Piccolo Cinema America: via da San Cosimato, si va nelle borgate

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Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

«Siamo qui oggi per annunciare che Piccolo Cinema America, da settembre a oggi, ha lavorato a un nuovo format culturale da proporre in alternativa a quel che è diventato ormai l’Estate Romana». Con queste parole Valerio Carocci, presidente dell’associazione Piccolo Cinema America, apre la conferenza stampa del 12 febbraio, in cui annuncia che l’estate 2018 vedrà l’arena gratuita e all’aperto – organizzata da quattro anni a questa parte in piazza San Cosimato, Trastevere, dai ragazzi del collettivo – traslocare a malincuore dal luogo in cui è nata, per trasferirsi a Monte Ciocci («dove Ettore Scola, che ha sempre sostenuto la nostra battaglia, girò Brutti, Sporchi e Cattivi»), Parco della Cervelletta e al Porto Turistico di Roma, Ostia. L’iniziativa prende il nome de Il Cinema in Piazza.

Le motivazioni che hanno spinto i ragazzi del Cinema America ad abbandonare la piazza trasteverina sono chiare: Roma Capitale, «a nemmeno trenta giorni dalle elezioni», ha messo a bando San Cosimato all’interno della rassegna dell’Estate Romana. Il Piccolo America, però, non ci sta. «È un chiaro segnale di strumentalizzazione politica di una proposta culturale di venti volontari tra i venti e i venticinque anni», spiega Carocci. «Non si può fare un bando per un’idea di altri: l’amministrazione può fare un bando quando ha una proposta e cerca un interlocutore che la voglia realizzare, a cui dare contributi. Nel nostro caso, l’idea ce l’abbiamo noi e non abbiamo chiesto contributi», ma a contrariare i ragazzi è soprattutto un punto in particolare del bando, l’allegato due («pagina due, punto sette»), che così recita: “[l’ente che percepisce il contributo] si impegna in tutte le fasi della procedura, anche per i propri dipendenti, consulenti e collaboratori, a evitare comportamenti e dichiarazioni pubbliche che possano nuocere agli interessi e all’immagine di Roma Capitale e dei dipendenti degli amministratori”.

Valerio Carocci (ass. Piccolo Cinema America) e Carlo Verdone © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Valerio Carocci (ass. Piccolo Cinema America) e Carlo Verdone © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

«Questo è il più grande atto di censura politica e culturale dell’amministrazione. Noi ci opponiamo alla censura. Come avete visto quest’estate, abbiamo criticato lo stesso ministero che ci aveva sostenuto, abbiamo criticato il sindaco Marino e abbiamo criticato la giunta Raggi. La nostra associazione rivendica la propria autonomia e indipendenza culturale e, in un momento in cui l’amministrazione comunale sta proponendo di convertire il cinema Metropolitan in un centro commerciale, noi non possiamo accettare questa censura e l’impedimento di lottare per la difesa degli spazi culturali e dei cinema della nostra città».

La presenza dei ragazzi del Cinema America sulle pagine dell’informazione – in edicola come in rete – è stata fitta, nelle ultime settimane, ma questo argomento non era ancora stato menzionato. La stampa, ignara, inizia a borbottare; si unisce senza eccezioni in un applauso di sostegno. La conferenza è iniziata da meno di cinque minuti. Il tono di Carocci non è affatto aggressivo, ma – chiaramente, giustamente – riempie la stanza come un urlo, che non è solo quello dell’associazione, ma di una città privata delle sue migliori iniziative («Napoli, Bari, Fiumicino e Ciampino ci hanno proposto di venire da loro», racconta, ringraziando, il presidente).

