Il cantautorato è donna (e anche il futuro)

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In foto, la cantautrice Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta

In foto, la cantautrice Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta

Il cantautorato non è uomo, partiamo da questo assunto fondamentale. Che è difficile da sradicare, me ne rendo conto, perché la canzone d’autore, in Italia, è nata grazie alla penna coraggiosa, rivoluzionaria e inconfondibile di alcuni uomini, su tutti Domenico Modugno, Umberto Bindi, Luigi Tenco, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Piero Ciampi, Fabrizio De Andrè. E mi fermo qui. Penne, queste, che non solo hanno cambiato la storia della canzone italiana, ma ne hanno tracciato un nuovo corso. Dopo di loro, nulla è stato più come prima.

Erano i primi anni Sessanta e la musica iniziava a sporcarsi di verità, attualità, politica, rabbia, protesta, dolore. E persino d’amore, trattato – però – in chiave inedita: i sentimenti si fanno totalizzanti, nascono per caso, a volte persino per noia (Tenco, cantando “Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare”, destò non poco scalpore). Per intenderci, con la prima generazione di cantautori, persino la canzone d’amore diventa politica, perché segna un nuovo modo di affrontare un tema blando e usuale, che – attraversato dalla loro penna – si rivela imprevedibile, composito, persino sconveniente, a volte. L’amore, quindi, adesso è carnale, viscerale, sfaccettato.


Questa premessa mi è stata utile per spiegare perché il cantautorato italiano abbia voltato le spalle alle donne. E non di rado, a dire il vero.


I cantautori sono figure scomode, perché non sono (soltanto) voci intonate, ma volti scoperti che cantano esperienze di vita reale, concreta; si espongono politicamente, sono uomini di cultura, osservatori e narratori scrupolosi di un’Italia che cambia. Questa premessa mi è stata utile per spiegare perché il cantautorato italiano abbia voltato le spalle alle donne. E non di rado, a dire il vero. Basti pensare che, nonostante qualche nome circolasse già a partire dagli anni Sessanta, bisogna attendere gli anni Ottanta perché le prime cantautrici inizino ad affermarsi: è il caso di Nada, Giuni Russo e Gianna Nannini, per citarne qualcuna.

Da lì qualcosa è cambiato, il predominio degli uomini non si è certo esaurito, ma un numero sempre più cospicuo di donne ha iniziato a far conoscere la propria penna. A cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, si affermano Carmen Consoli, Marina Rei, Mariella Nava, Gerardina Trovato, Paola Iezzi, Chiara Iezzi, Elisa, Dolcenera, Cristina Donà, Meg, L’Aura. Ma basta un passato imponente a mettere in ombra le nostre cantautrici? Temo di sì. Si tratta di una sorta di pregiudizio inconscio, quasi istintivo: facciamo parte di una cultura maschilista che osserva con una lente d’ingrandimento qualsiasi donna che non abbia un ruolo accessorio. E questo è un discorso ampio, lo so bene, valido in molti campi, non solo in quello artistico. “Secondo un antico proverbio / Ogni menzogna alla lunga diventa verità”, cito – non a caso – Carmen Consoli. Eppure, il panorama musicale attuale, è fitto di cantautrici di spessore, ognuna con una personalità distinta e una penna riconoscibile. Ce ne sono così tante che parlare compiutamente di ognuna sarebbe pressoché impossibile. Quindi, a fatica, ne ho scelte dieci soltanto.

Il mio scopo non è quello di metterle in luce, ma di raccontare come siano state capaci di farlo da sole.

01. Maria Antonietta

Il cantautorato è donna: Maria Antonietta

Il cantautorato è donna: Maria Antonietta

Cantautrice pesarese in costante evoluzione, istintiva, ribelle, scevra da qualsiasi etichetta, punk ma anche spudoratamente pop, con uno stile riconoscibile e una voce che tradisce mille sfumature. Ha realizzato quattro dischi: il primo Marie Antoinette wants to suck your young blood era autoprodotto; l’ultimo, Deluderti, è uscito poche settimane fa.

Brano consigliato: Galassie.

02. Chiara Dello Iacovo

Il cantautorato è donna: Chiara Dello Iacovo

Il cantautorato è donna: Chiara Dello Iacovo

Giovanissima, classe 1995, ha alle spalle una partecipazione a The Voice of Italy, una al Festival di Sanremo e un disco, Appena sveglia, pubblicato nel 2016. Voce cristallina e penna malinconica, ma anche arguta e ironica, fa – delle parole – un utilizzo consapevole, intelligente, sorprendente. Il suo nuovo singolo di intitola Abitudine, anticipa il secondo album di inediti e conferma la sua naturale propensione alla scrittura. Chiara, nonostante la sua giovane età, ha una personalità artistica definita.

Brano consigliato: Vento.

03. Levante

Il cantautorato è donna: Levante

Il cantautorato è donna: Levante

Siciliana, ma torinese d’adozione, è un’artista a tutto tondo, cantautrice dalla penna tagliente, prorompente e intensa, scrittrice e amante del bello. Ad ogni progetto discografico, ne dimostra la naturale inclinazione. Coniuga al meglio canzone d’autore e pop: scrive, suona, canta in modo personale, autentico, originale; come originale, del resto, è il suo stile, curato, attento al dettaglio, spesso motivo di critica per chi vuole che una cantautrice abbia un aspetto dimesso. Levante ha infranto tutte le regole, per fortuna.

Brano consigliato: Sbadiglio.

