Enrico Nigiotti: «Non sarei qui se non avessi pianto»

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Enrico Nigiotti si esibisce durante la finale di X Factor 11

Enrico Nigiotti si esibisce durante la finale di X Factor 11

Enrico Nigiotti è un cantautore livornese, con dieci anni di carriera alle spalle e l’entusiasmo di un esordiente. Reduce da X Factor e dal travolgente successo ottenuto con L’amore è, da qualche giorno ha pubblicato un nuovo brano, Nel silenzio di mille parole, già in cima alle classifiche di vendita. «Sono diventato grande», mi ha detto, «Adesso so chi sono». E qui ce lo racconta senza alcuna inibizione «perché non mi vergogno di dire che ho pianto, quelle lacrime mi hanno insegnato a stare con i piedi per terra e a rischiare tutto ancora una volta, per l’ultima volta».

Enrico, vorrei raccontare la tua storia artistica sin dagli esordi, per approfondire quello che c’è dietro a certe scelte e a certi silenzi. Dieci anni fa, appena ventenne, iniziava la tua carriera. Oggi, vivi un nuovo esordio, certamente più consapevole e convinto. Prima di attraversare questi anni e le esperienze che li hanno scanditi, mi racconti che artista sei oggi?

Oggi sono un artista più completo, più maturo e cosciente. Adesso sono realmente io, ho imparato a scrivere le canzoni come voglio io. Sono un artista riconoscibile, credo.

Dieci anni fa, hai partecipato ad Amici di Maria De Filippi, talent che ti ha regalato grande popolarità e che ti ha permesso di pubblicare il tuo primo disco. Che ricordo hai dell’Enrico di allora?

Ero giovanissimo, alla mia prima esperienza, e Amici è incredibile, perché ti dà una visibilità immediata e ingestibile. Ma io non ero pronto, né a livello caratteriale né a livello artistico. Ero acerbo. Ero tante cose, ma tutte in disordine (ride, ndr). C’è voluto un po’ di tempo perché ognuna trovasse il proprio posto.

Qualche mese fa, sei approdato a X Factor. Avendo già alle spalle l’importante esperienza di Amici, non ti ha spaventato metterti in gioco in un altro talent?

Per me X Factor rappresentava l’ultima possibilità, anche perché – nel mio piccolo – qualcosa l’avevo già fatta, ero già conosciuto, perlomeno tra gli addetti ai lavori. Sono sincero, se i giudici mi avessero scartato, mi sarei fermato. Era l’ultima chance che mi ero posto. Ma, se vuoi vivere un cambiamento, devi rischiare. Mi ero rotto le scatole di stare sul divano a lamentarmi, quindi sono uscito di casa e sono andato a rischiare tutto un’altra volta, per l’ultima volta. Mi sono detto «è la tua ultima occasione, giocala al meglio».

Enrico Nigiotti, Lorenzo Licitra e Andrea Radice, la squadra degli Over di X Factor 2017, capitanata da Mara Maionchi

Enrico Nigiotti, Lorenzo Licitra e Andrea Radice, la squadra degli Over di X Factor 2017, capitanata da Mara Maionchi

Ed è andata persino meglio di come ti aspettassi.

Sì, avevo la voglia, la fame, la determinazione che prima mi erano mancate. Mi sono detto «vai e spacca tutto». E sono arrivato in finale.

Tu sei un cantautore. I talent, si sa, per loro natura, prediligono la voce, è raro che facciano conoscere le dote autoriali di un artista. Non ti sei mai sentito limitato?

Io ho avuto una fortuna, non so dirti se l’abbia creata io stesso o se sia un caso, ma sin da subito ho avvertito che le persone avevano voglia di sentire le mie canzoni. Siamo in un periodo in cui la gente vuole bene ai cantautori, ho questa impressione, si affeziona a quello che scriviamo, alle nostre verità. Io non credo affatto di essere speciale, ma probabilmente molti si riconoscono in ciò che scrivo, in ciò che canto. Non mi sono sentito limitato perché credo di essere stato avvertito sin da subito come un cantautore, non come un interprete. L’amore è non ha avuto successo perché è di Nigiotti, ma perché è piaciuta la canzone in sé, questo mi fa pensare che io sia arrivato al pubblico in quanto artista, non in quanto personaggio. E adesso sta succedendo anche con il nuovo brano, Nel silenzio di mille parole, pubblicato pochi giorni fa. Sono felice perché il mondo della musica è difficile e io sono un ansioso, non vivo mai tranquillo, sono pure pessimista! (ride, ndr) Però non mi sarei mai aspettato di finire in cima alla classifica di iTunes a poche ore dall’uscita del pezzo. Mi gratifica sapere che piace ciò che scrivo. Mi gratifica ancora di più sapere che quello che canto è mio, sono io, senza artifici.

Dopo lo straordinario successo de L’amore è, brano certificato disco di platino, e il tuo nuovo singolo, Nel silenzio di mille parole, è in programma l’uscita di un album?