Bergamo: «Non ci sono solo firme, è pieno di denunce». Carocci: «Notizia non vera, abbiamo querelato»

Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Intervistato da Repubblica.it, l’assessore alla cultura Luca Bergamo ha parlato non solo di raccolte firme, di alcuni (un’esigua minoranza) residenti del quartiere Trastevere infastiditi dal cinema in piazza, ma anche di «denunce sulla legittimità di quelle attività e sul disturbo alla quiete pubblica». Durante la conferenza, però, Carocci mette in chiaro: «Abbiamo esposto denuncia dopo un accesso agli atti alla questura di Roma, al corpo dei carabinieri, alla polizia municipale, alla polizia locale e all’ARPA. Nessuno di questi enti, che sono tutti quelli competenti, hanno denunce nei nostri confronti, pertanto il vicesindaco ha utilizzato una notizia non vera per motivare la decisione politica di non consentire piazza San Cosimato».

Le dichiarazioni dell’assessore Bergamo hanno un peso importante. Come fa notare Giampietro Cioffredi, presidente dell’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza della Regione Lazio, «il bando non è un obbligo in relazione a necessari percorsi di legalità del comune, ma è una scelta, perché altrimenti sarebbe illegale il precedente degli ultimi anni», dal momento in cui questo tipo di iniziative prevede l’occupazione temporanea di suolo pubblico.

«Il cinema America è una bella esperienza di sperimentazione di percorsi di legalità», continua Cioffredi, «legalità che deve produrre opportunità, diritti, giustizia sociale».

Valerio Carocci (ass. Piccolo Cinema America) e Sabrina Alfonsi (Presidente I Municipio di Roma) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Valerio Carocci (ass. Piccolo Cinema America) e Sabrina Alfonsi (Presidente I Municipio di Roma) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Sul tema della legalità si torna più volte durante la conferenza, spesso menzionando le mafie. Sfrattati da San Cosimato, infatti, i Ragazzi del Cinema America porteranno la loro esperienza anche a Ostia. Il X Municipio è attualmente sotto l’amministrazione giudiziaria del dottor Donato Pezzuto. Con la collaborazione dello stesso, il Porto Turistico ospiterà per 90 giorni consecutivi, dall’11 giugno all’8 settembre, un’arena forte di 1.500 posti a sedere, uno schermo 12×8 metri e proiezioni in lingua originale, gratuite, alla presenza di attori e registi.

«A Ostia c’è un drammatico problema di presenza delle mafie», spiega Cioffredi, «ma a Ostia non servono più poliziotti e carabinieri, ma opportunità culturali e sociali. Le inchieste della magistratura hanno, in questi anni, liberato degli spazi, ma questi spazi, per stroncare la criminalità organizzata, devono essere protetti dalle opportunità». Gli fa eco Sabrina Alfonsi, presidente del I Municipio di Roma, che si chiede: «Se qualcosa si muove oggi nel centro storico, sono tutte esperienze nate da giovani e giovanissimi. In una città invasa dalle mafie, perché ci occupiamo di legalità quando parliamo di ragazzi che hanno portato in prua la nostra città senza chiedere nulla in cambio?».

Piccolo Cinema America: «Abbiamo riqualificato San Cosimato.  Mettendo a bando la piazza, l’amministrazione rinuncia a 35 mila euro di Cosap»

Valerio Carocci (ass. Piccolo Cinema America) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Valerio Carocci (ass. Piccolo Cinema America) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Ancora, Alfonsi si chiede: «Perché perdiamo 35.000 euro di occupazione di suolo pubblico? Perché diamo a qualcuno la piazza a titolo gratuito e con i soldi dell’Estate Romana, quando piazza San Cosimato si reggeva autonomamente?». Perché sì, l’associazione Piccolo Cinema America non aveva fatto richiesta di piazza San Cosimato a titolo gratuito. Il Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap) ammonta a 35.000 euro «e se l’amministrazione comunale ci avesse richiesto di pagarli, noi saremmo stati disponibili a coprire l’intero costo», come documentato dalla richiesta di occupazione inoltrata il 5 dicembre dal collettivo. «L’amministrazione ha preferito mettere a bando la piazza a titolo gratuito, quindi non percepire 35 mila euro».

