018 gli italiani andranno a votare per le prossime elezioni amministrative e la campagna elettorale è già iniziata da un pezzo. Nonostante il dibattito impazzi su Internet, sui giornali e su tutte le televisioni, è un dato di fatto che gran parte delle nuove generazioni non ha una minima idea su tali tematiche, né se ne interessi più di tanto.

Ma è troppo facile farne un altro dei motivi per criticare “i giovani d’oggi” e tutte le loro abitudini. È difficile, piuttosto, porsi il problema, cercare di capire perché questo fenomeno sia sempre più dilagante e provare ad affrontarlo. Perché, in fin dei conti, anche i giovani (me compresa) vengono governati da chi vince le elezioni e prima lo capiscono meglio è.

Va da sé che comprendere le dinamiche basilari degli organi dello Stato sia fondamentale per avere anche solo un minimo di idea politica di base. Purtroppo, però, nel sistema d’istruzione medio certi argomenti vengono affrontati in maniera estremamente superficiale o non vengono nemmeno sfiorati. L’istituzione scolastica è uno dei primi luoghi in cui si apprendono le regole della convivenza civile, anche e soprattutto per via diretta. Gli orari, i ritmi, la permanenza fissa con i coetanei per diverse ore sono tutte componenti che vanno a costruire il comportamento di ogni individuo all’interno di un gruppo sociale. In pratica, su piccola scala, lo stesso identico discorso della convivenza in una società, alla cui base sta la politica.


Per esercitare il proprio potere di cittadino attraverso il voto, serve sapere che cosa il proprio contributo andrà a significare nel contesto del sistema istituzionale. In parole povere, per giocare è necessario conoscere le regole del gioco.


Per esercitare il proprio potere di cittadino attraverso il voto, serve sapere che cosa il proprio contributo andrà a significare nel contesto del sistema istituzionale. In parole povere, per giocare è necessario conoscere le regole del gioco. La scuola dovrebbe essere uno dei primi luoghi in cui il cittadino apprende, appunto, quali sono queste regole. Ovvero: come funziona il Parlamento, come si divide, che poteri ha il Presidente della Repubblica e quali invece il Presidente del Consiglio, ad esempio. Affidare uno strumento come quello del voto a un individuo che non ne conosce le implicazioni risulta perfettamente inutile, oppure estremamente dannoso.

Allo stesso modo, senza una conoscenza di base dei processi politici risulta difficile arrivare a capire delle dinamiche ancora più complesse nello stesso contesto. Per questo motivo, meno se ne sa a livello fondamentale, più risulta difficile capire, più ci si sforza e meno risultati si hanno. Di conseguenza, è facile comprendere come mai molti decidano di non interessarsene direttamente perché “tanto non ne capiscono niente”. Ciò non significa ovviamente giustificare questo fenomeno, ma solo cercare di inquadrarlo per provare a risolvere il problema di fondo, senza troppe pretese.

Anche fornendo tutti gli strumenti necessari, non è detto che la tendenza si invertirà e tutta la nuova generazione inizierà ad avere delle idee politiche su basi solide e coerenti. Però, è ovvio che senza nemmeno un tentativo di ovviare al problema non si andrà comunque da nessuna parte. Un po’ retorico, è vero, ma fondamentalmente la politica stessa in una società democratica è (o dovrebbe essere) espressione del volere del popolo. È difficile acquisire le facoltà per capirne fino in fondo i processi, ma riflettere sulle dinamiche e provare a capire perché sono importanti è comunque un primo passo.

Finché non ci si interroga un minimo sul proprio ruolo e non ci si rende conto che tutto ciò a cui siamo esposti ogni giorno è controllato dalla politica, non la si vedrà mai come qualcosa a cui prendere parte. Finché non si riconoscerà che, alla luce di ciò che è successo nel corso degli anni, certe dinamiche che ancora oggi si verificano sono pericolose, si continuerà a delegare il proprio diritto di cittadino ad altri. Ma finché non si proverà anche solo un minimo a capire perché il disinteresse nei confronti della politica è così diffuso, il meccanismo andrà avanti sempre uguale.

Retorico ancora, mi scuso, ma alla fine di retorica stiamo parlando.

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Giada Origlia

Giada Origlia

Milanese, aspirante cantautrice e giornalista, appassionata di cinema, serie tv, lingue e, ovviamente, buona musica. Non sa se nella vita scriverà canzoni o reportage, ma si augura tutte e due le cose.

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