Noemi ha fatto la sua parte (al meglio)

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In foto, Noemi, autrice dell'album La Luna

In foto, Noemi, autrice dell’album La Luna

Noemi è tornata. È tornata sul serio, stavolta, perché ha pubblicato un disco, La luna, che è vario ma centrato, ha tante facce, ma fa capo ad una sola anima, è moderno ma non ruffiano, pop e raffinato, sfaccettato nei suoni e non convenzionale nei testi. La luna è un album perfettamente a fuoco, come non succedeva da un po’, che non fatica a mettere in risalto il suo talento interpretativo e restituisce, al pubblico, un’artista che racconta tredici storie diverse con una personalità distinta, una maturità nuova e l’intensità di sempre.

È meno sprovveduta, la Noemi de La luna, ma non per questo meno autentica. Di certo è consapevole. Di aver imparato a gestire uno strumento imponente, ad esempio. Parlo della sua voce, che è spudoratamente soul, potente e ruvidissima, e corre un rischio, comune a tutti i timbri intensi e riconoscibili, ovvero quello di mettere in ombra le canzoni che canta. Ma, negli anni, ha schivato questo pericolo e ha saputo persino imporre le sue capacità interpretative sulle sue doti vocali.

All’interno de La luna, voce e interpretazione si fondono e mostrano, al pubblico, un talento duttile, adulto, cosciente. Non mi piace la definizione “disco della maturità”, la trovo limitante e pretenziosa. Al bando gli slogan, La luna è l’album di un’interprete che è diventata grande, che è perfettamente a proprio agio nella dimensione che ha raggiunto, che non è altro che la sintesi di un viaggio nel composito e (spesso) svalutato mondo del pop. Sì, perché il nuovo album di Noemi è prepotentemente pop, non conosce la pretesa di essere altro, ma sa bene come nobilitare il genere a cui appartiene, come cucire insieme – in chiave popolare – tredici suoni diversi. E così, dopo aver creato le due colonne portanti del disco, l’elettronica da una parte e il suono naturale dall’altra, Diego Calvetti, produttore dell’intero progetto discografico, ha saputo far coabitare in modo del tutto genuino il blues di Love Goodbye, il reggaeton di Bye Bye, il country di My Good Bad and Ugly.


La luna ha tante facce, ma il risultato non è affatto disorientante. Anzi, al contrario, terminato l’ascolto del disco, ogni pezzo si rivela complementare, se non necessario, a quello successivo


La luna ha tante facce, ma il risultato non è affatto disorientante. Anzi, al contrario, terminato l’ascolto del disco, ogni pezzo si rivela complementare, se non necessario, a quello successivo. Quello che è riuscita a fare Noemi, stavolta, è realizzare un progetto eterogeneo, ma non sfocato: da lontano, La luna è un puzzle di pezzi incastrati perfettamente, tanto da non avvertirne i contorni; da vicino, invece, ogni dettaglio ha un peso e una funzione. E funziona, perché c’è una visione d’insieme che dà, all’intero progetto, coerenza e respiro.

Questo, forse, è quello che è mancato a Cuore d’artista, il precedente disco della cantante romana: nove brani, quelli, che – sebbene offrissero un lampante esempio di poliedricità – restavano pezzi staccati, ottime partenze senza destinazione. Cuore d’artista appariva come una playlist senza un filo conduttore, non un progetto concluso. Prima ancora, invece, era stata la volta di Made in London, disco ispirato e internazionale, nelle intenzioni come negli arrangiamenti; ma quello era un concept album, aveva una direzione precisa, che ha seguito con ostinata coerenza, senza mai concedersi una distrazione.

La luna indossa (e non trascina) il peso della consapevolezza dei passi fatti, poteva essere il riassunto stanco di due album (ingiustamente) trascurati dal pubblico, invece riesce a essere qualcosa di più: non un riscatto o un ripiego, ma un disco intelligente, per niente furbo (sebbene Autunno, primo brano estratto, lo facesse presagire e temere), curato nei suoni come nei testi. Merito anche degli autori che Noemi ha scelto di avere accanto: al suo fianco, ci sono – tra gli altri – Giuseppe Anastasi, con la sua penna lieve e sognante, che ha scritto per lei L’attrazione (“La velocità con cui ti amo frega il tempo in cui ti perdo / quindi annulla la distanza, questo dice l’universo / io comunque mi son perso”); ci sono Emiliano Cecere e lo stesso Diego Calvetti, che hanno affrontato – in modo inusuale – il tema degli attacchi di panico nel brano Porcellana (“Ma il cuore mio lo so / è solo una puttana / e la mia testa fragile come la porcellana / che non scende mai per strada / e vive dei suoi sogni / che sono buchi neri e ci sprofondi”); c’è Gaetano Curreri che, affiancato dai giovani Gerardo Pulli e Piero Romitelli, ha prodotto la fresca e raffinata Oggi non esisto per nessuno (“Quasi quasi ti capisco / ma non riesco a stare calmo / come ghiaccio in un bicchiere / non sapevo stare in salvo”); c’è la scrittura cantautorale di Francesco Tricarico, che ha creato un pezzo che ricorda il primo Vasco, La luna storta (“Io penso che quando sogno immagino e non penso”); e poi c’è la stessa Noemi, che si concede la blueseggiante Love Goodbye (“E adesso vuoi fingere che / questa storia sia stretta in gola / tu con il tuo senso estetico / per l’infelicità”).

A conclusione del disco, c’è una cover di Lucio Dalla: si tratta di Domani, brano a cui Noemi offre un’interpretazione magistrale, potente ed emozionante.

La luna è l’immagine più precisa e diretta di un’interprete che, a quasi dieci anni dal suo esordio, ha trovato la propria dimensione in un disco che non soltanto esalta e combina la sua voce e le sue doti interpretative, ma realizza una commistione di generi e intenzioni in un progetto che risulta coerente e credibile. La luna di Noemi mostra tutte le sue facce e le sue fasi, è raffinata e scanzonata, diva e romantica, disperata e disillusa. È un disco al femminile che non ha la pretesa di esserlo, non si fa portavoce di un genere né di una generazione, ma esalta la bellezza, la fragilità, la determinazione di una donna consapevole di aver fatto la propria parte. Al meglio, stavolta.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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