Il regista e attore romano Carlo Verdone, sostenitore dell’associazione, è convinto che se i ragazzi avessero partecipato al bando avrebbero vinto. D’altra parte, hanno tutte le competenze necessarie all’organizzazione di un evento culturale. Valerio Carocci racconta che «la riforma del ministro Minniti impone, dopo i fatti di Torino, che tutti gli operatori culturali abbiano la classificazione di alto rischio. Quindi il consiglio direttivo dell’associazione ha ottenuto, da settembre a oggi, il patentino per Personale della sicurezza ad alto rischio. Ciò significa che noi possiamo essere responsabili della sicurezza in aziende fino a 3.000 persone e in centrali termonucleari».

Gelsomina Pascucci (ass. Piccolo Cinema America) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Gelsomina Pascucci (ass. Piccolo Cinema America) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Non finisce qui. I Ragazzi del Cinema America hanno infatti, da inizio gennaio, firmato preventivi e richieste di fornitura e installazione «per un totale di 10.000 euro» volti alla riqualificazione di San Cosimato, in particolare della piazza e del mercato. «Abbiamo finanziato la ristrutturazione delle tende del mercato fisso e di tutte le luminarie, con apposizione di grilli antivandalo per renderle più durature nel tempo», raccontano. Il progetto sarà portato avanti ugualmente, a partire da marzo, seppure l’esperienza trasteverina sia costretta a migrare in nuove aree della città.

Com’è possibile leggere nella lettera firmata dai ragazzi dell’associazione (testo integrale in fondo all’articolo, nda), a ispirare la ricostruzione di Piazza San Cosimato sono state le parole dell’antropologo Franco La Cecla: “Non si abitano i luoghi, ma le relazioni”. Non solo cinema, quindi: da San Cosimato alla periferia, insieme all’arena, arriva il controllo endogeno. «Se i territori sono vissuti, se i territori sono abitati e vivi culturalmente sono sicuri. A San Cosimato la camionetta dei carabinieri era andata via».

Le aree scelte per il Cinema in Piazza, insieme a Ostia, sono quelle in cui «l’amministrazione capitolina e i Municipi di competenza non sono riusciti negli anni a individuare soggetti in grado di poter realizzare progetti culturali, in special modo cinematografici, nei mesi di giugno e luglio, nonostante i contributi stanziati in relazione all’inclusione di queste aree nel bando annuale dell’Estate Romana».

Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Si tratta dunque di Monte Ciocci (Valle Aurelia, XIV Municipio), in cui l’arena si svolgerà dal 16 giugno al 31 luglio in collaborazione con l’Ente Regionale di Roma Natura, con uno schermo 10×6 metri e 199 posti a sedere, che ogni sera verranno smontati per permettere la fruizione del parco nelle ore diurne. Il sabato sera si svolgeranno inoltre maratone notturne, sul modello del Massenzio di Nicolini, di serie televisive storiche e grandi saghe cinematografiche.

A Casale della Cervelletta (Tor Sapienza, IV Municipio), invece, la manifestazione si svolgerà dal 9 giugno al 29 luglio, anche qui in collaborazione con l’Ente Regionale di Roma Natura. Sarà garantito l’accesso all’area, senza sedute, a un numero massimo di 1.000, munire di plaid, coperte o cuscini. Come a Monte Ciocci, lo schermo 12×8 metri resterà acceso il sabato sera fino all’alba, per maratone notturne.

«È un dolore andar via da Piazza San Cosimato, dov’è nato tutto», dice Carlo Verdone, «ma la piazza è stato un motore d’avvio per qualcosa che sta diventando più grande. Attraverso questi tre siti vi state allargando in zone che hanno bisogno di iniziative culturali, di aggregazione». Secondo Verdone, andare nelle periferie è oggi importante e necessario, in una città «violenta, spenta e degradata», in cui però i Ragazzi del Cinema America riescono «a dare dei motivi di sana aggregazione».

