Ritratti di parole #03 – Anomalie imprevedibili

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Ritratti di parole #03. Disegno di Anna Ambrosi (IG @anna.bma)

Ritratti di parole #03. Disegno di Anna Ambrosi (IG @anna.bma)

Gli autobus sono luoghi nei quali la gente tende a comportarsi secondo schemi altamente abitudinari: la maggior parte di coloro che salgono a bordo di un urbano fissa ciò che sta oltre i finestrini oppure appiccica lo sguardo al cellulare. Gli amici scambiano qualche parola, gli indaffarati proseguono la chiamata che avevano cominciato ancor prima di salire, i torvi teppistelli degli ultimi posti scrutano gli altri passeggeri, le anziane si salutano, le ragazzine del liceo strillano come se chiunque dovesse partecipare alle loro disgrazie e le coppie, in silenzio, intrecciano le dita delle loro mani mentre attendono di arrivare a destinazione.

Fortunatamente, questo palinsesto tanto immobile viene talvolta scosso da singolari anomalie: a chi non balza il cuore in gola, quando i famigerati controllori varcano le porte? Persino chi ha con sé il proprio abbonamento non riesce a evitare di soccombere all’irrazionale quanto animalesco istinto della paura!

Che accade, però, quando gli stessi controllori sono costretti a delle anomalie?

Berretto da baseball rosso, cappotto scuro, jeans d’un azzurro molto chiaro, comode scarpe da ginnastica e lo zaino accanto a sé: è un ragazzo di origini africane che siede con sguardo sicuro tra gli ultimi posti. Il controllore – uomo corpulento, il viso solcato soltanto da un paio d’occhiali e dal pizzetto sottile – lo raggiunge. La domanda è la solita.

I’m a student…”, risponde il ragazzo.
“Il biglietto, per piacere!”
I’m a student!
“Che? Studente? Tu studi?”
I’m a student!
Senti amme, studente: il biglietto lo devi pagare. Avanti, dov’è?”, dice il controllore, facendosi aggressivo e tradendo le proprie origini meridionali.
I don’t understand. Do you want anything to buy?”, replica tranquillo il ragazzo, che comincia a infilare le mani nel proprio zaino.
“No, no, no, no: non vojo niente! Dai, dammi i documenti.”
What? I’m a student! I need to use this bus!
“Po-li-zia? Chist lo capisc’? Dammi i documenti! Hai dei documenti?”

Il ragazzo, notando il volto ormai paonazzo del controllore, infila una mano in tasca.

“Ah! Finalmente! Adesso ci siamo capiti, eh!?”, esclama il controllore con tono infastidito, ma sollevato.

Il ragazzo gli porge una tessera: è l’abbonamento. L’abbonamento perfettamente in regola. Il giovane scoppia a ridere, coinvolgendo anche gli altri passeggeri.

“Mannaggia atte, mannaggia! Non ci posso credere! Quanto tempo m’hai fatto perdere!”, sbotta il controllore, sorridente e stupito. Appioppa un’amichevole pacca sulla spalla del giovane, che continua a sghignazzare, e prosegue il proprio ufficio, consapevole del fatto che variabili così imprevedibili sono rarità che frastagliano piacevolmente la routine.

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Francesco Formigari

Francesco Formigari

Ai gentili curiosi. Carissimi, Francesco Formigari non s'acchiappa né s'ingabbia, ma si nasconde tra le virgole e gli spazi che con pazienza ammucchia. Vi saluta con affetto.

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