Reversal Symmetry: «Sperimentiamo per non diventare un accessorio»

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In foto, i Reversal Symmetry

In foto, i Reversal Symmetry

I Reversal Symmetry sono una band rock progressive. Hanno pubblicato un doppio cd, Jekyll and Hyde, che analizza le dinamiche interiori su cui si fonda la coscienza umana. E anche l’incoscienza. Un progetto ambizioso e originale, il loro, che Matteo Ferretti – storico componente della band – racconta in questa intervista.

Reversal Symmetry, nati dalle ceneri dei Layra, band rock progressive, attiva dal 2006 al 2012. Chi ha conosciuto i Layra può intuire come si sia evoluto il vostro percorso musicale. Per tutti gli altri, invece, lascio che sia tu a dirlo.

I Reversal Symmetry sono il frutto scaturito da ciò che i Layra hanno seminato in questi anni: concerti scenografici, sessioni in studio di registrazione, scrittura, viaggi, litigi e soddisfazioni. Fatto tesoro del percorso precedente, io, Moreno Sangermano e Fabio Vitale abbiamo deciso di proseguire questa strada verso un pubblico più vasto. Allora abbia ricevuto molti consensi anche in Russia, Giappone e Inghilterra, ma i nostri testi erano scritti in italiano. Così abbiamo scelto di adottare l’inglese per veicolare il nostro messaggio più facilmente. Parallelamente, Davide Miccinilli e Graziano Sessa sono subentrati alla sezione ritmica portando notevoli progressi e così è stata magia al primo incontro. La nostra musica si avvale anche di strettissime collaborazioni, a volte un po’ ambiziose: il M° Alessio Quaresima Escobar (cantante baritono molto attivo in Italia e all’estero), Guido Gori Giorgio e Stefano Sangermano, sono loro ad aver dato voce agli altri personaggi del libro di Stevenson.

Il vostro primo disco, Jekyll and Hyde, è un progetto poco convenzionale: diviso in due parti (il white side rappresenta la supremazia della ragione sull’istinto primordiale, mentre il dark side lascia trapelare la negatività e la distruzione), racconta il romanzo di Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr. Hyde. Come nasce l’idea di un progetto così ambizioso?

Il tema dell’opposto ci ha sempre affascinato e lo troviamo frequentemente citato nel cinema, nel culto religioso e nella psicologia. Risulta un tema molto trasversale, intimo e umano, quindi complesso. Spesso, nei dischi precedenti realizzati con i Layra, abbiamo fatto riferimento a questo concetto, come in Crono con il brano Lumen et Umbra. L’idea era quella di creare un disco centrato essenzialmente su questo tema, analizzando le dinamiche interiori su cui si muove la nostra coscienza e incoscienza. Nessuno meglio di Stevenson ha saputo descrivere tali comportamenti, sfruttando l’espediente di un romanzo. Ci è sembrato stimolante l’idea di interpretare i suoi personaggi e i loro intrecci il più fedelmente possibile: così, da un breve racconto del 1886, è nata un’opera rock composta da due album.


La musica è molto presente sui nostri smartphone ma poco valorizzata. Quello che proponiamo noi, insieme a molti altri colleghi, è un approccio differente. Soprattutto quando la musica e i testi richiedono un’attenzione maggiore.


Jekyll and Hyde, di fatto, è un concept album: ciascun brano è un capitolo della storia di Stevenson, come dicevamo. Quali limiti e quali benefici offre un album che è incentrato su un unico tema?

Il tema è unico, ma la sua complessità permette di approfondire diversi aspetti antropologici. Di sicuro non abbiamo posto limiti, volevamo che la nostra creatività artistica scorresse incondizionatamente. Abbiamo inserito orchestrazioni, la voce di un baritono, passaggi di tango: la sperimentazione è stata certamente la nostra caratteristica chiave. Credo che l’unico limite sia stata la difficoltà nel realizzare un disco così lungo e complesso, ma è stata una difficoltà ben ricompensata: mi sono commosso durante l’ascolto delle orchestre in studio di registrazione, al termine del missaggio, lì ho pensato “ne è valsa davvero la pena”!

“Ogni cosa vive al confine del proprio contrario”, il disco si chiude con questa massima. Al confine di cosa vivono, oggi, i Reversal Symmetry?

La sfida verso il futuro. Oramai stiamo perdendo l’abitudine di dedicare più tempo all’ascolto della musica, magari sfogliando il libretto dell’album o leggendo i testi. Oggi la musica si sta trasformando in un “accessorio”: nei supermercati, al lavoro, durante una corsa nel parco. È molto presente sui nostri smartphone ma poco valorizzata. Quello che proponiamo noi, insieme a molti altri colleghi, è un approccio differente. Soprattutto quando la musica e i testi richiedono un’attenzione maggiore.

È vero che Jekyll and Hyde è il primo album dei Reversal Symmetry, ma – in verità i Layra avevano già pubblicato due dischi: Chiaroscuro e Crono, a cui tu stesso accennavi prima. Cosa vi portate dietro di quell’esperienza?