«Rispettiamo gli esercenti e le arene a pagamento, non proietteremo film della stagione»

Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Piccolo Cinema America | Il cinema in piazza © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Insieme al Cinema in Piazza va avanti anche il progetto Cinema Troisi, che riaprirà il 31 ottobre 2018 a pochi passi dal WEGIL, dove si è tenuta la conferenza stampa. A tal proposito, Carocci puntualizza: «Stiamo riaprendo una sala per dimostrare a tutti che il nostro modello economico di gestione è riproducibile e questo non può andare in collisione con le sale, a cui non vogliamo togliere pubblico. A Monte Ciocci, Parco della Cervelletta e Ostia non proietteremo film della stagione, nel totale rispetto degli esercenti e delle altre arene a pagamento della nostra città. Se proiettiamo gratuitamente è per riabituare il pubblico alla fruizione del grande schermo e al dialogo con gli autori».

Può allora tirare un sospiro di sollievo Anec Lazio, che contesta la gratuità dell’iniziativa. All’Associazione Esercenti Carocci risponde: «Mentre loro a Piazza Vittorio hanno preso negli anni anche 40.000 euro finalizzati all’organizzazione di eventi a pagamento, noi a Roma Capitale non abbiamo chiesto fondi per iniziative gratuite. A che titolo veniamo contestati, quando si sono percepiti fondi per eventi a pagamento, se noi li facciamo gratis e senza Roma Capitale?».

Mario Martone © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Mario Martone © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Insieme a Valerio Carocci (presidente dell’associazione Piccolo Cinema America), Maurizio Gabbiotti (presidente di Roma Natura), Sabrina Alfonsi (presidente del I Municipio di Roma) e Giampiero Cioffredi (presidente dell’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza della Regione Lazio), sono intervenuti anche altri sostenitori dell’esperienza del Cinema America.

Il regista teatrale e cinematografico Mario Martone – fondatore del teatro India di Roma, ricavato da una vecchia fabbrica in disuso sul Lungotevere – si dice sorpreso del fatto che «chi governa non abbia nessuna voglia di imparare dall’esperienza di questi giovani». Invita dunque a guardare alle nuove generazioni con uno sguardo diverso, non paternalistico, e rivolgendosi all’amministrazione afferma: «Si assumessero la responsabilità di dire: noi non vogliamo i Ragazzi del Cinema America in piazza. Questa è una posizione, non i bandi».

Alfonso Perrotta è invece dispiaciuto del fatto che questo ostracismo venga fatto da «un movimento che ha fatto della sua base politica quello del “movimento dei cittadini“. Poi quando i cittadini si organizzano non valgono più niente, perché ora comando io».

Fabrizio Parenti © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Fabrizio Parenti © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Commenta la vicenda anche Fabrizio Parenti, del Rialto Occupato, che nota come, da qualche anno a questa parte, a Roma (che «era la città con il più alto numero di spazi occupati d’Europa») sia stato messo in atto «un attacco sistematico a tutti gli spazi autogestiti scollegati alla politica». Spazi di cittadini privati in cui, negli anni Novanta, è nata la cultura («e non nel pubblico»). Tutto questo perché «è impensabile, per buona parte della politica, non poter controllare la cultura e l’aggregazione», che dunque non possono più essere autonome e indipendenti.

L’intervento di Parenti genera però dissenso, anche da parte dell’associazione Piccolo Cinema America, quando invita a fare di chiunque partecipi al bando dell’Estate Romana per San Cosimato «un paria», da allontanare da ogni aggregazione culturale. Carocci si affretta a dissociarsi a nome di tutti i ragazzi del collettivo, dicendosi contento di sapere che «qualcuno al nostro posto [organizzerà] l’arena a piazza San Cosimato. Ribadisco che ci dispiace che l’amministrazione comunale non abbia la volontà di ottenere 35.000 euro, ma preferisca mettere a bando con finanziamenti propri un progetto che veniva realizzato gratuitamente, anziché ricevere fondi per avere servizi».


La lettera dei Ragazzi del Cinema America

A settembre, forti del lavoro svolto in Piazza San Cosimato, e curiosi di intraprendere nuove sfide, decidemmo di riprodurre il modello costruito a Trastevere nella periferia della città, così ci mettemmo a lavoro dividendo le energie tra la difesa del Cinema Troisi, Piazza San Cosimato e l’elaborazione di una nuova proposta per la nostra città.

