Marielle Franco ci lascia una pesante eredità

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In foto, Marielle Franco, la difensora dei diritti umani uccisa a Rio de Janeiro il 14 marzo

In foto, Marielle Franco, la difensora dei diritti umani uccisa a Rio de Janeiro il 14 marzo

Morta Marielle, viva Marielle. Viene da sintetizzare così, storpiando il titolo di un lavoro di Troisi, la vicenda dell’attivista per i diritti umani brasiliana Marielle Franco, uccisa in un agguato a colpi di pistola il 14 marzo 2018 a Rio de Janeiro. Perché ora il Brasile scende in piazza per ricordarla, per snocciolare commosso le tante battaglie e gli innegabili meriti di una donna – nera, lesbica, di umili origini – che ci lascia una pesantissima eredità. Involontariamente, però, il Paese fa anche pubblica manifestazione della sua anima bipolare, che nel caso di Marielle si esprime nell’essere al contempo responsabile del delitto e straziato dallo stesso.

Un’anima bipolare che è poi quella, attualmente, della politica occidentale tutta, divisa tra destra e sinistra, reazionari e progressisti, chiusura e apertura, staticità e cambiamento. Inutile dire che, nel Brasile di Michel Temer e nella Rio di Marcelo Crivella, vescolo evangelico oltre che sindaco della città, Marielle rappresentava una minaccia proprio perché facente parte di quella parte del Paese che lo voleva, questo cambiamento, e lottava per ottenerlo. Franco è stata (e deve restare) il simbolo di un femminismo intersezionale, aperto, che travalica il soggetto-donna a favore di una più lucida analisi dell’oppressione, in tutte le sue sfaccettature: sessismo, razzismo, omofobia, transfobia e disuguaglianza economica – se non perfino criminalizzazione della povertà.

Il 29 marzo a Roma, Non una di meno ha ricordato Marielle Franco presso la Casa delle donne Lucha y Siesta, durante l’incontro Marielle presente!. Un titolo che ci ricorda quanto sia importante non far morire, assieme alla persona, anche le sue battaglie. Non un omaggio luttuoso, quindi, ma un impegno verso ciò che Franco non solo è stata, ma che attraverso l’impegno degli attivisti tutti può continuare a essere. Qui e oggi, ovunque e sempre.

Marielle Franco: le battaglie da non sospendere, né scindere

Marielle Franco è stata la portavoce (e rimane il simbolo) di un femminismo universale, fondato sulla sorellanza e sulla sovversione di un «sistema complessivo», che «si preoccupa di tutte e tutti». La sua biografia ci dice molto: è nata e cresciuta nella favela di Maré, a nord di Rio de Janeiro, «zona di grande resistenza ma anche grande esperienza di violenza» (Valeria Ribeiro Corossacz, antropologa e attivista di Non una di meno Roma). Marielle amava dire di essere «uscita dalle statistiche», perché era riuscita a ottenere una borsa di studio e accedere così alla quinta migliore università dell’America Latina, la Pontifícia Università Cattolica di Rio de Janeiro, per poi conseguire un master in pubblica amministrazione presso l’Università federale Fluminense con una tesi incentrata sulla pubblica sicurezza dello stato di Rio de Janeiro.

PER LE MADRI – Marielle Franco è riuscita a fare tutto questo pur essendo diventata madre a soli 19 anni. Ha cresciuto sua figlia da sola, iniziando gli studi appena due anni dopo la sua nascita. Tra le sue battaglie, infatti, c’era proprio quella finalizzata al sostegno delle giovani mamme, mediante una rete di asili nido che potesse permettere loro di continuare gli studi, in particolare con un’estensione dell’apertura alle ore notturne.

Marielle presente! Non una di meno rilancia le lotte di Marielle Franco, presso la Casa delle donne Lucha y Siesta. In foto, Stella Santos (Coletivo Beli) e Rosa Mendes (ADBI) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Marielle presente! Non una di meno rilancia le lotte di Marielle Franco, presso la Casa delle donne Lucha y Siesta. In foto, Stella Santos (Coletivo Beli) e Rosa Mendes (ADBI) © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

PER LA COMUNITÀ LGBT+ – Marielle Franco e sua figlia erano parte di una famiglia arcobaleno, insieme a quella che negli ultimi 13 anni è stata la compagna dell’attivista, Mônica Benício (anche lei originaria del Maré), e alla figlia di quest’ultima, Luyara Santos. Marielle aveva chiesto, mediante la presentazione di un progetto di legge, di rendere il 29 agosto la Giornata dell’orgoglio e della visibilità lesbica – proposta rimasta irrealizzata per un pugno di voti. Il suo stesso impegno politico contribuiva alla rappresentazione della comunità LGBT brasiliana e a combatterne l’invisibilizzazione.

PER LE DONNE – Non solo madri, non solo lesbiche: Marielle Franco è stata un punto di riferimento e una leader femminista per tutte le donne. Anche quelle trans, che pure un certo tipo di femminismo biologista tende a escludere, non solo in Brasile. Aveva difeso il diritto all’aborto mediante uno specifico disegno di legge, mirato a garantire l’interruzione di gravidanza in caso di anancefalia del feto, di rischio di morte della gestante e di stupro, sia a livello comunale che nazionale (con il Partito Socialismo e Liberdade, PSOL), «per non criminalizzare più le donne» e impedire che queste subiscano una «doppia violenza»[1]. Faceva parte della Commissione per la difesa delle donne, all’interno del Consiglio municipale. Secondo Rosa Mendes, dell’Associazione Donne Brasiliane in Italia (ADBI), quello di Franco è un omicidio «del patriarcato», un femminicidio non casaligno ma istituzionale.

