I Bastard Sons of Dioniso: il vero rock è una Cambogia

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In foto, la band trentina The Bastard Sons of Dioniso

In foto, la band trentina The Bastard Sons of Dioniso

Passano gli anni, ma i Bastard Sons of Dioniso restano fedeli a se stessi: il che significa che il loro stile non si lascia sedurre dal richiamo di pop o trap e che rimangono unici.

Lo realizzi ascoltando Cambogia, dove ritrovi il rock puro con cui li avevi conosciuti. E ti accorgi che sono andati avanti a studiarlo, approfondendo il genere, trovando sempre di più loro stessi.

Un piccolo passo indietro, se non li conosceste: loro sono un gruppo di tre trentini (ahah) che chi abita in altre regioni e ha almeno vent’anni ha conosciuto nel 2009 grazie alla partecipazione a X Factor.

Cambogia arriva dopo sei dischi, un EP, quasi 600 concerti e la partecipazione ai maggiori festival italiani e segna l’ultimo step della loro progressione verso la purezza del rock, che erano riusciti a portare sui teleschermi italiani.

Siamo riusciti a intervistare Michele (che fondò il trio assieme a Jacopo e Federico nel lontano 2003) per conoscere meglio il loro ultimo lavoro. Che non sarebbe possibile analizzare senza una spiegazione del titolo, così particolare.

“Cambogia” è una forte metafora per descrivere la guerra che ognuno conduce verso se stesso. Quella che, se uno vince, segna l’esistenza.

A ispirare il titolo è stata un’espressione di Gianluca Vaccaro («Ma che è ‘sta Cambogia?»), geniale tecnico del suono scomparso lo scorso 21 maggio, produttore di molta della bella musica italiana e soprattutto compagno di strada.

L’amicizia e l’esempio che ha lasciato diventano un bagaglio da caricarsi in spalla e portare con sé. Non farsi domande, primo singolo che abbiamo ascoltato dell’album, quali elementi dei Bastard Sons of Dioniso che non lascerete nel passato rappresenta?

A volte ci si ferma a pensare troppo, ci si spaventa di fronte ai propri mostri e, invece di affrontarli, si scappa o ci si nasconde. Forse il nostro “mostro” è la pazzia di suonare rock nel 2018, che spesso dà anche soddisfazioni, ma a guardarsi in giro, sembra di essere proprio degli estranei, o peggio, dei vecchi.

E l’unica maniera per andare avanti imperterriti, è quindi “Non farsi domande” o, almeno, non troppe. Ma è giusto? Non è un po’ frettoloso lavarsene le mani così? Ecco che me ne sto già facendo troppe, di domande! È un circolo vizioso.

A quale canzone di quest’album siete più legati?

Io personalmente credo che uno dei brani più riusciti, e che sento particolarmente mio, sia Benvenuti nel mio modo, sia per quanto riguarda il sound che le liriche, una ballata che diventa potente proprio nel momento in cui il testo porge questo invito a tutti. È il nostro “aprire la porta” ai vicini: accomodatevi, ché la birra è in fresca.

Anche Il falegname è molto divertente da suonare live, parte con una bella botta d’insieme e prosegue con cori a 3 voci dall’inizio alla fine.
Infine pure Venti tornanti sembra riuscita bene. Ha quel sapore minimale che arriva senza troppi fronzoli. Ma diteci voi cosa ne pensate!

Mi ha colpito l’immagine della neve: in Cambogia è legata al “bel silenzio”; in Coast to coast nevica blu e il testo è molto inquieto; ne La seconda neve brucia. Se non fossero stati scritti da un gruppo trentino forse non andrebbe la pena soffermarvisi, però, per chi vive circondato da quelle cime, la neve è una presenza che torna ogni anno a segnare un passaggio. Scrivendo questi testi, che passaggi avevate in mente?

La neve è sicuramente parte integrante della nostra esistenza, compagna quotidiana per molti mesi dell’anno. La sua magia di candore e purezza in poco tempo può trasformarsi in fango e fatica. Prima soffice, poi pesante, un fardello che devi togliere ad ogni costo, ma che ogni anno ri-attendi con piacere. Queste due facce opposte della neve hanno preso posto nel nostro disco, per simboleggiare che l’apparenza spesso inganna, o che il tempo in un baleno cambia le prospettive.

In un’intervista del 2016, Jacopo dichiarò, riferendosi in particolare a Sulla cresta dell’ombra: «Si cerca nel testo di essere autobiografici parlando della nostra esperienza, ma anche di trovare un qualcosa condiviso dalle altre persone». Anche i testi di quest’album permettono sia una lettura personale che universale, tranne forse per una figura che compare quasi alla fine dell’album, che più ermetica di altre: per voi chi è il falegname?

