Sanremo 2018, la pagella dei testi

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Sanremo 2018, la pagella dei testi © Parte del discorso

Sanremo 2018, la pagella dei testi © Parte del discorso

La sessantottesima edizione del Festival della Canzone Italiana è alle porte. Venti sono i big che si sfideranno sul palco dell’Ariston dal 6 al 10 febbraio. È tempo, quindi, di pagelle. E di elogi e ammonizioni. Ma niente bocciature, stavolta. È un Festival tiepido, quello di quest’anno: nessun testo è realmente brutto; nessuno (a parte qualche sporadica eccezione) è degno di nota. In attesa che inizi la gara, ecco le parole che ascolteremo.

ANNALISA, Il mondo prima di te – Annalisa torna a Sanremo per la quarta volta e, per la seconda consecutiva, è co-autrice del brano in gara. Canta Il mondo prima di te, un pezzo dalle venature malinconiche, che racconta la fine di un amore e la sofferta rinascita che segue. Si tratta di un testo semplice, immediato, con qualche frase da conservare (“Siamo due radici che si dividono per ricominciare a crescere”) e qualche altra da dimenticare (“E poi ci toglieremo i vestiti per poter volare più vicino al sole”). Che sia (finalmente) la volta buona per Annalisa, che si mette in gioco per l’ennesima volta e per l’ennesima volta giura di aver trovato la propria direzione? Vedremo, intanto il testo è sufficiente. VOTO: 6

DECIBEL, Lettera dal duca – Hanno debuttato a Sanremo nel 1980 con Contessa e quest’anno, a distanza di quasi quattro decenni, tornano con Lettera dal duca. I Decibel hanno attraversato la scena musicale italiana con un piglio rock di matrice anglosassone, hanno messo a soqquadro i canoni della nostra canzone e, quest’anno, con Lettera dal duca tirano le somme e raccontano un uomo nuovo, forgiato dall’esperienza e consapevole di voler prendere le distanze da ciò che non gli appartiene più (“Io non capisco più certe meschinità / le misere mediocrità / io vivo un’altra dimensione”). VOTO: 6

DIODATO e ROY PACI, Adesso – Diodato torna a Sanremo a quattro anni di distanza dal suo debutto, era il 2014 e cantava Babilonia, brano che gli ha permesso di conquistare il secondo posto nella categoria Nuove proposte. Per Roy Paci, invece, si tratta della prima partecipazione. Adesso parla di vita, dell’indispensabile necessità di sentirsi ed essere parte del presente, invita a non lasciarsi distrarre e a non rimandare la coscienza di ciò che si è. In apertura, il testo parla di cellulari e tastiere da mettere da parte, per lasciare spazio alla vita reale, alla bellezza del cielo e delle parole. Ma è soltanto dopo che la penna di Diodato si fa riconoscibile e potente (“E dici che accetteremo mai di invecchiare / cambiare per forza la prospettiva / senza inseguire una vita intera / l’ombra codarda di un’alternativa”). Il ritornello è il chiaro manifesto della canzone (“Capire che adesso è tutto ciò che avremo”). VOTO: 7

ELIO E LE STORIE TESE, Arrivedorci  – La loro storia, certamente unica del suo genere, ha “una fine drastica, leggermente comica”, come recita il testo di Arrivedorci, brano con cui Elio e le storie tese saluteranno il pubblico e chiuderanno la loro lunga storia insieme. Si annuncia un pezzo ironico, scanzonato, con un filo sottile di malinconia mascherata da sarcasmo (“Una storia unica / una carriera artistica dolcemente stitica / ma elogiata dalla critica”). Arrivedorci è un viaggio a ritroso che racconta, in modo del tutto spiazzante, le loro origini, le loro peculiarità e l’imminente finale (“Siamo al tramonto / siamo ai titoli di coda”). Che sia davvero la fine? Staremo a vedere. Vogliono arrivare ultimi, dicono, ma corrono il rischio di salire sul podio. VOTO: 7+

