Maria Antonietta, che non combatte la delusione

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Dettaglio della cover di Deluderti, il nuovo album di Maria Antonietta

Dettaglio della cover di Deluderti, il nuovo album di Maria Antonietta

È possibile realizzare un concept album sulla delusione? Maria Antonietta ci è risuscita. No, non aspettatevi un disco dimesso e malinconico. Deluderti, pubblicato il 30 marzo, fa – della delusione – un atto di ribellione, di rivalsa. È un inno alle aspettative andate a male, al tempo tradito da un’illusione, alle attese rimaste in coda a un’ambizione.

Maria Antonietta ha stretto un’alleanza con la disillusione e spiega perché sia un ostacolo da santificare (e non da abbattere) per raggiungere la libertà. Sì, proprio così: in Deluderti la cantautrice pesarese non si scaglia contro la delusione, ma ne fa un inno, perché smettere di combattere le imperfezioni significa (ri)scoprirsi vera, viva, piegata ma non vinta. E orgogliosamente imperfetta.

No, non c’è retorica in Deluderti, se è questo che state pensando: non è un elogio all’imperfezione che ha il fine di osannare la mediocrità e l’omologazione; non è nemmeno un canto corale, il portabandiera di un gruppo di insoddisfatti. È l’esatto opposto: Maria Antonietta non è una linea di contorno, ma una donna introspettiva e caparbia, che attraversa la rabbia e ne offre una chiave di lettura inedita. Deluderti è un disco intelligente, risolto, diretto, per questo tagliente, e spudoratamente leggero. Sì, leggero, perché la sua verità, evidente e inscindibile, non è affatto ridondante o pretenziosa, quindi può concedersi il lusso di essere squisitamente pop. I nove brani che lo compongono raccontano la crescita di un’artista che è rimasta intatta, ma per niente uguale a se stessa, semmai in armonia con se stessa.

Maria Antonietta è una cantautrice in costante evoluzione, questo lo dimostrano i suoi dischi, che hanno in comune una voce riconoscibile, calda, accogliente e a volte ostica, duttile a tal punto da accogliere racconti diversi, nati da età e consapevolezze differenti. Se è vero che la Maria Antonietta degli esordi era tutta voce e chitarre e quella successiva (parlo di Sassi, il suo secondo disco, pubblicato nel 2014) minimale e neanche lontanamente pop, l’artista di Deluderti è coraggiosamente disillusa, di riflesso malinconica, ma spavalda, viva, persino ironica. E poi è consapevole, non è tornata per caso, Deluderti non è un disco nato per caso. O, meglio ancora, non è un album nato per soddisfare una vanità, ma un’esigenza esatta, precisa, puntuale. Ha un motivo d’esistere, una storia da raccontare, un cambiamento da mettere a fuoco e a punto.

Si apre con Deluderti, appunto, la title track, che mette bene in chiaro i propositi di Maria Antonietta (“Io non ho intenzione di deluderti / Ma questa è la mia faccia / La mia fiducia non intatta / Un vago senso di presenza eterna”). Pochi versi ed è subito evidente che qualcosa è successo, i quattro anni di silenzio tra Sassi e Deluderti hanno allontanato i riflettori, ma non hanno messo a tacere la sua esigenza di esistere consapevolmente. Per comprendere pienamente quale direzione abbia intrapreso, però, bisogna attendere il refrain: “Non assomiglio ad una linea di contorno / Quella la disegnano gli stronzi come te / Probabilmente, sì, sarebbe molto facile / Esistere in una forma semplice / E vagamente buona / Probabilmente una”.

Il percorso verso l’assoluzione della delusione è dunque iniziato. Ma, prima ancora di dire come procede, voglio raccontare come si conclude: l’ultima traccia è (non a caso) E invece niente, un pezzo che svolge sapientemente il compito di chiudere un disco che è un percorso di autocoscienza e maturazione (“Quanti giorni tutti uguali / Sono stata io che li ho spesi male / Sdraiata sulla schiena / Dicevo «faccio gli esercizi per la bara» / Avrei dovuto congelarmi / Farmi spedire nello spazio interstellare / Sacrificarmi per non vedere il nostro oceano che diventa un mare”).

Maria Antonietta sulla cover di Pesci, il singolo di lancio di Deluderti

Maria Antonietta sulla cover di Pesci, il singolo di lancio di Deluderti

Deluderti si apre con una presa di posizione (“Io non ho intenzione di deluderti / Ma questa è la mia faccia”) e si conclude con una presa di coscienza (“Parlavo troppo svelto, pensavo troppo svelto, credevo di sapere molte cose e invece niente”). Nel mezzo, c’è tanta vita, tanta rabbia, tanta strada fatta a cuore scalzo, se ne riconoscono i segni, i lividi e le disarmonie. Ma, oltre l’evidenza delle ferite che si vedono, c’è un atteggiamento risoluto, propositivo, per questo vincente. Maria Antonietta non si piange addosso, si concede qualche malinconia, è vero, ma poi si asciuga la fronte e sfuma la voce, così che ogni brano di Deluderti abbia l’abito che merita. Perché è un disco eterogeneo nel canto, fitto di sfumature, di contrasti.

Nel mezzo, dicevo, c’è Stomaco, un brano simbolo di questo disco, perché ne spiega la genesi e l’essenza (“Ben altre e sempre alte le mie aspettative circa questa esistenza / Com’è difficile ridimensionarle e ridimensionarmi / Nessuna delusione specifica, nessuna vittoria / Soltanto una manciata di terra su cui camminare sopra / Come facevi quando avevi meno anni e più stomaco”). E poi Cara ombra (“Ti dicevo «cara ombra tienimi nascosta che devo appartenere a qualche specie esotica»”), Vergine (“A me che amo le vastità non resta che fare a pugni / Ma fare a pugni costa fatica, rovina i vestiti migliori / Sarà questo il prezzo dell’adattamento, che come vedi non sono esperta di questa civiltà / Me ne resto in disparte perché questa è la parte che preferisco”), il singolo di lancio, Pesci (“Chi mangia dolore, mangia sempre e solo in questa vita”), Oceani (“Di fronte a tutto questo male io non sono niente e non riesco a restare indifferente”), Cara (“A questo punto / Non mi voglio più giustificare / Né articolare il mio punto di vista, che tanto verrà giudicato male”) e, infine, Abitudini (“Quanto vi affezionate facilmente alle abitudini / Io non ne ho / Sarà per questo che ho pochi amici, ma molti libri e molta presunzione / Se solo io potessi confondermi, confondere, ma quanto vedono bene i miei occhi”).

Prodotto da Giovanni Imparato, con il supporto di Tommaso Colliva e Fabio Grande, Deluderti è un disco che racconta la felicità “nonostante tutto”. No, non si tratta affatto di una felicità monca, distratta o passeggera. Tutt’altro, semmai. È consapevole, voluta, sudata, cercata nelle tortuosità della delusione.

Accettare di essere delusi da se stessi, con la fatica che costa non recriminare, significa diventare grandi. Maria Antonietta è diventata grande, ha conservato intatto lo stupore, ma non l’esigenza di perfezione. Qui è imperfetta, onesta, complessa, sfaccettata e viva. E non è una linea di contorno. Non ha una linea di confine. Per fortuna.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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