I Layra ci hanno permesso di diventare una band più solida. A prescindere dall’esperienza che si ottiene davanti al pubblico o in studio di registrazione, di fatto siamo un gruppo di persone, ognuno con la propria umanità e le proprie idee. Insieme abbiamo imparato a valorizzarle, creando qualcosa di unico come Jekyll and Hyde, appunto.

La cover di Jekyll and Hyde, dei Reversal Symmetry

La cover di Jekyll and Hyde, dei Reversal Symmetry

Parliamo di prog scenico: le vostre esibizioni sono caratterizzate da una notevole componente teatrale, realizzata tramite costumi, coreografie, scenografie e video proiezioni. La musica come esperienza totale e totalizzante, insomma.

Il progressive rock è, a nostro avviso, la forma musicale che riesce a esprimere meglio di qualunque altra le visioni e le sensazioni di una storia. Ci riesce proprio perché è un genere libero da etichette e da condizionamenti: si passa dalle matrici classiche alle turbolenze del rock, creando un’altalena di emozioni che si ripercuote sull’ascolto. La componente visiva non fa altro che accelerare queste sensazioni: unire il teatro, ovvero la gestualità, i costumi, la scenografia e le videoproiezioni aiuta l’ascoltatore a immergersi ancora di più nel racconto. Se potessimo, cattureremmo tutti i sensi dell’ascoltatore. Ci piacerebbe immergerlo per novanta minuti all’interno di una dimensione alternativa, nella Londra dell’800 di Stevenson, ad esempio.

Negli anni, siete riusciti a farvi conoscere anche fuori dai confini nazionali, suscitando un particolare interesse in Giappone. Sbaglio se dico che in Italia, se non si passa attraverso certi canali (prima i talent, adesso il web), si rischia di restare inosservati?

Sono d’accordo per quanto riguarda il web. Il mondo intero si sta spostando verso questa dimensione e sarebbe praticamente impossibile cercare di promuovere la propria musica senza considerare questo canale. Sono molto lontano dai talent, ma non voglio screditarli: sono semplicemente incompatibili con il nostro percorso, poiché ti propongono di cantare canzoni di altri autori, ma noi facciamo musica inedita. Inoltre noi non proponiamo la nostra musica a una giuria, ma alle persone che desiderano ascoltarci.

Anche perché, mi permetto di supporlo, la vostra musica non ha la pretesa di diventare nazionalpopolare. Sbaglio?

Di certo la nostra musica in Italia è incompatibile in alcuni contesti leggendari: non potremmo mai proporre Jekyll and Hyde a Sanremo, anche se Peter Gabriel… Il rock progressive è un genere apprezzato da una fetta di ascoltatori ben definita, ma non così modesta. Però devo ammettere che il riscontro più soddisfacente lo riceviamo durante i nostri live: molte persone, completamente ignare del genere, apprezzano la nostra musica. Questo per noi è un risultato meraviglioso.

Parliamo di rock. In che stato di salute versa il rock italiano, oggigiorno?

Credo che il rock si stia spostando verso un’attenzione più commerciale. In questo settore non ho visto emergere nuove proposte, ma ci sono alcune band poco note che meriterebbero una maggiore attenzione. Di certo il pubblico italiano gode di grandi pilastri del passato, ma che ancora oggi muovono la scena musicale, soprattutto durante i loro concerti. Mi riferisco a quello che Vasco Rossi ha fatto a Modena, agli ultimi concerti celebrativi dei Pooh, ai sold out di Ligabue, all’addio degli Elio e le Storie Tese. Per quanto riguarda il rock progressive, possiamo fare tesoro della grande rivoluzione nata negli anni ’70, che ha portato alla nascita della PFM, tutt’ora molto attiva in Italia, Il Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, I New Trolls, tanto per citarne alcuni. E nonostante l’era “preistorica”, ancora riescono a ispirare la nostra musica.

Prima di lasciarci, parliamo di live. Il palcoscenico è l’habitat naturale della vostra musica, la sua realizzazione più compiuta. Quali sono i vostri progetti futuri?

Attualmente continuiamo a proporre il nostro spettacolo nei palchi che godono di una struttura molto ampia, per accogliere scenografie, costumi, videoproiezioni, tutta la band e i quattro cantanti. Ma non ci dispiace proporre la nostra musica in ambienti più ristretti, cercando di ridimensionare l’opera nel suo insieme. È proprio lì che troviamo un riscontro diretto con il pubblico. E poi chissà… un nuovo disco? Abbiamo qualche idea, ma per ora siamo concentrati sulla promozione di Jekyll and Hyde.

Concludo sempre le mie interviste con questa domanda: qual è la parola della vostra vita?

“Confronto”. È la parola che ci ha sempre aiutato in ogni circostanza. I feedback del nostro pubblico, i consigli del producer (Alessandro Di Nunzio), le proposte di un membro della band, le recensioni sul disco: potrei andare avanti per ore. Ascoltare, per noi musicisti, è estremamente necessario e gratificante. Purtroppo viviamo in un momento storico dove “l’altro” viene visto come la parte “nera”, il dark side, appunto. Invece la musica ci ha insegnato che quella diversità è la ricchezza più profonda che possiamo ricevere.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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