Giovanni Conelli: un cantautore sempre in viaggio

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In foto, il cantautore Giovanni Conelli

In foto, il cantautore Giovanni Conelli

Emancipare il cantautorato italiano aprendosi all’Europa: il terzo capitolo della storia discografica di Giovanni Conelli è un extended play dalla vocazione continentale, nei suoni come nelle sensazioni suscitate dalle parole. Si intitola Di viaggio, di fiori e di altre spine, ed è stato pubblicato nell’autunno del 2017 per coronare un ciclo creativo durato quasi due anni, reso possibile grazie ai contributi ottenuti sulla piattaforma di Musicraiser, dove il crowdfunding è stato accolto con fiducia raggiungendo la cifra prefissata in anticipo sui tempi di scadenza.  Giovanni Conelli, classe ’93, ha radici a Napoli ma il suo incedere l’ha portato, nei tempi più recenti, ad esibirsi a

Roma, Milano, Novara, Lecco fino a spingersi a Vienna e Passau; la forza di Di viaggio, di fiori e di altre spine sta proprio nell’addensare le esperienze dell’artista in quattro brani dall’approccio orientato all’elettronica più profonda e avvolgente, amplificata dai testi ermetici ed evocativi.

Un disco per viaggiare, che tocca corde delicate e intime della mente e del cuore dell’ascoltatore: le proiezioni durante i suoi live espongo elementi spaziali e universali, ma si focalizzano sul microcosmo che ognuno di noi porta dentro. Sollecitare, ma senza eccessi, come dimostra anche l’impatto visivo dell’album, elegante nel packaging avvolto di nero e minimale nelle rappresentazioni grafiche con gli elementi valorizzati dall’elaborazione di una foto di Istanbul scattata dallo stesso autore delle canzoni; lo storico crocevia che collega l’Occidente e l’Oriente diventa fulcro evolutivo nella geografia e nelle sonorità elaborate da Giovanni Conelli.

Giovanni, Di viaggio, di fiori e di altre spine è il titolo del tuo terzo lavoro all’attivo che ti ha permesso di evadere dalla tua città (Napoli) e spingerti anche all’estero: com’è nato questo progetto e perché questo titolo?

Questo progetto è nato muovendomi di luogo in luogo: ogni canzone, ogni testo, ogni arrangiamento è stato realizzato in una parte diversa d’Europa. Si può sentire una porzione di Napoli, una di Milano, una di Vienna, di Istanbul, Sarajevo, Praga e così via. È un progetto senza confini, per un viaggiatore romantico come me che finisce sempre per esprimere ogni emozione nella musica. Si chiama Di viaggio, di fiori e di altre spine perché questo titolo rappresenta per me un po’ un processo vitale di evoluzione personale che passa inevitabilmente per il movimento (il viaggio), per le cose belle (i fiori), ma anche per il dolore e per gli errori (le spine).

Istanbul appare «l’ombelico del mondo e delle emozioni», cosa ti ha spinto a scrivere un pezzo che emanasse le tue emozioni immerse in una città che è anche un po’ un “ponte di mezzo”?

La prima volta che sono arrivato a Istanbul avevo attraversato tutti i Balcani e mi sembrava di camminare in un luogo vibrante, pieno di umanità, avvolto da un dinamismo unico. Avevo palesemente gli occhi foderati d’oro. La mia canzone, oltre a essere dedicata alla città in sé, parla della sensazione di sentirsi nel posto giusto al momento, parla di serenità, di voglia di vivere, della grandezza del mare davanti a sé.

La cover di Di viaggio, di fiori e di altre spine, il terzo album di Giovanni Conelli

La cover di Di viaggio, di fiori e di altre spine, il terzo album di Giovanni Conelli

Che cos’è per te l’amore e quante forme esistono di questo sentimento, attualmente così stereotipato nella musica pop italiana?

Non sono di certo io la persona adatta per poter dire cosa sia l’amore. So che è un sentimento forte, spesso è una scelta che comporta grandi sacrifici. Si può amare una persona, più persone, un luogo, della musica, dell’arte, una cultura. Credo proprio che l’amore sia qualsiasi cosa sia capace di rendere il nostro cuore più grande ed elastico.

Secondo te il «cantautorato italiano ha bisogno di emanciparsi all’Europa». Cosa manca musicalmente agli artisti italiani rispetto al resto d’Europa?

L’Italia non ha niente da imparare dall’estero, in fondo siamo il paese di Battisti, di Battiato, di Dalla e questo nessuno potrà mai negarcelo. Vedo, però, al momento una grande tendenza a essere alla moda più che a essere qualcuno con qualcosa da dire. Questo mi dà estremamente fastidio, svuota la musica di contenuti, di emozioni e la rende fragile ed effimera.

Dove ti vedi tra 10 anni, o dove speri di essere?

Spero di essere vero, di non aver tradito la mia natura, questo sarebbe l’unico peccato possibile.

Ti piace fondere parole emozionali con musica elettronica, cosa viene prima nel tuo processo creativo?

Qualche anno fa avevo un metodo, scrivevo musica e testo insieme. Nel caso di questo lavoro, l’incedere è stato abbastanza vario e irregolare. Ho perso il mio metodo, speriamo di aver acquistato almeno qualche punto in più.

A chi ti ispiri in questo lavoro? Tre artisti che tutti dovrebbero conoscere!

Prima di essere un musicista sono un ascoltatore maniacale. Mi lascio influenzare dagli altri musicisti, sbircio, prendo esempio, contrasto, guardo come si esibisco, tagliuzzo mille pezzi e li applico tutti alla mia personalità creando forme nuove. Tre artisti che tutti dovrebbero conoscere? Roberto Murolo, Björk, Beethoven.

I tuoi live sono esibizioni performative: c’è una data in particolare che ricordi più delle altre?

Mi sono esibito allo Spazio Ligera di Milano e onestamente è stata un’esperienza bellissima. Oltre all’enorme carica emozionale durante la performance, mi sono sentito investito da una calma e da una fiducia nei confronti del pubblico abbastanza rara. Sono queste le esperienze che ti fanno diventare un musicista e un essere umano migliore.

About author

Silvia Pompi

Silvia Pompi

Nasce a Roma negli anni '90 in un giorno di primavera all'ora del caffè post-abbuffata. Cresce in compagnia di Kinder Cereali, pizzette rosse, succhi di pera, il cane Wendy e le VHS horror. La Casa di Sam Raimi sarà la principale causa della sua infatuazione per il cinema. All'università si specializza in Cinema e produzione multimediale. Durante i cinque anni accademici diventa una web radio speaker. Crede fermamente nelle avventure e in quella vocina che tutti chiamano coscienza, ma che lei chiama volontà. "Yes, I can do it".

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