Un viaggio con incubo a Londra: Dylan Dog

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Dettaglio della copertina di Johnny Freak, numero 81 di Dylan Dog

Dettaglio della copertina di Johnny Freak, numero 81 di Dylan Dog

Nel momento in cui sto scrivendo, ho appena terminato di leggere il numero ottantotto del popolare fumetto Dylan Dog. Passione iniziata per puro caso circa un anno fa – “non credo sia il mio genere” – e sfociata ben presto in una dipendenza, i famosi fumetti targati Sergio Bonelli non possono mancare nella mia quotidianità, che si tratti di un viaggio in treno piuttosto che di una pausa relax. Essendo Dylan Dog un fumetto a uscita mensile, questo significa che in un anno ho letto la produzione di circa sette anni. Non a caso, infatti, sebbene sentissi l’urgenza e il desiderio di scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, sul famoso investigatore, ho aspettato di approfondire la mia conoscenza a riguardo.

Per chi ancora non lo conoscesse, Dylan Dog, accompagnato dall’immancabile assistente Groucho, è un investigatore dell’incubo, di fenomeni paradossali e inverosimili, tant’è che si è guadagnato dalla stampa il simpatico appellativo di ciarlatano. Le storie brevi sono adatte alle lettura in giornata, ma ogni episodio è diverso l’uno dall’altro, offrendo sempre un racconto nuovo, una prospettiva e una luce diversa, anche sullo stesso protagonista.

Ma il fatto che Dylan Dog si occupi di apparenti visioni di fantasmi o morti misteriose non significa che la soluzione del caso o dell’enigma sconfini sempre nel paranormale o nel fantascientifico. Anzi, quello che ne risalta è che molto spesso è proprio la realtà a superare il sogno, o meglio, l’incubo. Così succede che dietro a un evento dalle caratteristiche sovrannaturali si nasconda una spiegazione del tutto umana, mentre altri fatti non abbiano una reale logica e, anzi, lo stesso lettore rimanga sospeso tra la linea di confine che separa l’onirico e la realtà.

Dylan Dog e Groucho in Johnny Freak (#81)

Dylan Dog e Groucho in Johnny Freak (#81)

Tra le ragioni per cui non si può non adorare questo fumetto è di sicuro Groucho, il bizzarro assistente, autore di battute così improbabili da meritarsi l’appellativo di “grouchate“. Questo ci conduce al passo successivo: Dylan Dog è un fumetto autoironico. Anche nei momenti più bui riesce a strappare una risata, sdrammatizzando le situazioni cruenti.

Inoltre, mentre a volte capita che i fumetti siano considerati delle letture di serie inferiore rispetto ai libri, se non la causa dei mali che affliggono la società, Dylan Dog può forse essere classificato tra i fumetti horror, ma proprio per questo aiuta a prendere atto dell’esistenza dell’orrore e a riconoscerlo. Un albo come il numero ottantuno, Johnny Freak, rappresenta una sorta di “manifesto” sul complesso rapporto della società nei confronti della diversità, ancora una volta. Lo stesso si può dire del numero intitolato Doktor Terror, una sorta di omaggio al Maus di Art Spiegelman, in cui viene rivissuta la follia del nazismo e le rivendicazioni odierne, tema purtroppo ancora attuale. Di sicuro rappresentano alcuni dei numeri più attivi e impegnati in campo sociale-politico, scuotendo il lettore attraverso una forte e decisa critica verso la società.

Non so se una serie che ha visto l’alba ancora prima della mia nascita abbia tutt’ora qualcosa da dire o se, come sostengono in molti, abbia perso la sua straordinarietà. Quello che so per certo è che mi aspettano ancora un paio di anni in compagnia delle pazzesche avventure di Dylan Dog e Groucho. E si sa, i compagni di viaggio sono sempre speciali.

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

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