Radio Fuori Luogo, un monito di speranza

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In foto, Davide Montanari, del progetto cantautorale Radio Fuori Luogo

In foto, Davide Montanari, del progetto cantautorale Radio Fuori Luogo

Mai quanto in questo periodo si parla di politica e dei suoi effetti sulla nostra società. Si parla della sua controversia, incomprensibilità e, perché no, incoerenza mettendo in luce la negatività incontenibile di questa situazione. Ma se, invece, ci si concentrasse su quegli aspetti apparentemente piccoli delle nostre giornate che donano un po’ di speranza? Questo è lo scopo della musica di Radio Fuori Luogo, il progetto cantautorale di Davide Montanari.

Il 22 gennaio 2018 ha firmato il suo esordio con l’album Chi l’avrebbe detto mai!. Composto da 10 tracce, con questo lavoro Davide, con la collaborazione di Manuel Scrofani, cerca di dar voce a quella parte della società messa sempre in sordina, mai ascoltata, e che invece ha tanto da raccontare.

Come nasce il nome “Radio Fuori Luogo” e, in generale, la vostra collaborazione?

Il nome nasce dalla volontà di dare voce e speranza a tutte quelle persone che non hanno la forza, il coraggio o semplicemente la possibilità di farlo. Questa è la spiegazione del termine “Radio”. Le parole “Fuori Luogo”, invece, sono riferite a tutte quelle voci fuori dal coro che non hanno una collocazione o bandiera precisa. Voci che vogliono cambiare e che sempre si sono sentite straniere in una società imprigionata nella sua finta libertà.

Il Progetto nasce dal mio incontro puramente casuale con Manuel Scrofani, nel fine serata di un Capodanno di quasi una decade fa. Tra fiumi di parole ci accorgemmo della comune passione per la scrittura ed eravamo d’accordo sul fatto che nella musica italiana contemporanea mancasse un progetto cantautorale impegnato, ma allo stesso tempo scherzoso e che soprattutto trasmettesse un messaggio di speranza, sempre e in ogni caso.

In foto, Davide Montanari, del progetto cantautorale Radio Fuori Luogo

In foto, Davide Montanari, del progetto cantautorale Radio Fuori Luogo

Il tema principale del vostro lavoro artistico è la denuncia rivolta alla politica di oggi, che annienta la nostra società. È un argomento che viene trattato molto spesso in musica: cosa pensate vi differenzi dagli altri artisti che toccano questo tema?

Oggi si tende a parlare di politica o fare testi sociali mettendo in risalto il malessere e l’annientamento di ogni aspettativa delle persone. Il nostro scopo non è quello di dare un messaggio celato da questo velo di negatività. È far capire (o almeno provare a farlo) che, anche quando tutto sembra perso, il solo fatto che i sogni e le speranze delle persone esistano e non si possano spegnere può portare a un ribaltamento delle cose. Secondo me è solo attraverso la speranza che il mondo può veramente cambiare e purtroppo molte persone l’hanno persa.

Una curiosità: ho scoperto che, durante i live, siete soliti far salire sul palco un piccolo cane di nome Marley. Da dove nasce questa decisione?

Marley, detto anche Claudio, è sempre con me. Siamo uniti in una simbiosi inseparabile. Lo lascio a casa solo in caso di eventi troppo rumorosi o spaventosi per lui. Oltretutto la gente pensa che il cane “coccoloso” sia un ottimo deterrente per attirare le attenzioni delle ragazze. In verità lui finisce spupazzato e coccolato mentre io finisco in disparte ad aspettarlo. In conclusione: la vera rockstar è lui.

Ci sono artisti della scena musicale italiana con cui vorreste collaborare?

Sì, troppi forse. Radio Fuori Luogo è infatti fondato sulla collaborazione non solo tra me e Manuel, ma anche sugli incontri e sulla collaborazione di persone conosciute durante il nostro cammino, anche semplicemente da conversazioni fatte in strada. Questo per dire che ulteriori collaborazioni sono ben volute e ricercate. Se devo proprio fare due nomi, i primi che ho in testa sono: Le luci della centrale elettrica, Maria Antonietta, Simone Tomassini. Poi, per restare con i piedi per terra: Vasco, Ligabue e Zucchero.

Avete tre parole a disposizione per descrivervi: quali usate?

FUV: fottuti – utopici – visionari!

Essenzialmente dei giovani sognatori che credono ancora nella bontà delle persone, malgrado a volte siano rimasti fregati dalla società e dalla vita stessa.

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Elvira Petrarca

Elvira Petrarca

Nata nel 1997, vive di pane e pianoforte. Ama l'arte in ogni sua forma e viaggia sempre con una penna ed un quaderno in mano per poter raccontare ciò che più la incuriosisce.

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