Diodato, la bellezza impareggiabile dell’onestà

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Diodato in concerto a Roma il 7 aprile 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

Diodato in concerto a Roma il 7 aprile 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

Roma, 7 aprile 2018.

Assistere ad un concerto di Diodato significa lasciarsi travolgere e cullare da un’esperienza potente, intensa, trascinante. Significa entrare, in punta di piedi, in una stanza che conduce a un’altra stanza. E poi a un’altra ancora. Fino a vedere, a occhi nudi, la preziosa capacità che ha di utilizzare il proprio talento fino farne un’esperienza da condividere. Perché il vero talento, di fatto, è saperne fare buon uso. E Diodato, quando canta di fronte al suo pubblico, sa esprimere consapevolmente tutte le sue capacità, tutti i volti che lo identificano.

I suoi concerti gli somigliano esattamente, è lui, senza sovrastrutture. È lui a mostrarsi, così com’è, puro, raro, sensibile. E credibile. Perché l’Adesso Tour è sporco e sacro, rock e cantautorale, da lasciarsi commuovere e poi da cantare a perdifiato. Un concerto dal valore di un’esperienza, perché spezza il cuore e le gambe, di fatto è intimo e corale. Ma non risulta mai disorientante, perché Diodato ha una personalità definita, una penna da cantautore, di quelle che sfidano il tempo, le mode e le scadenze. E ha una voce limpidissima e imponente, ma mai sovraccarica, perché sa usare tutte le sfumature che possiede. Sa esprimere tenerezza, rabbia e tutto ciò che sta in mezzo, senza mai risultare snaturato. Per questo motivo, l’Adesso Tour può concedersi il lusso di essere tante cose, ognuna capace di completarsi con l’altra.

Lo spettacolo si apre con I miei demoni, dal suo primo album, E forse sono pazzo. Seguono Mi fai morire, Paralisi e Ubriaco. Il pubblico canta, muove le braccia, accoglie con entusiasmo l’inizio del concerto, che è travolgente, impetuoso. Si fa fatica a restare fermi. Ma poi arriva Fiori immaginari, come un potente urto di bellezza che fa abbassare cellulari e voce, perché resti soltanto lui, con un brano intimo, di insindacabile intensità. Diodato si avvicina alla sua gente, è disarmato, di riflesso disarmante. È il primo di una serie di momenti in cui il pubblico resta in assoluto silenzio e ascolta la sua voce, che parte da un bisbiglio. Ma poi si alza, si fa più spessa e potente e, soltanto alla fine, si confonde in un lungo applauso, commosso e sincero, da parte di tutti noi. Qualcosa è successo, che non ci fossero artifici era evidente sin dall’inizio, ma adesso siamo parte e parti dello stesso racconto, non è più possibile tirarsi indietro.

L’Adesso Tour sa essere una festa e una riflessione, tutti insieme e ognuno con se stesso. Un momento di condivisione e di solitudine, di enormi applausi e silenzi educati, di frasi da cantare a squarciagola e altre da ingoiare a fatica. Perché, di fatto, così è la musica di Diodato: intima, potente, ma non pretenziosa, sa raccontare malinconia e allegria e sa farlo in modo preciso, puntuale, confondendo l’una nell’altra, fino a lasciare, al pubblico, la consapevolezza di aver ascoltato qualcosa di vero. È in questa duplice direzione che si snoda l’intero concerto: Diodato imbraccia la sua chitarra e a volte si lascia trascinare dalla musica, si diverte e si racconta. Ma, in ogni caso, si mette a nudo.

Dopo Ma che vuoi, tocca alla cover di Amore che vieni, amore che vai, con un’interpretazione, da parte di Diodato, personale e rispettosa. Con Cosa siamo diventati, title track del suo secondo disco di inediti, gli schermi dei cellulari, le mani, le voci e le luci si abbassano di nuovo, è un altro momento di preziosa intimità, imbraccia la sua chitarra e racconta la storia di una consapevolezza nuova e necessaria. E dopo un momento di attenta partecipazione, le nostre voci diventano il coro di Guai. È il turno di Mi si scioglie la bocca, che segna l’attimo in cui intimo e collettivo si incontrano, le voci si alzano ma l’attenzione non si abbassa, siamo spettatori e, nello stesso tempo, parte di un racconto malinconico, raffinato e sognante. Terminato il brano, Diodato accenna – accompagnato soltanto dalla sua chitarra – i primi versi del pezzo. Il pubblico inizia a cantare all’unisono e il risultato è un «grazie» timido e commosso da parte sua.

La verità e Un po’ più facile precedono Adesso, brano proposto al Festival di Sanremo, in collaborazione con Roy Paci. “Capire che adesso è tutto ciò che avremo”, canta Diodato, poi allarga le braccia e accoglie un altro lungo applauso, che ci accompagna verso l’ultimo brano in scaletta, Di questa felicità. Ma si tratta soltanto di una breve pausa, pochi minuti per allentare la tensione e riprendere fiato. Poi torna sul palco, da solo, con la sua chitarra e un filo di voce e di luce.

Parte Babilonia, brano che ha fatto conoscere Diodato al grande pubblico, durante il Festival di Sanremo del 2014. L’atmosfera è intima, delicata, qualcuno canta sottovoce, gli altri ascoltano in silenzio. Babilonia, come tanti altri brani del suo repertorio, si presenta come uno spiffero d’aria ma diventa in fretta un’esplosione, ti ammalia con una carezza e ti spinge in un tornado. E così accade: l’inizio è quasi impalpabile, poi la band si ricompone e il secondo ritornello è un grido liberatorio, potente, viscerale.

Il ritmo si fa sostenuto con Se solo avessi un altro, il penultimo brano in scaletta. Arriva il turno di Cretino che sei, siamo ormai alla fine, le fronti sono sudate, le gambe stanche, il cuore leggero. Diodato scende dal palcoscenico e balla in mezzo al suo pubblico. Sì, balla. E si diverte. Non è più un concerto e Diodato non è più un cantautore venuto a raccontare la sua storia: è un uomo grato, che fa festa in mezzo alla gente che ha permesso alla sua vita di compiersi. E lo dice a chiare lettere quando torna sul palco, «Vi ringrazio, voi non sapete quanto siete importanti per il mio sogno». Poi un inchino, le luci si spengono, il sipario si abbassa e resta la consapevolezza di aver assistito a un evento irripetibile. Perché è irripetibile l’uso che sa fare del suo talento.

Questo è il concerto di Diodato. Mi correggo, questo è Diodato. Un artista intenso e delicato, capace di offrirsi senza artifici. L’Adesso Tour è un’esperienza, esattamente come una partenza, un incontro o un sentimento, perché è carico di vita, di aneddoti, di dettagli, di ricordi, di contrasti. Commuove e libera, diverte e alleggerisce. Fa persino alzare la testa dal cellulare, che non è cosa da poco. È un’occasione di verità, senza ammiccamenti, senza retorica, senza distrazioni. C’è la vita di Diodato, c’è l’uomo. E poi il suo coraggio di farne un’esperienza da condividere. Nient’altro. Agli artisti, si sa, questo basta. E alla nicchia dei sensibili, quelli che dei sensazionalismi non sanno che farsene, anche. Dunque Diodato ha trovato il suo posto. E, in lui, tanta gente che sa riconoscere la bellezza impareggiabile dell’onestà.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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