Mélissa Laveaux incanta il Miela di Trieste

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Mélissa Laveaux

Mélissa Laveaux

Mélissa Laveaux entra sul palco del Teatro Miela di Trieste canticchiando, tra il battito di mani del pubblico in attesa che lentamente si riduce a un religioso silenzio. Non è l’esordio di una canzone, ma l’inizio di un concerto meraviglioso. Mélissa si avvicina al microfono: sono già tutti stregati dalla sua voce. Canta qualche altro verso e poi si ferma, sorride, imbraccia la sua chitarra elettrica gialla. Ci guarda, ci parla in inglese, poi un po’ in spagnolo, poi di nuovo in inglese. Sorride ancora, sembra che sia appena entrata in un bar affollato in cui ci sono i suoi amici di una vita.

Canadese di origini haitiane, Mélissa vive a Parigi da un po’, ma non dimentica da dove viene. Prima di eseguire ogni canzone, con fare estremamente tranquillo e familiare, si racconta e ci parla della storia che si nasconde dietro ai suoi pezzi. Molti celano un’ambiguità di fondo che poi non è così ambigua, altri sono ispirati a leggende haitiane, altri richiamano echi storici risalenti all’invasione americana e lo fanno con ironia, prendendo in giro il terrore dei conquistatori nei confronti del vudù.

L’atmosfera intima che si viene a creare nel giro di pochi minuti spinge un bel po’ di persone a spostarsi dalle loro poltrone per avvicinarsi al palco. Sono tutti a ballare su ritmi singolari che fondono sonorità che sembra abbiano girato il mondo. Mélissa coinvolge chiunque con la sua voce calda che ogni tanto somiglia a quella di una bambina, altre volte raggiunge altissimi livelli di profondità e potenza. Il pubblico si lascia andare ondeggiando sul suo finger style percussivo, magistralmente eseguito, sull’intesa pazzesca che c’è tra i musicisti che, con gli occhi serrati, muovono a tempo la testa.

I saluti sembrano arrivare troppo presto, ma l’artista viene richiamata a gran voce e ci regala un’ultima emozione. Le luci si abbassano nuovamente e lei torna al centro del palco, stavolta senza la sua chitarra gialla. Solo la sua voce e le nostre dita che schioccano all’unisono, a tempo. Sembra durare all’infinito e contemporaneamente troppo poco. Non parla nessuno, sono tutti incantati e in qualche modo grati per l’atmosfera di unione tra sconosciuti che si è appena creata. L’unione che solo la musica sa dare.

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Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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