ENZO AVITABILE e PEPPE SERVILLO, Il coraggio di ogni giorno – Enzo Avitabile approda a Sanremo per la prima volta in gara. Ad accompagnarlo c’è Peppe Servillo che, al contrario, è già salito sul palco dell’Ariston e ha vinto (era il 2000 e, insieme agli Avion Travel, cantava Sentimento). Il coraggio di ogni giorno, oltre a portare la firma di Avitabile, vede tra gli autori anche Pacifico (in gara al fianco di Ornella Vanoni e Bungaro). Il brano parla agli umili e degli umili (“Questa è la mia storia / anni come pietre / che scorrono veloci / nel mio sangue rapido”). Il coraggio di ogni giorno non è altro che la voglia di riscatto, che nasce dalla necessità di sentirsi parte del mondo, mai un suo scarto. VOTO: 6

ERMAL META e FABRIZIO MORO, Non mi avete fatto niente – È assai complicato parlare di terrorismo, paura e incertezza senza incappare in un cliché. Lo è ancora di più se gli autori del brano sono Fabrizio Moro ed Ermal Meta, due penne intense e profondamente riconoscibili, che hanno deciso di unire due stili diversi e (apparentemente) inconciliabili e cantare un brano che non si limita ad affrontare un tema di scottante attualità, ma che propone una soluzione, che è quella di non abbassare la faccia di fronte alla paura. Non mi avete fatto niente ha un testo intelligente, rispettoso, non ruffiano, fatto di immagini concrete, forti, a volte taglienti. Parla di dolore e speranza, di destini mortificati e altri da salvaguardare, perché il terrore, al pari di una guerra, non faccia altre vittime (“C’è chi si fa la croce / e chi prega sui tappeti / le chiese e le moschee / l’Imàm e tutti i preti / ingressi separati della stessa casa”). Ottimo testo. VOTO: 8

GIOVANNI CACCAMO, Eterno – Reduce dal primo posto nella categoria Nuove proposte con il brano Ritornerò da te e dal terzo posto tra i big, due anni fa, con Via da qui, Giovanni Caccamo torna a Sanremo in cerca della sua consacrazione. E lo fa con Eterno, un brano d’altri tempi, elegante e sognante. Giovanni parla d’amore senza esitazione, inciampa – involontariamente – in qualche luogo comune e racconta la sensazione di pace che lo avvolge (“Sento che in questo momento / qualcosa di strano, qualcosa di eterno / mi tiene la mano / e tutte le pagine di questa vita / le ho tra le dita”). A fare la differenza, sarà la sua interpretazione. Il testo è quasi sufficiente. VOTO: 5,5

LE VIBRAZIONI, Così sbagliato – Dopo un periodo da solista, culminato con una partecipazione al Festival di Sanremo nel 2014, Francesco Sarcina è di nuova la voce de Le Vibrazioni. Un ritorno importante, il loro, maturo, consapevole e sincero. Ecco l’aggettivo che voglio usare per raccontare Così sbagliato, il brano con cui torneranno sul palco dell’Ariston: sincero. Si tratta di un testo pieno di consapevolezza, di autenticità, di voglia di mettersi a nudo, correndo il rischio di mostrarsi fragile e frangibile. Così sbagliato è la storia di un uomo che ha deciso di chiedere aiuto, che non si compiace di quel che è ma vuole imparare a migliorarsi (“La mia abilità di farmi male / quando mi sento figlio e sono un padre”). Un buon ritorno, il loro. VOTO: 7+

LO STATO SOCIALE, Una vita in vacanza – Ed ecco la quota indie del Festival di Sanremo targato Baglioni: Lo Stato Sociale arriva all’Ariston per la prima volta e canta Una vita in vacanza, un brano soltanto apparentemente disimpegnato e leggero, che scava e scova tutte le difficoltà di una generazione che insegue un mestiere e sopporta il peso di dover trovare una collocazione a tutti i costi. Lo Stato Sociale ipotizza (forse utopicamente) una società in cui sia possibile non vivere il proprio lavoro come fosse un obbligo. Il brano si chiude così “Perché lo fai? / perché non te ne vai? / Vivere per lavorare / o lavorare per vivere / fare i soldi per non pensare / ridere per far male / fare pace per bombardare / partire per poi tornare”. Buono il debutto per la band bolognese. VOTO: 7,5