Il Cinema Troisi, liberato dal groviglio burocratico in cui era stato riposto per lunghi anni d’abbandono, riaprirà il 31 ottobre 2018. Per quanto concerne, invece, l’edizione di San Cosimato 2018, in accordo con il Municipio I avevamo già previsto delle nuove misure: in primis l’allestimento di una parete del suono all’interno dello schermo cinematografico, al fine di diminuire del 60% il riverbero sulla piazza, poi, come promesso la scorsa estate, un investimento di circa 10.000 euro, finalizzato alla sostituzione delle luminarie e delle tende rotte del mercato fisso di Piazza San Cosimato. L’intervento, che sarà totalmente finanziato dal Piccolo Cinema America, si svolgerà a inizio marzo, come da accordi stipulati in data 15 gennaio tra noi ragazzi, gli operatori del mercato e le ditte fornitrici. Infine è stata nostra premura, in previsione di qualunque prossima manifestazione, qualificare in questi mesi i soci, finanziandone la partecipazione ai corsi sia dei Vigili del Fuoco, per la classificazione di “Personale di sicurezza – Alto rischio”, che per il Primo Soccorso nei luoghi di lavoro.

Parallelamente a tutto ciò, dopo aver svolto un’attenta analisi sulla città, con l’intento di immaginare nuovi luoghi come San Cosimato, cercandoli fuori dai centri abitati e lontani da altri esercizi cinematografici cittadini attivi, all’aperto e non, e dopo aver studiato anche i progetti finanziati dal bando dell’Estate Romana e le conseguenti “aree beneficiarie”, decidemmo di procedere su tre diverse territori, oltre Trastevere: Il Porto Turistico di Roma ad Ostia, il Casale della Cervelletta a Tor Sapienza ed il Monte Ciocci a Valle Aurelia.

Oggi, esausti e convinti di lasciare Piazza San Cosimato a chi, a nemmeno trenta giorni dall’elezioni, ha deciso di sottrarcela, proponiamo quindi un nuovo modello culturale e sociale di vivere la città che guardi al futuro, in positivo, con estrema voglia di crescere e di confrontarci con nuovi territori. Alla nostra culla di Trastevere ci legherà un sentimento di amore, stima e fiducia, ma non possiamo che far ricchezza di quell’esperienza e voltare pagina, perché Roma ha bisogno che le sue piazze vengano abitate, Roma ha bisogno di essere abitata e noi non ci sentiamo né in dovere, né in diritto di venire meno a questa richiesta che abbiamo già in passato saputo cogliere e soddisfare nei confronti di bambini, anziani, adulti e nostri coetanei, residenti o turisti che fossero.

Nella ricostruzione di Piazza San Cosimato abbiamo sempre tenuto da conto le parole dell’antropologo Franco La Cecla: “Non si abitano i luoghi, ma le relazioni”. La piazza è il cuore pulsante della città: se una città è viva è grazie alle sue piazze, se una città è sicura è grazie alle sue piazze, ma per avere belle piazze non possiamo semplicemente “scenderci” una tantum, piuttosto dobbiamo abitarle costantemente e costruirci relazioni, giorno dopo giorno. Le relazioni però, purtroppo per tutti noi, non si costruiscono a tavolino, né possono attendere di essere valutate da un bando: sono al contrario il frutto di un lungo lavoro, che coinvolge concretamente le persone, richiedendo tempo e impegno. Pertanto, è chiaro che un processo sui generis come quello che abbiamo avviato a San Cosimato, nato dal basso e realizzatosi sempre nella legalità, non possa esser gestito o “regolarizzato” dalla volontà politica di turno: crediamo al contrario che debba esser semplicemente promosso e valorizzato, al solo fine di renderlo sempre più virtuoso e libero di pensare e costruire.

