Annalisa, ma Bye Bye a chi?

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In foto, Annalisa durante lo shooting per la copertina di Bye Bye, il suo nuovo album

In foto, Annalisa durante lo shooting per la copertina di Bye Bye, il suo nuovo album

Ho pensato di iniziare scrivendo «Se vi aspettate di trovare la solita Annalisa, Bye Bye vi deluderà». Ma poi mi sono chiesto «Chi è la solita Annalisa?». Anzi, meglio ancora, «Esiste una “solita” Annalisa?». Ha una personalità artistica, che sia definita e riconoscibile, a cui rifarsi e da cui, in questo caso, prendere le distanze? Ecco tutto: non somiglia mai a se stessa, quindi non si sa mai a quale “se stessa” rifarsi. Ha cambiato tante facce, in appena otto anni di carriera. Ed è pur vero che il pop, per sua natura, è evoluzione. Però, perché un cambiamento esista, bisogna che abbia un punto di partenza da cui non prescindere mai.

Annalisa sembra non abbia una base solida ma che, incurante di ciò, stia (faticosamente) mettendo in piedi delle altezze. Il rischio è che le altezze crollino e che il pubblico, ancora una volta, non sappia chi sia. Cosa viene in mente alla gente, quando pensa ad Annalisa? Quale dei tanti volti che ha indossato esprime la sua essenza più autentica? Chi è, dunque? Quella che ad Amici di Maria De Filippi cantava Björk o quella che oggi duetta con Benji e Fede e propone hit elettropop? Quella che, prima di essere nota al grande pubblico, scriveva pezzi rock o quella che ha inciso un album (per gran parte) scritto e prodotto da Francesco Silvestre (leader dei Modà)? Quella vagamente retrò che cantava Mina o quella che partecipava al Festival di Sanremo da cantautrice, proponendo la raffinata Il diluvio universale? Quella che, timida e impacciata, cantava Non so ballare o l’avvenente pop star che balla nel videoclip di Direzione la vita?

Una cosa è certa: Bye Bye, il nuovo album della cantante ligure, pubblicato il 16 febbraio, in seguito alla sua quarta partecipazione a Sanremo, è ancor più disorientante, perché si tratta di un ulteriore cambio di rotta repentino e ingiustificato. Annalisa che – soli due anni fa – tentava di conquistare il pubblico con la già citata Il diluvio universale, mettendo in luce le sue doti autoriali e interpretative, in un pezzo tutt’altro che facile e immediato, oggi sembra arretrata a un’età poco più che adolescenziale e si presenta – sulla copertina di Bye Bye – con aria ammiccante, quasi di sfida, proponendo tredici potenziali hit.

Questo è, di fatto, il suo sesto album: una raccolta di brani dal ritmo martellante e festaiolo, che strizzano l’occhio alle radio e si apprestano a diventare possibili tormentoni già nei prossimi mesi. Il primo pensiero che ho fatto, dopo aver ascoltato il disco, è proprio questo: non è facile individuare quali possano essere i prossimi singoli estratti, proprio perché hanno tutti un tale appeal radiofonico da essere probabili successi.

Insomma, Michele Canova, produttore dell’album, sa il fatto suo, maneggia il pop con assoluta abilità (l’ha ampiamente dimostrato lavorando al fianco di Francesca Michielin, Marco Mengoni e Giorgia, tra gli altri) e sa come confezionare hit di successo. E questo, a dire il vero, non è necessariamente un male. Il problema di Bye Bye, tuttavia, è che si tratta di un album di Annalisa, che qui si eclissa del tutto, fino a restare soltanto una voce precisa e intonatissima al servizio di un disco che avrebbe potuto cantare chiunque, senza far sentire la sua mancanza.

Un post condiviso da ANNALISA (@naliannalisa) in data:

Tra gli autori dell’album ci sono Danti dei Two Fingerz, Raige, Tony Maiello e il compagno di etichetta Mr. Rain (con il quale Annalisa duetta in Un domani), Colapesce, che firma Ogni festa, e la stessa Annalisa. Ma persino i testi sembra abbiano subìto un’involuzione: appaiono semplicistici (e non semplici, che è ben altra cosa), ammiccanti, artefatti, svuotati di consistenza e prestati a motivetti appiccicosi.

Eppure l’album si apre con una premessa che fa ben sperare: la prima traccia è la title track Bye Bye, che – sebbene vestita di elettropop – esprime una consapevolezza importante (“È tutta la vita che prendo / gli appunti a matita / poi li cancello / poi mi reinvento / e ancora non è finita / quello che conta è il viaggio ma / quello che conta di più è sapere dove vai”). Premessa poi tradita dal contenuto del disco. Dove Annalisa sia diretta non è chiaro affatto e, a giudicare dal finale, la corsa è ancora aperta: l’ultima traccia è Dov’è che si va e qui canta “Metterò le scarpe quelle buone / questa volta devo correre come non ho corso mai”.

Credo sia evidente che di strada da fare ce ne sia ancora tanta. Le radio apprezzeranno Bye Bye, ma non saranno le sole, anche i giovanissimi (quelli che ascoltano la musica in streaming e su YouTube) ne verranno conquistati. Ma era questo ciò a cui ambiva Annalisa? Anni spesi a cercare una direzione e poi la soluzione è un disco anonimo, con le ore contate, che otterrà qualche certificazione dopo anni di magra? Cosa resterà di questo album, a parte una manciata di brani che finiranno in cima alla classifica dei tormentoni più trasmessi dalle radio? Azzardo una risposta: nulla. Ecco un’altra occasione mancata. Ecco un’altra (ottima) esecutrice che non sa che artista essere.

In conclusione, mi sorge spontanea una domanda: Annalisa, esattamente, a chi (o a cosa) dice Bye Bye? A quale volto, a quale disco, a quale passato dice addio? Anche stavolta ho la presunzione di conoscere la risposta: agli insuccessi (o ai successi tiepidi) del passato, perché Bye Bye, di fatto, è una fabbrica di dischi d’oro e di platino, che arriveranno puntuali. Ma, poi, ad attenderla ci sarà un nuovo inizio, l’ennesimo, e un salto nel vuoto da fare. Temo che questo disco non rappresenti la sua consacrazione, ma soltanto una boccata d’aria prima di cercare un’altra direzione. Sperando, ancora una volta, che sia quella giusta.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

1 comment

  1. Avatar
    Jonathan 26 febbraio, 2018 at 18:31 Rispondi

    Analisi spietata ma giusta: Annalisa ha grandi doti tecniche come cantante, ma non credo possa limitarsi a cantare roba per adolescenti…

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