LUCA BARBAROSSA, Passame er sale – Luca Barbarossa partecipa al Festival per la nona volta e sceglie un brano in dialetto romanesco, Passame er sale, s’intitola. Ed è proprio di sale che sa questa canzone, quindi di vita vissuta, d’amore maturo, robusto o irrobustito dal tempo, dalla memoria, dal coraggio di non perdersi d’animo né di vista. Passami er sale racconta di una coppia che non ricorda più i fasti degli inizi, ma conosce bene il sapore della quotidianità, del rispetto, di un sentimento cresciuto e protetto dalla disattenzione. E poi parla di figli (“Pe’ ogni fijo amato e cresciuto n’avemo fatto de notti / mo li vedi anna’ in giro ner monno coi nostri occhi”). Un ritorno coraggioso e non furbo, quello di Barbarossa. Forse non conquisterà le radio, e di questo suppongo ne sia consapevole, ma attirerà a sé tanta bellezza. VOTO: 7+

MARIO BIONDI, Rivederti – Mario Biondi cede all’italiano e partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo. Propone Rivederti, un brano dal sapore antico, per questo senza tempo, che parla di ricordi, di assenze e di una speranza matura e disillusa, che chiede di compiersi nel presente (“Resta se puoi ma non fingiamo sia per sempre / Ora semmai viviamo oggi nel presente”). “Averti qui ha il sapore dell’eternità”, canta Biondi, che offre al pubblico un brano d’amore raffinato. VOTO: 6

MAX GAZZÈ, La leggenda di Cristalda e Pizzomunno – Max Gazzè, con la complicità e il talento indiscusso del fratello Francesco, non si limita a proporre un brano d’amore, ma qualcosa di più: La leggenda di Cristalda e Pizzomunno è una storia commovente e suggestiva, è il racconto di un amore ostacolato e per questo eterno, capace di sopravvivere al martirio della lontananza e alla crudeltà della morte. Gazzè, giunto al suo quinto Festival di Sanremo, si conferma un artista originale, non convenzionale, inafferrabile, perché scevro da qualsiasi definizione; un genio pop, capace di dare al cantautorato volti ed espressioni inediti. Non è certamente lui ad aver bisogno di Sanremo, ma è Sanremo ad aver bisogno della sua penna intelligente e coraggiosa, capace di non ripetersi mai uguale e di indagare sempre nuove forme di bellezza. VOTO: 8

NINA ZILLI, Senza appartenere – Nina Zilli torna a Sanremo dopo tre anni di assenza e un disco, Modern Art, che non ha riscosso il successo sperato. Tenta quindi di risollevarne le sorti proponendo Senza appartenere, un brano di cui è co-autrice. È di donne che parla. E in questo, a dire il vero, non vi è alcuna originalità. Eppure la Zilli racconta l’universo femminile in modo inusuale, a volte parlando in prima persona (“Volevo salvarmi, io / e poi perdonarmi / della vita che ho spaccato”), a volte restando in disparte a guardare le altre (“Donna sa volare mentre il cielo cade”); solo di rado resta intrappolata in qualche stereotipo (“Donna non si piace invece guarda quanto è bella”). La donna raccontata da Nina è consapevole, vuole appartenere a se stessa e vincere la rabbia che prova, senza però eludere le ferite che conserva. VOTO: 6+

NOEMI, Non smettere mai di cercarmi – È romantica e malinconica la Noemi di Non smettere mai di cercarmi. Il brano che propone al Festival, di cui è co-autrice, è la fotografia di un amore finito, di cui resta – prepotente – ogni ricordo. Non smettere mai di cercarmi scorre come una pellicola, racconta la nostalgia di un sentimento irrisolto, di una relazione finita anzitempo e per questo ancora sanguinante. Il testo è immediato, semplice ma non ovvio (“Tu che mi dici «ciao» ed io che quasi tremo”). E poi, quando il refrain esplode con i versi “Non smettere mai di cercarmi / dentro ogni cosa che vivi”, sembra di poter pregustare già l’intensità della voce di Noemi. L’interpretazione del brano, ne sono certo, farà la differenza. VOTO: 7