04. Serena Abrami

Il cantautorato è donna: Serena Abrami

Il cantautorato è donna: Serena Abrami

Ha partecipato a X Factor, al Festival di Sanremo (era il 2011 e cantava Lontano da tutto, un pezzo scritto per lei da Niccolò Fabi) e ha pubblicato due dischi (l’ultimo si intitola Di imperfezione). Voce delicatissima, penna raffinata e una carriera, che – nata in una realtà pop – ha trovato la sua piena realizzazione in un contesto più indie. La sua ultima fatica discografica lo dimostra: è un album fatto da suoni e testi ricercati, poco immediato ma stratificato, ogni ascolto ne svela una sfumatura.

Brano consigliato: Invisibile.

05. Mèsa

Il cantautorato è donna: Mèsa

Il cantautorato è donna: Mèsa

Romana, classe 1991, con alle spalle un EP omonimo e un disco, Touché, che raccoglie undici storie di vita. Talento sfacciato, diretto, e scrittura piena, densa, al servizio di una voce che ha il pregio di saper raccontare (il che non è esattamente una conseguenza naturale di chi sa cantare). Mèsa, all’anagrafe Federica Messa, ha tutte le potenzialità per diventare una cantautrice che si farà ricordare.

Brano consigliato: Oceanoletto.

06. Erica Mou

Il cantautorato è donna: Erica Mou

Il cantautorato è donna: Erica Mou

Non ha ancora trent’anni e ha già pubblicato cinque album (l’ultimo, Bandiera sulla luna, nel dicembre 2017), ha partecipato al Festival di Sanremo 2012 con Nella vasca da bagno del tempo e ha collaborato alla colonna sonora del film Una piccola impresa meridionale, diretto da Rocco Papaleo. Voce delicata, scrittura sognante, stile inconfondibile, Erica è già una veterana tra le nuove leve del cantautorato femminile.

Brano consigliato: Canzoni scordate.

07. Ilaria Porceddu

Il cantautorato è donna: Ilaria Porceddu

Il cantautorato è donna: Ilaria Porceddu

Sarda di nascita e romana d’adozione, Ilaria è un’artista dal talento duttile, che si misura con la scrittura, il teatro e il musical. Dopo la partecipazione alla prima edizione di X Factor, pubblica il suo primo album, Suono naturale. Segue un Festival di Sanremo, quello del 2013, in cui propone l’intensa In equilibrio, che unisce l’italiano alla lingua sarda. Nel 2017 arriva Di questo parlo io, che contiene anche un duetto con Max Gazzè. Ilaria riesce a coniugare la sua voce, che è pulita e potente, a una scrittura diretta, mai artefatta. Un talento da preservare.

Brano consigliato: Eva si fa fare.

08. Katres

Il cantautorato è donna: Katres

Il cantautorato è donna: Katres

All’anagrafe Teresa Capuano, è una cantautrice napoletana che ha pubblicato due dischi, Farfalla a valvole e, più recentemente, Araba fenice. Katres ha una voce che sa essere morbida e spigolosa, imponente e sussurrata. La sua scrittura trasuda onestà, è viscerale, trascinante. Una cantautrice e musicista di spessore, che fa delle parole un utilizzo preciso e meticoloso.

Brano consigliato: Araba fenice.

09. Marianne Mirage

Il cantautorato è donna: Marianne Mirage

Il cantautorato è donna: Marianne Mirage

Cantautrice romagnola, ha scritto in italiano, francese e inglese. Dopo il disco d’esordio, Quelli come me, ha pubblicato un EP, Le canzoni fanno male, che contiene il brano presentato al Festival di Sanremo 2017 e composto per lei da Kaballà e Francesco Bianconi dei Baustelle. Artista poliedrica, Marianne – all’anagrafe Giovanna Gardelli – è anche attrice. Ha recentemente pubblicato The place, brano scritto in collaborazione con gli STAG e colonna sonora dell’omonimo film di Paolo Genovese. Penna eccentrica, voce corposa e personalità dirompente, Marianne è una novità da non trascurare.

Brano consigliato: Messi male.

10. Francesca Michielin

Il cantautorato è donna: Francesca Michielin

Il cantautorato è donna: Francesca Michielin

Rischiava di diventare una vittima del sistema che le ha dato il successo, perché ha vinto X Factor e sembrava destinata a essere un buon prodotto da talent. Ma Francesca, seppur giovanissima, è una polistrumentista di talento, un’autrice valida, la sua scrittura è fresca, intelligente e mai pretenziosa, sa rispettare i suoi vent’anni e li racconta con disarmante sincerità, tenerezza e sfacciataggine. Con il suo ultimo disco, 2640, ha dimostrato una crescita importante e il desiderio costante di mettersi in discussione.

Brano consigliato: 25 febbraio.

In verità, di nomi da fare e storie da attraversare ce ne sarebbero tanti altri. Penso a Nòe, Giulia Mei, Joan Thiele, Rachele Bastreghi, Veronica Lucchesi, Giulia Ananìa, Valeria Vaglio, Elisa Rossi, per citarne ancora qualcuna. Il cantautorato femminile è una realtà da non sottovalutare. Esiste e sa esprimersi in forme diverse, stratificate, personali. Esiste e ha il volto di donne capaci di non offendere la propria identità per risultare credibili.

Me ne rendo conto, è infelice doverlo sottolineare, ma la verità è che c’è ancora chi storce il naso di fronte a una donna che fa un mestiere che è ingiustamente considerato prerogativa degli uomini. Il fatto che lo faccia senza sminuire il proprio temperamento, poi, crea ancora del sottile disappunto, un fastidio inconscio. Perché, e concludo, un uomo che scrive canzoni non è mai soggetto a dubbi e critiche, mentre una cantautrice, specie se è anche una performer brillante, attenta alla propria immagine e a difendere la propria femminilità, non risulta mai del tutto credibile?

Il cantautorato è donna, è il caso di farsene una ragione. E anche il futuro.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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