Pertini – Il combattente: il lato pop della Storia [ANTEPRIMA]

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Animazione di Manuelle Mureddu tratta da Pertini – Il combattente

Animazione di Manuelle Mureddu tratta da Pertini – Il combattente

Chi era Sandro Pertini? La maggior parte della generazione più giovane, molto probabilmente, saprebbe rispondere a questa domanda attingendo a qualche vago ricordo, perlopiù tratto dai libri di Storia. Io per prima, quando mi è stato proposto di vedere questo documentario prima della sua uscita in sala, mi sono recata al cinema conoscendo solo qualche piccolo cenno storico sulla sua figura. Ma, al di là della familiarità con il personaggio, c’è un tratto molto più importante nella sua esperienza di vita che dovrebbe attrarre alla visione del documentario. Il film Pertini – Il combattente, diretto da Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo, tratto dal libro dello stesso De Cataldo dal titolo Il Combattente. Come si diventa Sandro Pertini, ripercorre le tappe della sua vita politica e personale, indissolubilmente legate alla storia del nostro Paese.

Il ritratto del Presidente “dagli italiani” si sofferma sulla sua diretta esperienza degli eventi più significativi che hanno attraversato e definito il secolo scorso: le due guerre mondiali, il fascismo, la resistenza, il boom economico, il terrorismo degli anni di piombo, il cambiamento di costumi degli anni ’80.

Soprattutto oggi, in questo periodo e in questo clima politico, è importante tornare a riflettere su tali fenomeni storici con occhio nuovo, critico, più consapevole. Lo stesso autore del libro e regista del film ha spiegato la difficoltà nel tentativo di raccontare in modo appropriato la vita di Pertini, la sua sfida politica, la sua eredità di capo di Stato e partigiano. La scommessa è quella di dipingere il suo ritratto senza renderlo un eroe cavalleresco, d’altri tempi, lontano dall’esperienza quotidiana e incompatibile con la modernità. Pertini è stato, in un certo senso, un eroe, un simbolo della potenza delle idee contro la cieca violenza del regime fascista. La sua esperienza di partigiano non deve essere messa in un angolo ma descritta con fedeltà ai fatti, per quello che è stata, sottolineandone il valore a livello ideologico che, a prescindere dalle idee politiche di ciascuno, ha contribuito alla costruzione di una Repubblica libera dai lacci del regime.

Backstage delle riprese di Animazione di Manuelle Mureddu tratta da Pertini – Il combattente, presso il Quirinale

Backstage delle riprese di Animazione di Manuelle Mureddu tratta da Pertini – Il combattente, presso il Quirinale

Il rischio è proprio quello di vestire un uomo politico nei panni di una sorta di protagonista di un poema epico, allontanando la forza della sua eredità dal modo di pensare dei giorni nostri. Ciò che è importante, e in questo il documentario riesce appieno, è descrivere la sua esperienza, pubblica e privata, liberandola dai toni asfittici e antiquati da libro di Storia.

Pertini – Il combattente costruisce un ritratto pop del Presidente, senza dimenticare il suo peso politico e la sua integrità, ma inserendolo in un quadro dinamico, dai toni energici, che non fa poi tanta fatica a parlare a coloro che Pertini non l’hanno mai visto in azione perché, semplicemente, ancora non erano nati.

Attraverso il racconto diretto da Giancarlo De Cataldo, il documentario attraversa e descrive i momenti più rilevanti dell’esemplare vita dell’ex capo di Stato, per molti il Presidente più amato dagli italiani. Essenziali le interviste ai testimoni diretti della vita del Presidente, tra i quali spiccano i nomi di Emma Bonino, Paolo Mieli, Eugenio Scalfari, Giorgio Napolitano, Dino Zoff, che contribuiscono a creare un mosaico di storie che traccia con affetto la sua figura.

Uno degli elementi centrali del documentario è proprio l’intervista, che simboleggia a mio avviso la potenza del dialogo tra l’esperienza di Pertini e il presente. De Cataldo ha come obiettivo quello di tramandare la vicenda privata del Presidente, da sempre legata alla sua dimensione pubblica, per mostrare come, in fondo, la Storia sia parte di ognuno di noi.

Come accennavo all’inizio, dato il clima politico e il momento storico nel quale viviamo, la riflessione sul passato è una delle azioni più potenti che ognuno di noi può compiere. Il documentario si apre con il dialogo di De Cataldo (che farà da voce narrante per tutto il film) con un gruppo di giovani, simbolo delle nuove generazioni. Il regista chiede ai ragazzi, come ho fatto io all’inizio di questo pezzo, che cosa gli viene in mente quando sentono il nome di Pertini. E loro, nel tentativo di rispondere a questa domanda, ripescano dalla loro memoria una serie di aneddoti, retaggio delle scuole superiori o di frammenti di vita familiare, rivelando di avere pochi strumenti a disposizione per ricordarlo, ma di essere pronti a capire come.

La vita di Pertini, politico, giornalista e partigiano italiano, non si esaurisce nella sua figura pubblica, nella popolarità del suo profilo che andava di pari passo con il cambiamento di costumi dell’Italia. La testimonianza della sua esperienza rinnova il ricordo di un passato che molti di noi non hanno mai vissuto direttamente, ma del quale affrontano le conseguenze ogni giorno. Per ricordare qualcosa, o qualcuno, spesso non è necessario farne esperienza direttamente, basta avere i mezzi per conoscerlo.

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Giada Origlia

Giada Origlia

Milanese, aspirante cantautrice e giornalista, appassionata di cinema, serie tv, lingue e, ovviamente, buona musica. Non sa se nella vita scriverà canzoni o reportage, ma si augura tutte e due le cose.

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