Quando è finito X Factor, sono andato via, mi sono ritirato per dieci giorni sulla neve, per finire di scrivere l’album. Il disco c’è, devo entrare in studio a registrarlo. Potrebbe uscire dopo l’estate. Vorrei chiudere questo anno straordinario con la pubblicazione del mio nuovo album e con un tour.

Sembra che, negli anni, si sia persa l’importanza del disco. Oggi il pubblico fruisce dei singoli brani. Una volta il disco rappresentava il punto d’arrivo; ora, invece, ogni pezzo vive di vita propria.

La discografia è cambiata. Oggi si rischia meno, pubblicare un brano per volta è più semplice e meno dispendioso. Si fa un tentativo, si spera che il pubblico lo accolga con interesse. Se poi succede, si fa il passo successivo. Quando è uscito L’amore è,  non mi aspettavo che andasse com’è andata, perché è un brano cantautorale, semplice, non moderno. Quando dico che non è moderno, intendo che non segue alcuna tendenza.

Diciamo pure che non è un pezzo furbo.

È un pezzo onesto, sì, scritto a casa mia, sul tavolo del mio salotto, con la mia chitarra. Senza la pretesa di essere un successo, ma con l’assoluta certezza che sia una canzone vera, nata da un’esigenza emozionale, non dall’idea di mettere in piedi una hit. Quello che mi auguro io è che, chiunque abbia comprato le mie canzoni, tra dieci anni le riascolti senza vergognarsi, senza dire «Ma che cazzo ascoltavo dieci anni fa?».

Non è una speranza da poco, questa. Facci caso, oggi esistono poche canzoni, ma tante hit con le ore contate: sei mesi dopo la loro pubblicazione, sono già fuori moda.

Viviamo in un mondo che corre. Io vorrei soltanto che la gente si affezionasse alle mie canzoni e al mio modo di scrivere. Se tu sei coerente con te stesso, se sei onesto, se non ti tradisci, le persone si legano a te, imparano a conoscerti e non ti perdono più di vista. Ti faccio un esempio: io amo Tarantino, mi piace come gira i suoi film, quindi so che non mi deluderà, perché conosco la sua verità di fondo, lo riconosco in tutto ciò che fa. Non intendo assolutamente paragonarmi a lui, voglio dire soltanto che mi piacerebbe che la gente si affezionasse a me, che capisse che sono sincero. Voglio fare cose in cui mi riconosco, canzoni da poter cantare tra dieci anni senza vergognarmi di me.

È quello che dovrebbero fare tutti. Ma, l’hai detto anche tu, viviamo in un mondo che corre.

Dovremmo fermarci, perché la musica ha bisogno di tempo. Serve tempo persino per capire quali canzoni durano e quali, invece, hanno le ore contate. Sì, è vero, esistono le vendite, le medaglie, i premi, ma è il tempo a dire chi ha ragione e chi torto.

In foto, Enrico Nigiotti

In foto, Enrico Nigiotti

Voglio proporti tre parole e chiederti di spiegarmi l’importanza e il senso che dai loro. La prima è coraggio, poi compromesso, infine consapevolezza. Andiamo con ordine, partiamo dalla prima: quanto coraggio e, di riflesso, quanta incoscienza serve per fare il mestiere d’artista?

Serve tanto coraggio, ma anche tanta passione e dedizione. Il lavoro del musicista è complesso, lungo e articolato, c’è tanto impegno dietro quello che si vede. Mi sento fortunato, anzi, mi sento un privilegiato, perché sto facendo ciò che amo. Ma non mi dimentico di quando non lo facevo, ricordo come stavo e come mi sentivo. Oggi non sono più incosciente, conosco gli alti e i bassi di questo lavoro, li ho provati sulla mia pelle. Quindi voglio metterci tutto me stesso, perché c’è sempre tempo per fare un mestiere che non mi piace. Adesso voglio godermi la fortuna che ho e dare tutto per meritarla. Non voglio che il mio tempo scorra inutilmente. Voglio viverlo, il mio tempo, voglio meritarmi quello che mi sta capitando.

Parliamo, invece, di compromessi: si può restare immuni dai compromessi nel mondo della musica?

Io sono fermamente convinto di una cosa: se fai la tua musica, se sei sincero, non importa dove canti, dove ti esibisci, come promuovi il tuo lavoro. Ad esempio, quanti demonizzano i talent e poi ci vanno? Alcuni finiscono pure per fare i giudici o i super ospiti. Secondo me, il vero compromesso è quando non sei più tu. Se sei vero, non corri rischi. Poi, certo, se inizi a fare quello che ti chiede il sistema per vendere qualche copia in più… ma quella è un’altra storia. Io non ne ho mai fatti, non sono mai stato snob, ho portato la mia musica ad Amici, poi a X Factor e anche a Sanremo, ho fatto concerti ovunque. Ma ho portato la mia musica, la mia verità, non quella di qualcun altro.

La terza parola è consapevolezza: a quale consapevolezza sei dovuto arrivare per andare avanti?

