Isle of Dogs è soltanto un film o è molto di più?

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Immagine tratta da Isle of Dogs, di Wes Anderson

Immagine tratta da Isle of Dogs, di Wes Anderson

Isle of Dogs è l’ultimo film di Wes Anderson, è uscito in Italia il 1 maggio e non potevo certamente non andare a vederlo al cinema.

Ciò che distingue Isle of dogs dal gran parte dei film di Wes Anderson come Gran Budapest Hotel, Moonrise Kingdom o I Tenenbaum è che questo un film di animazione è stato realizzato con la tecnica dello stop motion, che il regista non adottava da Fantastic Mr. Fox (2009). Ed è proprio grazie a questa tecnica che lo stile di Wes Anderson viene esaltato all’ennesima potenza. Chi ama questo regista è abituato alle sue inquadrature, al suo uso dei colori pastello, alle sue simmetrie – talvolta maniacali – e, in questo film, tutto ciò risulta ancora più evidente.

La storia si svolge in Giappone, nel 2037. Il sindaco Kobayashi, a seguito di un’influenza canina, emana un decreto secondo cui tutti i cani che si trovano nella sua città devono essere esiliati nell’Isola della Spazzatura, per evitare un contagio con gli esseri umani. Un giorno, Atari Kobayashi – pronipote del sindaco – dirotta un piccolo velivolo sull’isola della spazzatura per andare a trovare il suo migliore amico Spots.

Immagine tratta da Isle of Dogs, di Wes Anderson

Immagine tratta da Isle of Dogs, di Wes Anderson

Wes Anderson non ha mai nascosto di essere un grande appassionato di Akira Kurosawa e del suo cinema, possiamo dunque vedere questo film come una sorta di omaggio verso l’imperatore del cinema giapponese.

Una delle caratteristiche del film, è che la storia viene raccontata dal punto di vista dei cani. E, come a voler puntare tutta l’attenzione sui cani stessi, è singolare come si sia scelto di non tradurre quasi per niente i discorsi tra gli esseri umani dal giapponese all’italiano. Infatti, se non in casi eccezionali, la maggior parte dei dialoghi sono in giapponese. E se, da una parte, c’è qualcuno che critica questa scelta perché «non si riesce a cogliere tutti i dettagli del film», io la trovo una scelta azzeccata. Perché è come se noi spettatori parlassimo la lingua dei cani, non degli esseri umani. Mi piace pensarla così. Mi piace provare una forte empatia nei confronti dei cani, piuttosto che per gli umani di Isle of Dogs, fatta eccezione per alcuni casi.

La tematica politica trascende dall’ambientazione nipponica. Sono infatti diversi gli spunti politici cui si fa riferimento.

Partiamo intanto dalla questione dell’esilio. Quante volte nella storia noi uomini abbiamo esiliato altri uomini? Solo perché diversi, solo perché di idee opposte, solo perché hanno un orientamento religioso, politico o sessuale diverso dal nostro? Tantissime. In realtà, lo facciamo continuamente senza neanche rendercene conto. Tendiamo ad allontanare ciò che è diverso, ciò che altro. Forse perché ne abbiamo paura?

Un’altra cosa che mi ha davvero fatto riflettere è stata la scelta di utilizzare degli haiku all’interno della storia. Gli haiku sono delle piccole poesie giapponesi, composte da tre versi suddivisi in diciassette sillabe secondo uno schema ben preciso (5/7/5). In particolare, mi ha colpito un haiku che viene recitato verso la fine, La lanterna di Atari, che più o meno recita:

Cos’è successo
Al migliore amico dell’uomo?
Fiore caduto in primavera.

Con questi tre versi, con queste poche parole, il dodicenne Atari si chiede dove sia finita tutta la bontà dell’uomo. Concludendo che è finita, non c’è più, come un fiore che cade in primavera. Se c’è una cosa che amo tantissimo degli haiku, è proprio la loro capacità di dire tutto in pochissime parole. L’uomo ha forse dimenticato quanto sia importante il suo rapporto con gli animali? Con la natura? Ha perso se stesso? E se invece, con questo haiku, in realtà, ci stesse interrogando su che fine ha fatto l’umanità dell’uomo? Se il vero messaggio politico dietro questo film fosse legato all’attuale situazione diplomatica mondiale? È certo che non viviamo in un’epoca molto tranquilla, in cui i muri vengono alzati e la gente vive isolata ed esiliata continuamente. Se fosse davvero questo il messaggio di Isle of Dogs?

È un film che consiglio tantissimo, soprattutto se amate Wes Anderson. Vi emozionerà.
Inoltre, nella versione originale tra i doppiatori abbiamo Bill Murray, Brian Cranston, Scarlett Johansson, Edward Norton e Tilda Swinton.

Cosa aspettate? Non avete voglia anche voi di salvare i cani dell’Isola della Spazzatura insieme ad Atari?

About author

Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri e attori inglesi.

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