La batteria dei Nerve non è mai scarica

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I Nerve

I Nerve

“La moeller technique è un metodo di percussione che combina diverse tecniche con l’obiettivo di migliorare la velocità, la forza e il controllo. Questo metodo è considerato segreto nella comunità dei batteristi. […]Usa un “movimento a frusta” che lascia alla gravità la maggior parte del lavoro e permette al batterista di essere veloce rimanendo rilassato.”

Per farvi un’idea di cosa sia un concerto dei Nerve, band nata a New York negli anni ’90 con l’evento Prohibitive Beatz, vi basta sapere che il batterista e fondatore Jojo Mayer è uno dei rari musicisti che padroneggiano questa tecnica. Inserito nella classifica della rivista Modern Drummer Magazines dei 50 migliori batteristi di sempre, ha iniziato la sua carriera a 2 anni, quando per la prima volta si esibì con il padre bassista, e ha continuato a suonare affiancando i grandi del jazz come Nina Simone e Dizzy Gillespie. Svizzero di nascita, si è trasferito a New York e lì ha dato vita ai Nerve, trio musicale che riesce a unire musica elettronica, ritmi jungle, Dub Step Break Beat e Drum & Bass.

20 aprile, la band suona sul palco del Teatro Miela di Trieste. Il loro genere è di difficile definizione. Fa musica elettronica, ma è anche un gruppo jazz. Non si direbbe che è un gruppo rock e dub step… e invece è anche quello. Ciò che si può dire con certezza è che i tre, sul palco riescono a creare un’atmosfera che avvolge tutti gli spettatori e li ipnotizza, facendoli muovere al ritmo regolato da John Davis, al basso e al low end manipulation. Anche Jacob Bergson, alla tastiera e synth, ha diversi assi nella manica con la sua esperienza stilistica nel jazz, musica pop ed elettronica. Ma al pubblico non passa inosservato il lavoro di Aaron Nevezie, che dietro al mixer manipola l’output sonoro durante la performance, lavoro che solitamente è fatto in post-produzione.

Oltre a essere maestri di versatilità, i Nerve riescono a far credere che il tempo sia fermato nella sala concerti del teatro Miela. L’unico tempo che conta è quello ritmato di Jojo Mayer, che non si ferma mai e continua a risuonare tra le pareti anche quando il bis è terminato.

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Anna Pulcher

Anna Pulcher

Mi chiamo Anna e sono palindroma. A volte mi piace parlare iniziando dalla fine e finendo con l’inizio, mi piace confondere l’idea di prima e di dopo, avanti e indietro, destra e sinistra e giocare con tutte le finte regole che ci circondano. In questa confusione di direzioni ho messo radici a Trieste, dove vivo e studio in compagnia delle amicizie e del mare, una sorpresa preziosa per una piemontese di nascita. Tra un viaggio e l’altro, tra una passeggiata e molte chiacchiere, la mia vita si riempie di passioni. Amo fare foto (agli sconosciuti), scrivere, disegnare e fare acquerelli (soprattutto quando piove), camminare (con i piedi e sopra ai trampoli), cantare e suonare, leggere, perdermi in pensieri aggrovigliati e sciolti, sperimentare in cucina e imparare nuove lingue (così si avvicina prima il momento di iniziare un nuovo viaggio). Amo spostarmi da una casa all’altra, ce ne sono svariate in diverse parti del mondo. Sono tutti i posti dove ho lasciato un pezzo di cuore.

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