Il falegname rappresenta questa nuova figura che è sempre più presente nel mondo odierno. Si tratta dell’ossessionato da social, da pornografia, da forum e da commenti facili, l’hater che non crede di esserlo, ma lo è. Quello che si fa troppe “seghe” mentali, e perde il suo tempo invece di concretizzare la sua vita.

Il “falegname” può anche agire in buona fede, ma non capisce che si sta costruendo un castello si sabbia mentale, e niente di più.

Cambogia segna un ritorno al rock dopo una fase acustica. Chi nel gruppo (o fuori) vi ha aiutato a rimanere fedeli a voi stessi, senza cedere alla tentazione di scegliere generi più pop?

La nostra prima fortuna è non essere in grado di suonare altri generi oltre al rock e al folk. Così, giusto per non indurci in tentazione, conosciamo i nostri limiti.
Dopo di che, ci sono delle figure che hanno permesso di portarci fino a questo punto del viaggio, i “bastard” che ci sono ma non si vedono. Il primo di tutti, il nostro agente e produttore Piero Fiabane. Un altro ringraziamento speciale va a Roberto Sassudelli, papà di Federico, che ci ha permesso di costruire il nostro studio a casa sua e di riflesso ci ha donato questa nostra fondamentale indipendenza artistica, almeno per quanto riguarda scrittura, registrazioni, mixaggi e prove. Sapere di avere una “casa”, una “base”, ti permette di scrivere con più serenità.

Impressionante il video di Venti Tornanti per l’unione della canzone con lo spettacolo naturale. Cos’è che vi rende più orgogliosi riguardo alla sua realizzazione? Vi piacerebbe ripetere l’esperienza (anche su altre cime, chissà)?

Siamo molto orgogliosi del risultato, all’inizio non credevamo potesse diventare così estremo. Volevamo semplicemente registrare dal vivo il brano all’aperto. Poi la produzione del video è stata delegata a Sandro de Manincor, che giustamente ci ha consigliato di osare un po’ di più. Sua l’idea di scegliere la Cima Tosa e fondamentale la logistica per realizzarlo: permessi, guida alpina, elicottero, dronista per le riprese.

Noi alla fine abbiamo dovuto semplicemente suonare il brano 4 o 5 volte di fila, per poi prendere la registrazione migliore, la temperatura era molto rigida (-15°C) e sia gli strumenti che le batteria della scheda audio per registrare erano a dir poco sotto pressione, infatti dopo 25 minuti le batterie si sono esaurite per il freddo e le chitarre non stavano accordate.

Forse prima o poi ci inventeremo qualche altra “impresa” fuori dall’ordinario… Per il momento stiamo ancora smaltendo la sbornia da elicottero.

Cambogia ha il merito di portare all’attenzione di tanti il rock più autentico, che oggi sembra quasi di nicchia. I Bastard sembrano arrivare da un’altra epoca o da una dimensione dove convivono Queens Of The Stone Age, Crosby, Stills, Nash & Young, Raconteur e gli altri grandi del rock. Come valutate la scena musicale italiana contemporanea? Ci sono artisti che vi piacciono e consigliereste?

Come detto in precedenza, ci reputiamo un po’ “vecchi” ormai, comparati al sound che funziona oggi. Proprio per questo motivo io personalmente non mi sono appassionato a nessuno delle nuove proposte del momento, specialmente italiane. Ma si tratta anche di un mio difetto, non sono un gran ricercatore. C’è sicuramente qualcosa di interessante, ma attendo invano che mi cada addosso. Per il momento non faccio salti di gioia per quel che sento.

 

In foto, i Bastard Sons of Dioniso durante il Cambogia Live Tour

In foto, i Bastard Sons of Dioniso durante il Cambogia Live Tour

Il 19 maggio a Bellinzona si chiuderà il tour di questa primavera. Quali sono i vostri programmi per i prossimi mesi?

Abbiamo questa ultima data primaverile al Woodstock di Bellinzona, ma ne abbiamo già molte in calendario già nelle settimane successive, che pubblicheremo al più presto[mentre edito l’articolo hanno aggiunto una data al Froggie il 1 giugno, ndA]. Sarà una bella estate con amplificatori caldissimi, da farci le braciole! Tenete d’occhio il nostro sito  e la nostra pagina Facebook per gli aggiornamenti del tour.

Infine, direste ancora, dopo quindici anni e sette album insieme, che l’è falsa mercancia?

Probabilmente quella falsa mercancia è stata un auspicio, chi l’avrebbe mai detto! Ripeterla a ogni concerto, a questo punto, può fare solo bene. L’importante è non comprare la speranza coi Bitcoin!

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, studio a Milano e al momento lavoro per una casa editrice. Tra John e Paul preferisco Macca.

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