Rovi: quando la poesia diventa nuova linfa vitale

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Rovi di Alma Spina, edito da Eretica Edizioni

Rovi di Alma Spina, edito da Eretica Edizioni

Rovi (Eretica Edizioni, 2018) è una silloge poetica della giovane autrice Alma Spina. Il libro poggia le sue fondamenta su una metafora, quella del rovo. Come riportato nella quarta di copertina, il rovo è una pianta spinosa che nasce con lo scopo di donare al terreno una nuova linfa vitale, favorendo la nascita della vita dove prima non c’era.

La raccolta di poesie è divisa, quindi, in tre parti: rovi, fuochi e pietre foglie. La prima sezione, rovi, è quella più malinconica, che lascia trasparire le ferite e le spine: è quella con la più alta carica di similitudini relative al mondo naturale. La trasformazione si inizia a scorgere nella seconda parte, che confluisce poi nell’ultima: il rovo ha creato una nuova vita e lo si può scorgere attraverso poesie meno aggressive e più serene. La produzione poetica è quindi molto vasta, variegata e accurata, in cui si denota tutta la sensibilità dell’autrice.

Parafrasando Salinger ne Il giovane Holden: quando un’opera mi colpisce, vorrei che l’autore fosse mio amico per potergli porre tutte le domande che la lettura mi ha suscitato. In questo caso, ho avuto la fortuna di poter scambiare due chiacchiere con Alma Spina riguardo alla sua opera.

L’incipit, molto suggestivo, è una raccolta di episodi avvenuti nel primo arco della tua vita. Come mai hai scelto di introdurre in questo modo la tua opera?

Sì, come dici tu, l’incipit è una scatola di ricordi legati alla mia infanzia. Sono i più intimi, alcune tra le cose più rare che ho. Ho scelto di aprire Rovi proprio così: con un’inconfutabile verità. Questo perché credo sia fondamentale al giorno d’oggi, da parte del lettore, educarsi ad ascoltare il reale e da parte dell’autore impegnarsi a donare la parte più molle, l’io di cui parlo nella poesia in copertina. Fatichiamo sempre di più a donare il nostro intimo, perché è sempre più raro trovare un altro essere umano disposto a prenderlo tra le braccia e cullarlo.

Da dove nasce l’esigenza di scrivere poesie?

L’esigenza di scrivere poesie è nata in un momento di grande dolore. Più che un’esigenza, è stato il ciclo naturale delle cose. Non ho scelto di scrivere in versi, semplicemente è successo quando mi sono trovata davanti a un foglio bianco. Ho provato a scrivere qualcosa in prosa; il risultato sono stati dei versi messi uno in fila all’altro. Credo che l’esigenza di scrivere nasca, in ogni caso, da una pienezza. Nel corso degli anni sto imparando che questa pienezza non per forza deve essere dolorosa: scrivere della gioia o della bellezza è sicuramente molto più complesso, le parole non arrivano da sole, devi andartele a cercare.

La poetessa Alma Spina con il suo libro, Rovi

La poetessa Alma Spina con il suo libro, Rovi

Un elemento che mi ha incuriosito è la presenza di molti elementi naturali, di metafore riguardanti il mondo della natura. Che rapporto hai con l’ambiente che ci circonda?

Come si evince dall’incipit, mia nonna aveva un orto sopra un palazzo in centro a Savona quando ero piccola. Un luogo che, a vederlo, davvero non ci si crede. Un tetto verde nel pieno centro della città, proprio vicino alle carceri. Per questo motivo, fin da piccola sono sempre stata con le mani nella terra. Da qualche anno collaboro con l’Azienda Agricola La Tabacca, sulle alture di Voltri. Sono capitata in questo luogo in un momento in cui la città e i suoi ritmi mi stavano troppo stretti. La vita nel bosco, con i suoi tempi lunghi, le attese, le semine, le raccolte, le potature, mi hanno letteralmente ridato alla vita. La vita a contatto con la terra, per me, è l’unica vita possibile in questo mondo così rapido, che non aspetta. Ho un viscerale bisogno di attese, di avere il tempo per prendermi cura delle cose. Sono convinta che la scrittura sia in gran parte attesa e osservazione e vivere secondo il ciclo naturale è il modo migliore per rendersene conto.

Dedichi una poesia a Silvia Calderoni, nota performer di teatro. Sembri quasi invocarla.

Ho scritto quella poesia dopo aver assistito a una performance di Silvia Calderoni insieme a Judith Malina, The Plot is the Revolution. Era il 2012 ed erano all’interno del Festival delle Colline Torinesi, alle Fonderie Limone. Mi ritengo fortunata ad aver partecipato a quell’atto. Pochi anni dopo, Judith è venuta a mancare. Silvia è sempre stata un’enorme fonte di ispirazione per me. Ho scelto di dedicarle queste parole perché le merita nel profondo. Il suo corpo è necessario (non trovo davvero altre parole) per il mondo in cui viviamo. Se tutti riuscissimo a raggiungere anche solo la metà della sincerità che Silvia porta nel corpo, tanti fraintendimenti e tanti problemi non esisterebbero.

Ho lavorato con Cantiere Altrigo, una compagnia di teatro di ricerca e sperimentazione teatrale diretta da Amalia De Bernardis per alcuni anni. Il teatro mi ha sempre dato tantissimo, prima di tutto la disciplina. Essere disciplinati è un asso nella manica. Mi verrebbe da dire che essere disciplinati, imparare a stare all’interno di una struttura, è tutto. Solo dalla più severa disciplina può nascere una rivoluzione.

Leggendo la tua produzione ho scorto degli echi di Omero; altre poesie, invece, mi ricordano Leopardi. C’è qualche corrente poetica che influisce maggiormente nel tuo processo creativo?

Credo che l’arte, in ogni sua forma, sia contaminazione. Per questo, non mi stupisce che tu abbia sentito degli echi omerici o leopardiani tra le righe. Quando scrivo, se sono nel mio nido, uso circondarmi di libri sul letto, intorno a me. Tra gli autori che più mi hanno formata, citerei innanzitutto i lirici greci (tra cui Saffo, Archiloco, Pindaro, Callimaco) e i tragediografi (Eschilo, Sofocle, Euripide). Sono poi molto legata alla poesia di Mariangela Gualtieri, di Antonia Pozzi, di Alda Merini, di Amelia Rosselli e della Szymborska, per non dimenticare Tagore, Kavafis e, in qualche modo, anche Neruda.

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

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