Van Gogh e Kröller-Müller: l’arte come consolazione [ANTEPRIMA]

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Restauro di un dipinto di Van Gogh al Kröller-Müller Museum di Otterlo. Dal film Van Gogh: tra il grano e il cielo

Restauro di un dipinto di Van Gogh al Kröller-Müller Museum di Otterlo. Dal film Van Gogh: tra il grano e il cielo

Vincent Van Gogh: un nome attorno al quale è nata una leggenda, piena di follia e di amore spasmodico per l’arte. La nuova produzione Nexo Digital e 3D Produzioni, intitolata Van Gogh. Tra il grano e il cielo, racconta la vita del pittore olandese, attraverso il lascito della più grande collezionista privata di Van Gogh: Helene Kröller-Müller, che acquistò più di trecento quadri e dedicò la sua vita al ricordo del pittore.

Nel film, diretto da Giovanni Piscaglia e scritto da Matteo Moneta con la consulenza scientifica e la partecipazione di Marco Goldin e che sarà nelle sale solo il 9, 10, 11 aprile, viene celebrata questa unione spirituale tra due persone che non si conobbero mai, ma che condivisero tanti aspetti della propria vita: la tensione verso l’assoluto, la ricerca di una dimensione religiosa e artistica pura, entrambi scrivendo moltissime lettere (ora importantissime fonti storiche).

Avevano della religione una visione molto laica. Van Gogh era a metà tra San Francesco, che si spoglia della mondanità per abbracciare la bellezza delle cose e trovare così Dio, e lo jurodivyj di Dostoevskij, un diverso, un reietto, che non risponde alle coordinate della società ma che forse proprio per questo si avvicina alle coordinate di Dio. E il Dio di Vincent e Helene lo riesce a vedere solo chi vive soglie di valori tra il visibile e l’ulteriore.

Ad accompagnare l’intera parabola è l’attrice Valeria Bruni Tedeschi, ripresa nella chiesa di Auvers-sur-Oise, che Van Gogh dipinse qualche settimana prima di suicidarsi.

L’occasione per raccontare il rapporto tra Van Gogh e la Kröller-Müller è stato lo studio dello storico dell’arte Marco Goldin e la conseguente mostra dedicata alla collezione di Helene: Van Gogh. Tra il grano e il cielo, inaugurata nella Basilica Palladiana di Vicenza.

Un documentario d’eccezione, che racconta la vita tormentata del pittore, senza idolatria e in una chiave nuova. Viene spogliata la figura di Van Gogh da tutte le sfaccettature consuetudinarie e raccontato il dramma e l’umanità del pittore.

Helena si avvicina a Van Gogh nel 1909, quando compra il suo primo quadro, e non smetterà più di ammirarlo e di imitare il suo stile di vita. Nonostante fosse una delle donne più ricche d’Olanda, non era una felice, voleva stare vicino agli umili, ai sofferenti, agli ultimi. Come Vincent Van Gogh era stato predicatore laico tra i minatori della regione belga del Borinage, lei decise di andare al fronte a curare i feriti, durante la Grande Guerra.

Valeria Bruni Tedeschi durante le riprese di Van Gogh: tra il grano e il cielo, nella chiesa di Auvers-sur-Oise

Valeria Bruni Tedeschi durante le riprese di Van Gogh: tra il grano e il cielo, nella chiesa di Auvers-sur-Oise

Helena non era interessata alla materialità e alla ricchezza della vita, non condivideva nessuna passione con il ricco marito, si nutriva di arte e di viaggi. I sentimenti di Helene erano invece rivolti a un uomo di vent’anni più giovane, Sam van Deventer, con il quale si è scambiata una lunga serie di lettere, ma il loro fu, probabilmente, un’amore solo platonico. Nelle missive racconta come le opere di Vincent e la sua arte sono per lei una scappatoia dalla vita ordinaria.

«Helene è un personaggio romantico, quasi libresco» racconta Piscaglia, «chiusa nell’ideale di donna a cavallo tra Ottocento e Novecento. È molto ricca, potrebbe avere tutto, ma è anche malata fisicamente e ha bisogno di vedere oltre la realtà che gli altri hanno predisposto per lei. È quindi una donna malinconica. L’arte di van Gogh la porta a una realizzazione interiore di quello che la vita reale non le ha dato».

In seguito a un viaggio a Firenze, Helene Kröller-Müller decide di voler dedicare un museo al pittore olandese. Nonostante vari problemi economici, dovuti ad alcuni sbagliati investimenti del marito, il museo Kröller-Müller apre le sue porte nel 1938 ed è ancora oggi un luogo di devozione a quello che viene considerato da Helene «il più grande pittore moderno».

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Alice Sagrati

Alice Sagrati

Carbonara, Peroni e libri pesantissimi. Ho un brutto rapporto con lo scorrere del tempo e con le persone autoritarie. Non conosco quasi niente, sogno quasi tutto. 20 anni, studentessa di Storia Dell’Arte.

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