Rockin' chair: le sedie vuote di Noel Gallagher

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In foto, Noel Gallagher, frontman degli Oasis fino allo scioglimento nel 2009 e autore del brano Rockin' Chair

In foto, Noel Gallagher, frontman degli Oasis fino allo scioglimento nel 2009 e autore del brano Rockin’ Chair

Forse perché coincide con quel periodo dell’anno in cui le nevi scompaiono e lasciano intravedere le promesse dei mesi successivi, marzo induce a fare bilanci dei nostri rapporti e a notare le assenze che si sono create. Marzo è il mese delle parole non dette a cui ripensi tornando a casa la sera, delle frasi che non potrai più dire anche se forse avresti voluto, o che non hai mai sentito pronunciare, ma vorresti fossero state dette.

Mi chiedevo se proprio in questo periodo – chissà – è stata scritta Rockin Chair, che parla giustappunto di questo. Degli Oasis avevamo già parlato tempo addietro e questo pezzo è uno dei primi che scrissero (anche se non venne incluso in un album prima del 1997).

«Credo fosse una delle prime», raccontò Noel in un’intervista. «Come molte delle prime, parla del desiderio di andarsene da casa. “Questa città non ha più niente per me…”. Devo averlo scritto a Manchester. La canzone parla del voler essere da qualche altra parte. Di nuovo, menziona il telefono come fanno molte delle mie prime canzoni. E la pioggia. La pioggia e i telefoni.

«L’abbiamo suonata una volta, la prima data del tour inglese, quando a Guigsy [il bassista, nda] non è stato dato il disturbo di alzarsi dal letto perché aveva il suo esaurimento nervoso e abbiamo avuto Scott nel gruppo per un breve periodo. Penso che l’abbiamo suonata la prima sera e poi l’abbiamo messa da parte, perché “il ritornello era troppo alto per Liam”.

«Avrebbe dovuto essere nell’album, poi ho scritto qualcos’altro. Penso che fosse Wonderwall. Quindi era Rockin’ Chair o Wonderwall. Immagina se Wonderwall fosse stato un B-side! Non saremmo qui seduti qui, te lo dico io».

Ed ecco, io Rockin’ chair l’ho capita solo l’altra sera, tornando in macchina mentre ascoltavo The Masterplanl’album che racchiude le canzoni escluse da Definitely maybe e (What’s the story) Morning glory?.

Cover della compilation The Masterplan (1998) degli Oasis

Cover della compilation The Masterplan (1998) degli Oasis

Sono più vecchio di quanto vorrei essere
Questa città non fa più per me
È tutta la vita che cerco un’altro modo
Non mi interessa se è il tuo carattere,mi butti giù e per me sei rude

È tutta la vita che cerco di avere un giorno migliore

È difficile quanto basta rimanere accanto al telefono
Aspettando che i miei ricordi arrivino

È abbastanza difficile stare seduti lì
Dondolandomi sulla tua sedia
È tutto così difficile quando non ci sei

Intervistato dal Telegraph poco prima dell’uscita ufficiale dell’album, Noel disse che Rockin’ Chair:

Parla di fare i bagagli e attendere il momento giusto per andarsene. L’ho scritta prima di andare a Londra. Ho sempre desiderato trasferirmi lì, sembrava essere il posto dove stare.

E mentre decideva che avrebbe dato una svolta alla sua routine, scrisse questo testo. Non conteneva concetti forti, non era la canzone che avrebbe portato il gruppo in cima alle classifiche. Però a rileggerlo oggi segnava una fase di transizione che è stata determinante per andarsi a prendere il successo.

Si può provare nostalgia per chi non fa più parte della nostra vita e anche avere fiducia nella strada che stiamo percorrendo. La nostra ricerca vale più di mille incontri sbagliati. Perciò val la pena lasciarci alle spalle chi ci vorrebbe allontanare dalle nostre aspirazioni e da noi stessi – chi ci tiene fermi nel luogo da cui vorremmo andarcene.

Il senso di un testo così, che senza essere particolarmente brillante è stato inciso e inserito nel terzo album del gruppo invece di altri pezzi che piacevano molto, è che anche questo fa parte del nostro trascorso ed è giusto così.

È giusto avere nostalgia, ma è sbagliato rimanere fermi accanto a un telefono che non suona (i cari anni ’90!) in attesa di una risposta che dovremmo darci noi. Perché sta a noi alzarci, andare avanti, proseguire la nostra strada e lasciare che chi va nella stessa direzione ci trovi e cammini con noi.

È così, viviamo molte fasi di passaggio, e quasi tutte male: però sono decisive per non farci accomodare nel nostro status quo personale. Marzo lascia l’amaro in bocca per la nostalgia di quelle persone che sono andate altrove e non hanno proseguito con noi: è il gusto triste del diventare adulti e che ci prepara a sceglierci davvero.

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, studio a Milano e al momento lavoro per una casa editrice. Tra John e Paul preferisco Macca.

1 comment

  1. mattia colore 9 marzo, 2018 at 15:17 Rispondi

    grazie Ilaria di questo articolo. Per la canzone, per il senso delle tue parole. E per il coraggio di averle scritte. Che mica è di tutti. Mattia Colore.

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