De André e Brassens: cantautori d'Anarchia

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In foto, i cantautori Fabrizio De André e Georges Brassens

In foto, i cantautori Fabrizio De André e Georges Brassens

Direi d’essere un libertario, una persona estremamente tollerante. Spero perciò d’essere considerato degno di poter appartenere a un consesso civile perché, a mio avviso, la tolleranza è il primo sintomo della civiltà, deriva dal libertarismo. Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine negativo, addirittura orrendo… Anarchico vuol dire senza governo, “anarchia” con questo alfa privativo, fottutissimo… Vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile per riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia (visto che l’ha in se stesso), le sue stesse capacità. Mi pare così vada intesa la vera democrazia. Ritengo che l’anarchismo sia un perfezionamento della democrazia.Fabrizio De André

Dopo la celebrazione “umana” del Principe Libero (film del 2018 diretto da Luca Facchini), Fabrizio De André è improvvisamente venerato ovunque e, soprattutto, da chiunque.

Ma Fabrizio De Andrè non era solo un cantautore, un musicista, un padre, un marito, era soprattutto un uomo anarchico.

Ci fu un’importante figura che lo influenzò nella scrittura e nella vita: Georges Brassens. Uno dei massimi esponenti del cantautorato francese, sempre dalla parte degli emarginati, dei poveri, degli ultimi. Un grande esempio per Faber.

Le loro vite viaggiarono su binari paralleli, nonostante lo scarto di vent’anni, entrambi cantarono la giustizia sociale, l’anarchismo, il concetto di Dio e di uomo. Fabrizio l’ha sempre riconosciuto come suo unico maestro e ispiratore.

Georges Bressons, fin da giovane, cominciò la sua collaborazione al Libertaire, rivista anarchica, fu simpatizzante di questi ideali e per tutta la vita esprimerà, con l’irriverenza delle sue canzoni, la sua volontà di lottare contro l’ipocrisia della società e le convenzioni sociali.

Scrisse varie canzoni che segnarono la vita di Fabrizio De André, ne ricordiamo specialmente due (che poi tradusse in Italiano): Morire per delle Idee e Il Gorilla.

La prima è una conferma del suo “anarchismo” puro, è un elogio alla diffidenza per tutte le schiere e per tutte le fedi, è una canzone contro le guerre in generale, specialmente quelle nate per rincorrere falsi ideali (“Non c’è nessun bisogno / di reggerle la falce / basta con le garrote / in nome della pace / moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta”).

La seconda fu censurata per anni in radio, era un inno contro la giustizia sommaria, sempre a discapito della gente innocente, una forte opposizione contro la pena di morte (“Dirò soltanto che sul più bello / dello spiacevole e cupo dramma / piangeva il giudice come un vitello / negli intervalli gridava ‘mamma’ / gridava ‘mamma’ come quel tale / cui il giorno prima come ad un pollo / con una sentenza un po’ originale / aveva fatto tagliare il collo”).

De Andrè lesse e ammirò Max Stirner e Bakunin.  Si sofferma specialmente sul testo L’Unico e la sua proprietà, un testo che afferma che l’uomo è dominato solo da concetti illusori come la religione, il nazionalismo, lo statalismo, il socialismo. L’uomo per essere davvero libero deve raggiungere da solo il suo potere, non può essere conferito da nessun altro, persona o Stato che sia. L’interazione con altre persone o entità rende impossibile la libertà assoluta, per Stirner infatti l’importante è che il sacrificio della libertà in favore dell’interazione costituisca una libera scelta dell’individuo. Questa libera scelta non coincide quindi con il solipsismo.

Non ci può essere nessun legame tra istituzione politica e libertà dell’uomo. Il Diritto è un’imposizione esterna che non permette all’uomo di autoimporsi con il proprio potere. L’unica collettività possibile è un’associazione di “egoisti”, nella quale l’io entra solo per il proprio interesse.

De Andrè non fu mai un inutile politicante, era uno studioso di politica con delle idee molto precise e non si fece mai indietro quando si trattava di celebrare la sua amata Anarchia (“Signorina Libertà / signorina Anarchia”).

Ci fu la possibilità di un incontro tra i due Cantautori, De André rifiutò per paura che Brassens fosse un uomo troppo “burbero”. Non voleva infrangere l’idea dell’uomo che per lui significò così tanto.

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Alice Sagrati

Alice Sagrati

Carbonara, Peroni e libri pesantissimi. Ho un brutto rapporto con lo scorrere del tempo e con le persone autoritarie. Non conosco quasi niente, sogno quasi tutto. 20 anni, studentessa di Storia Dell’Arte.

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