Decidiamo, così, di diffondere il nostro modello di partecipazione, rivendicando ancora una volta che non abbiamo padroni, che non abbiamo bandiere, né tanto meno colore, rivendicando nuovamente la nostra autonomia culturale ed in particolare politica. I conflitti violenti come quelli di Tor Sapienza, Tiburtino III e di Ostia possono essere prevenuti dai tessuti sociali, da chi realmente vive quei territori, da chi li ama e dunque li protegge. Se c’è la piazza non c’è spazio per prevaricazioni e strumentalizzazioni, perché c’è un tessuto che sa difendersi, che sa replicare. Così per noi è stato, dentro e fuori il Cinema America o Piazza San Cosimato. Il nostro obiettivo è trasformare questi nuovi luoghi in punti di riferimento e ritrovo per tutti, e approdi e porti: è possibile farlo solo se ci sono i cittadini che li vivono, i turisti ed i passanti che li attraversano, le associazioni ed i commercianti che li curano. Come del resto è accaduto a Trastevere dal momento in cui, grazie all’arena, gli operatori del mercato hanno deciso, per la prima volta, di aprire i banchi fissi anche negli orari serali durante le proiezioni. Una volta vissuti, questi luoghi saranno sicuri perché abitati, partecipati e quindi liberi, e con loro tutta Roma.

L’obiettivo è ripartire e riproporre quel senso di comunità che avevamo costruito a Trastevere, dove a contare, ancora una volta, non dovrà essere il valore di un guadagno, ma di una relazione, dove a valere non sarà chi si fa forte sul timore degli altri, ma chi è in grado di ascoltarne le paure per trasformarle in una risorsa per tutti. L’obiettivo di una città non può essere l’interesse del singolo, ma il bene comune di tutti coloro i quali vivono la città e, dunque, della città stessa. Dimostrare, quindi, che un altro modello di partecipazione politica e sociale è ancora possibile, è prima di tutto necessario. Ed è fondato sull’idea di una cultura laica, perché frutto di scelte consapevoli, orizzontale perché costruita dal basso, nella piena parità di opportunità offerte a tutti, e solidale perché incentrata sulla responsabilità reciproca di chi è chiamato ad attivarsi per un disegno comune. O meglio, per una progettualità diffusa e condivisa, che consente al singolo di crescere all’interno della collettività, che contemporaneamente si sviluppa grazie ai contributi individuali.

Non abbiamo mai proiettato semplicemente film, né abbiamo mai semplicemente dato vita ad un’arena, né mai lavorato per riaprire semplicemente un cinema. Abbiamo, nella totale legalità, trovato e rivendicato il diritto di poter avere un dialogo alla pari tra operatori culturali, territori ed istituzioni. Purtroppo però questo diritto, spesso, viene riconosciuto solo in quanto concessione e noi, come sempre, continueremo a credere nei diritti e nei doveri.

Roma, 12 febbraio 2018
Valerio Carocci
Presidente ass. Piccolo Cinema America

Hanno aderito: Gianni Amelio, Francesca Archibugi, Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci, Luca Bigazzi, Alessandro Borghi, Nicoletta Braschi, Francesco Bruni, Beppe Caschetto, Ascanio Celestini, Cristina Comencini, Saverio Costanzo, Ivan Cotroneo, Edoardo De Angelis, Carlo Degli Esposti, Libero De Rienzo, Ivano De Matteo, Sabrina Ferilli, Anna Foglietta, Matteo Garrone, Paolo Genovese, Claudio Giovannesi, Nicola Giuliano, Roan Johnson, Gabriele Mainetti, Manetti Bros, Francesca Marciano, Mario Martone, Valerio Mastandrea, Edoardo Leo, Luigi Lo Cascio, Daniele Luchetti, Riccardo Milani, Gabriele Muccino, Rocco Papaleo, Nicola Piovani, Jacopo Quadri, Costanza Quatriglio, Ludovica Rampoldi, Marco Risi, Rita Rognoni, Alba Rohrwacher, Gianfranco Rosi, Matteo Rovere, Valia Santella, Toni Servillo, Paolo Sorrentino, Giuseppe Tornatore, Jasmine Trinca, Carlo Verdone, Sandro Veronesi, Giovanni Veronesi, Daniele Vicari, Paolo Virzì, Gianni Zanasi, Luca Zingaretti.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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