Marielle presente! Non una di meno rilancia le lotte di Marielle Franco, presso la Casa delle donne Lucha y Siesta. In foto, l'antropologa Valeria Ribeiro Corossacz, attivista di Non una di meno Roma © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Marielle presente! Non una di meno rilancia le lotte di Marielle Franco, presso la Casa delle donne Lucha y Siesta. In foto, l’antropologa Valeria Ribeiro Corossacz, attivista di Non una di meno Roma © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

CONTRO L’ABUSO DI POTERE – Marielle Franco è stata anche membro della Commissione atta a monitorare l’azione della polizia federale, di cui ha denunciato gli abusi in materia di violazione dei diritti umani, fino a poche ore prima del suo omicidio. Il 13 marzo twittava, in riferimento alla morte di Matheus Melo: «Un altro omicidio di un giovane che può essere messo nel conto del PM. Matheus Melo stava uscendo dalla Chiesa. Quanti altri dovranno morire perché questa guerra finisca?». I proiettili usati per uccidere la stessa Marielle coincidono con quelli messi in dotazione alla polizia federale.

PER LE CLASSI SUBALTERNE – L’intervento di militarizzazione delle favelas è stato voluto dal presidente Temer a seguito del carnevale di Rio, «uno schiaffo dal basso, con le scuole di samba, una dopo l’altra, che rappresentavano la schiavitù e lo spossessamento, cantandoli e ballandoli. Temer, le multinazionali, gli abusi del capitalismo sono stati messi in luce, presi in giro, da un popolo che esprimeva resistenza»[2].

Le favelas sono abitate dalla popolazione nera del Brasile, l’ultimo Paese del continente americano ad aver abolito la schiavitù (nel 1888). Da allora, 130 anni fa, i neri brasiliani hanno occupato i posti di lavoro meno valorizzati e pagati e hanno occupato le colline che oggi ospitano i quartieri denominati favelas. La violenza della polizia, in tutto questo periodo, è stata indirizzata sistematicamente proprio a questa parte della popolazione (molto ampia, superiore al 50%), che vive ancora una condizione di miseria e degrado.

In particolare, lo Stato brasiliano ha portato avanti la persecuzione dei neri per arginare il traffico di droghe, che ha luogo soprattutto nei quartieri periferici e poveri. La decisione di Temer di militarizzare le favelas, spiega Valeria Ribeiro Corossacz, «ha come obiettivo non dichiarato quello di cercare il consenso della borghesia bianca dominante sul tema della sicurezza».

CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE – Marielle Franco non si è battuta solo contro l’intervento della polizia federale in queste aree della città, ma ha dedicato un’attenzione specifica anche alle donne nere, che in Brasile sono più spesso vittima di violenza di quelle bianche. Insieme alla miseria aumenta infatti la violenza e questa disuguaglianza presenta anche «un taglio di genere. Secondo l’Atlante della violenza nel 2017, redatto dall’Istituto di ricerca economica applicata (IPEA), gli omicidi di donne nere sono aumentati del 22% nello stesso periodo mentre tra le donne bianche il tasso è stato ridotto dell’11%»[3].

«Essere una donna nera vuol dire resistere e lottare di continuo per sopravvivere», ha detto Marielle, uccisa all’esterno della Casas das Pretas, dove stata partecipando proprio a un evento contro il razzismo.

Amnesty International chiede giustizia per Marielle Franco. Clicca sull'immagine per firmare l'appello.

Amnesty International chiede giustizia per Marielle Franco. Clicca sull’immagine per firmare l’appello.

L’impegno di Marielle Franco, qui sintetizzato, appare allora come fortemente motivato tanto dal contesto socio-politico brasiliano quanto dalla sua stessa biografia. Eppure le sue lotte riescono a mantenere un carattere universale e a evidenziare la necessità, nei femminismi odierni, di una condivisione di obiettivi e – ancora più ampiamente – di una maggiore solidarietà nella politica e nell’attivismo.

Marielle presente! In tutte e tutti, senza distinzioni di classe, genere, etnia, ma con l’obiettivo comune di lottare per un mondo più equo, più giusto per ognuno di noi. In attesa che si faccia luce sul suo omicidio, allora, lasciamo che Marielle Franco ci guidi e ispiri nell’impegno femminista e non solo; facciamo tesoro di un lascito importante, pesante, ma che insieme possiamo rendere sostenibile.


Fonti:
1. Marielle Franco: “Essere una donna nera vuol dire resistere e lottare di continuo per sopravvivere” (Un’intervista a Marielle Franco, 8 marzo 2017), su Brasil de Fato, tradotto da Giovanna Vasciminno per AgoraVox Italia
2. Brasile: il Carnevale, la ribellione e la militarizzazione della città, su DinamoPress
3. Atlas da Violência 2017, su ipea.gov.br

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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