Ho imparato a fare i conti con me stesso, con quello che scrivo. Ecco, oggi sono consapevole del mio modo di scrivere canzoni, un tempo non era così. Ad un certo punto, ho capito che dovevo imparare a mettermi in discussione. Da quel momento, sai quanti pezzi ho scritto e strappato subito dopo? Oggi sono più autocritico. Cerco di essere più semplice, nella scrittura, ma non banale. Sono convinto che la più grossa banalità, in un brano, non sia dire «ti amo», ma girarci intorno e usare una figura retorica per non dirlo. Io cerco di scrivere come parlo, di essere diretto e di non perdermi di vista.

Il 16 marzo arriverà il nuovo disco di Laura Pausini, all’intero del quale c’è Le due finestre, pezzo scritto da te. Che emozione è finire nell’album dell’artista italiana più conosciuta al mondo?

Io non ho parole. È la prima volta che il mio nome compare come autore e iniziare con la Pausini è una cosa che non avrei mai pensato. Non mi aspettavo di riprendere a cantare, figurati se avrei mai potuto immaginare di finire nel disco di Laura! (ride, ndr) Faccio davvero fatica a spiegarti l’emozione e la felicità che provo, non poteva essere un anno migliore. Mi piacerebbe tanto intraprendere la strada di autore…

Se ti chiedessi un nome per cui ti piacerebbe scrivere?

Per Ramazzotti, senza dubbio. Per me è la voce più bella che abbiamo, ha un timbro vocale incredibile. Per quanto riguarda le donne, invece, non ho preferenze, amo le voci femminili, in Italia ci sono delle interpreti di spessore, capaci di valorizzare le parole che cantano. Penso spesso a Califano, un artista straordinario, fin troppo sottovalutato. Ha scritto dei capolavori per Mia Martini. Lui è uno dei tanti esempi, che abbiamo in Italia, di come le parole di un uomo si possano sposare perfettamente con il talento di una donna.

Se ti chiedessi, invece, di sognare un duetto, che nome mi faresti?

Non ho dubbi: Gianna Nannini e Vasco Rossi. In realtà ho già duettato con Gianna in tournée. Grazie a lei ho imparato tutto quello che c’è da imparare dal palco. Mi ha preso dal nulla, dopo il mio Festival di Sanremo di qualche anno fa (Enrico ha partecipato a Sanremo Giovani nel 2015 con il brano Qualcosa da decidere, ndr), e mi ha portato con sé in tour. Avevo già fatto tanta gavetta, ma quell’esperienza mi ha fatto crescere davvero, mi ha cambiato. Ho aperto tutti i suoi concerti nei palazzetti, accompagnato soltanto dalla mia chitarra. A lei devo tanto, non solo per l’artista che è e per le canzoni che ha scritto, penso a Un giorno disumano, brano su cui abbiamo duettato, oppure America. Devo tanto a lei perché ha creduto in me. Per me Gianna è uno dei punti fondamentali della musica italiana. Quindi, senza alcun dubbio, ti faccio il suo nome. A questo punto, visto che ho sognato tanto finora, mi permetto di sognare anche questo, chi lo sa…

Enrico Nigiotti a X Factor, puntata del 30 novembre

Enrico Nigiotti a X Factor, puntata del 30 novembre

Sei la prova vivente che, a forza ci crederci, poi un sogno si avvera sul serio.

È vero, ma resto con i piedi per terra. Anche qualche sera fa, prima che uscisse Nel silenzio di mille parole, ero in ansia. Non sapevo cosa aspettarmi, perché so cosa vuol dire perdere tutto in un secondo, so quanta fatica costi crederci e non lasciarsi vincere dalla paura. Appena salgo un gradino, temo subito di cadere. I miei genitori mi hanno insegnato l’umiltà, quindi ho rispetto di quello che sono stato e di quello che ho passato. Non posso dimenticare le serate a piangere da solo. Senza quelle lacrime, non sarei qui, non sarei io. Quindi sono contento così, guardo avanti senza dimenticarmi quello che ho vissuto, perché ho un profondo rispetto per il mio passato.

A proposito di passato, ti chiedo di guardarti indietro per un attimo e di dirmi una cosa che non rifaresti assolutamente e una di cui, invece, vai fiero.

Rifarei tutto quello che ho fatto. Sono fiero della mia costanza, del coraggio, della perseveranza. Se mi fossi arreso, per dire, anche solo un anno fa, oggi non sarei qui. Adesso sono felice, mi auguro che duri, io ce la metterò tutta.

Invece, adesso, guarda in avanti. Come sarà Nigiotti tra dieci anni?

Non lo so proprio. Però posso dirti come spero di essere. Mi auguro di essere felice. Io sono sempre in movimento, questa vita voglio viverla appieno, voglio sentirmi in pace con me stesso, qualsiasi sia il mestiere che farò o il posto in cui vivrò. Tra dieci anni voglio essere felice. Se sarà con la musica, allora va bene. Se troverò un’altra direzione, va bene uguale, quello che conta è aver vissuto senza prudenza.

Termino sempre le mie interviste con questa domanda: qual è la parola più importante della tua vita?

“Purezza”. Io sono un puro, senza filtri e, a conti fatti, sono felice così.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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