ORNELLA VANONI con BUNGARO e PACIFICO, Imparare ad amarsi – Ed ecco la signora della canzone italiana, Ornella Vanoni, che – accompagnata da Bungaro e Pacifico, autori del brano in gara – torna a Sanremo per l’ottava volta. Il pezzo, Imparare ad amarsi, scioglie alcune paure invalidanti e si fa manifesto di una consapevolezza necessaria: è fondamentale sapersi guardare alle spalle senza timore, perché non c’è altro modo per accogliere il presente (“Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita”). «Bisogna aver vissuto intensamente per cantare una canzone così», ha rivelato la Vanoni (intervista a TV Sorrisi e Canzoni del 30/01/18, ndr). E, a conti fatti, non tutti possono permettersi di dire “Hai preso dolcezza / da ogni dolore / conservo l’infanzia / la pratico ancora”. Imparare ad amarsi ha un testo nient’affatto pretenzioso, eppure racconta tante piccole ed essenziali verità. VOTO: 6,5

RED CANZIAN, Ognuno ha il suo racconto – Red Canzian partecipa alla sessantottesima edizione del Festival di Sanremo con un brano, Ognuno ha il suo racconto, che non è altro che un bilancio. Si tratta certamente di un pezzo maturo, consapevole, fitto di vita e di incontri, di delusioni e conferme (“Ne ho percorsi di chilometri / ne ho scampati di pericoli”). È un inno alla vita, al coraggio, alla bellezza della diversità (“Ognuno ha il suo racconto / perché ogni uomo ha il suo preciso istinto”). VOTO: 5,5

RENZO RUBINO, Custodire – Renzo Rubino ha una scrittura poetica e un vocabolario raffinato, l’ha dimostrato già nelle due precedenti partecipazioni al Festival di Sanremo (nel 2013 con Il postino e nel 2014 con Ora). Oggi torna con Custodire, che è un racconto intimo e profondo, che si snoda in un incedere di sensazioni e immagini vive e potenti (“Tu vestita d’innocenza / io carisma usato male / non poteva che sbocciare un cardo viola”). Racconta una storia che non gli appartiene, ma che ha subìto profondamente; il suo punto di vista è quello di un uomo che è ancora figlio e che porta i segni del suo dolore (“Per una volta parlatevi / e fatelo pianissimo”). “Puoi custodire l’affetto nell’insolenza”, canta Renzo nel ritornello e il risultato è un testo che esprime, con semplicità e delicatezza, le disarmonie della vita. VOTO: 7

ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI, Il segreto del tempo – Pacifico firma (anche) il brano di Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, che – archiviata l’esperienza lunga cinquant’anni con i Pooh – tornano in gara in due e tentano, in questo modo, di risollevare le sorti del loro album di inediti, Insieme, pubblicato pochi mesi fa. Si tratta (anche stavolta) di un brano maturo, che racconta una presa di coscienza che soltanto l’età e l’esperienza può dare. Il segreto del tempo dice che la vita si dà a chi si offre a essa, senza remore e senza paura. VOTO: 5,5

RON, Almeno pensami – Ron gareggia con un brano inedito di Lucio Dalla, Almeno pensami, che ricorda Tu non mi basti mai. Immagini semplici, che diventano poetiche, pennellate di tenerezza e versi che richiamano innegabilmente la scrittura di Dalla, da sempre sognante e d’impatto (“Fossi morto tornerei / per vederla ogni mattina quando esce”). VOTO: 7

THE KOLORS, Frida (Mai, mai, mai) – The Kolors abbandonano l’inglese e partecipano al Festival di Sanremo con Frida, un brano che ha il compito gravoso di dare nuovo lustro alla carriera della band, vincitrice di Amici di Maria De Filippi, e da allora apparentemente inarrestabile. Gli autori di Frida sono Dario Faini, Alessandro Raina e Davide Petrella, tre penne giovani ma già affermate, che hanno confezionato un testo semplice, diretto e furbo, che saprà – ne sono certo – conquistare l’attenzione dei giovani e produrre hashtag a profusione. Il testo, tuttavia, non possiede alcun guizzo di originalità. VOTO: 5

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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