Comallamore, l'infinito oltre la rete

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Dettaglio della copertina di Comallamore, di Ugo Riccarelli, edito da Mondadori

Dettaglio della copertina di Comallamore, di Ugo Riccarelli, edito da Mondadori

Comallamore, di Ugo Riccarelli, finisce fra le mie mani perché ho avuto una botta di coraggio. Leggere un libro scelto da altri e con tempi quasi obbligati non è mai stata una mia priorità e nemmeno l’ho mai apprezzato come approccio.

Però Comallamore è un libro suggerito al quale avrei potuto dire no, non adesso. E invece ho scelto di acquistarlo, di aprirlo in un momento particolare della mia vita. Anche il libro, come la mia vita, è arrivato in ritardo. Sul treno ho iniziato a sfogliare le pagine, seppur lento ho proseguito. Ho scoperto poi non essere lentezza quella quiete che non sapevo ascoltare davvero.

Ci sarebbe tanto da dire e al contempo nulla, Comallamore mantiene la figura e la presenza di un romanzo. Non vuole essere un saggio, non vuole essere un documentario sui manicomi e sulla guerra. Una trama estremamente lineare che attraversa le vite dei personaggi prendendole per mano con una delicatezza da sembrare quasi indecente. Ci aspettiamo sempre grandi sobbalzi, grandi reazioni anche esagerate e invece sbattiamo in pieno contro la vita di Beniamino, un ragazzino che ha subito un infortunio giocando a pallone. Nonostante la famiglia sia distrutta da questa andatura claudicante, Beniamino non sembra curarsene. Cosciente dell’infortunio, ne prende atto e va avanti. Così come prende atto di quella morte improvvisa e delle ultime parole di suo padre; del bisogno di diventare uomo rinunciando agli studi per mantenere la famiglia; di quell’infinito oltre la rete che tutti i giorni osserva di nascosto.


Comallamore spiazza col racconto di fatti e di emozioni che non tuonano come vorremmo. Vite in balia degli eventi che cercano di mantenere la rotta come marinai stanchi.


Dovrei dilungarmi sulla trama ma ho paura che questo possa guastare la passeggiata che Ugo Riccarelli ha previsto per il lettore. Comallamore è un insieme di silenzi, di presenze, di bombe e di umanità inaspettata. Comallamore spiazza per la sua coscienza, per non prendere una posizione limitandosi (se questa è poi la parola corretta) al puro e semplice racconto di fatti e di emozioni che non tuonano come vorremmo. Vite in balia degli eventi che cercano di mantenere la rotta come marinai stanchi.

Così è sembrato a me. Un romanzo pesante, scandito dall’inizio alla fine dallo stesso identico ritmo. E per certi versi lo trovo grandioso. Vero è che non posso apprezzarlo a pieno, ma ogni battito lento è quasi rilassante. Il lettore può scegliere se lasciarsi cullare dalla storia, da quelle anime che vagabondano nel manicomio. Tutto di Comallamore fa pensare all’attesa incessante. E forse è proprio questo ciò che noi definiamo lentezza. Non siamo più abituati a uno scorrere del tempo pacato. Con Riccarelli torniamo all’origine delle nostre sensazioni ed è questo un altro aspetto che forse lascia tentennare il lettore.

Claudicante come Beniamino, claudicante come me che ho affrontato una forma di romanzo nuovo.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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