Mirkoeilcane, il cantastorie

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Mirkoeilcane in concerto a Roma il 10 maggio 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

Mirkoeilcane in concerto a Roma il 10 maggio 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

Roma, 10 maggio 2018.

Mirkoeilcane è un cantautore, uno di quelli che, le canzoni, gliele leggi addosso, come fossero cicatrici o segni della vita, sentimenti che ha provato e ha rimaneggiato per farne la propria storia di artista. Ogni brano è un spettacolo nello spettacolo, un piccolo mondo che si svela e si concede senza sovrastrutture, come un ricordo nitido, fitto di dettagli, quindi di sensazioni, note ai margini e considerazioni. È questo, di fatto, Mirkoeilcane: un osservatore sensibile che si fa narratore, uno che trascrive sentimenti a caldo senza alterarli in alcun modo, un cantastorie, uno che ruba alla vita il bello e il brutto e ne fa qualcosa di più denso e stratificato. E ciò che è successo a Roma, durante il suo Secondo Me Tour, ne è la prova: Mirko ha messo in scena le sue parole, senza alcun effetto speciale, ed è riuscito a riempire il palcoscenico perché ogni canzone è un racconto che si legge facilmente, ma non senza subirne gli urti.

Sì, perché la sua ironia è tagliente, il suo sarcasmo è disorientante, la malinconia di alcuni brani è quasi scanzonata, sembra di poterne deviare il colpo, ma poi arriva puntuale. Tutto questo, probabilmente, non sarebbe possibile senza la sua prorompente romanità, che mescola disillusione e ironia, sagacia e nostalgia. Non sarebbe possibile senza la sua scrittura, che si offre come una serie di immagini da guardare, a volte scomode, persino irriverenti, ma potenti proprio perché vere, non verosimili. Non sarebbe possibile senza il suo modo di cantare, o – per meglio dire – di narrare le sue canzoni. Perché, di fatto, sono dei racconti con un inizio, una fine e una morale, delle favole moderne e dissacranti che sbugiardano i sentimenti cattivi, le abitudini sbagliate, i vizi a cui cediamo. Sono storie che fanno ridere e commuovere, spesso nell’arco di pochi minuti appena. Sono la vita di Mirko, i suoi incontri, gli amori, le paure e le rinunce, la sua città.

Mirkoeilcane in concerto a Roma il 10 maggio 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

Mirkoeilcane in concerto a Roma il 10 maggio 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

È difficile, se non impossibile, scindere l’uomo dall’artista e la vita dalle canzoni, quindi è semplice, se non indubbio, giungere dall’artista all’uomo e dalle canzoni alla vita. Mirko è cantautore per un’ostinata coerenza e il suo spettacolo dal vivo ne è la prova. Il primo brano in scaletta, non a caso, è So’ cantautore, il manifesto di un musicista che si offre al pubblico con un atteggiamento tutt’altro che pretenzioso, ma quasi dimesso, consapevole di sé e del proprio mestiere, che è una necessità, non un contratto a tempo determinato. Canta “Scrivo de vita, scrivo d’amore / Nun me sbilancio, peso sempre le parole / Ma de ‘sti tempi de troppa fretta / A quelli come me nessuno je da retta / So’ cantautore, nun me lamento / So cantautore pe’ nun di’ che perdo tempo”. E, in questo modo, Mirko ci permette di riscoprire la lentezza, ci invita a fermarci, a godere di un concerto che ci tiene incollati alle parole che dice, che non sono un decoro, ma le sole protagoniste.

Insomma, So’ cantautore è il monito di ciò che ci attende, un cartello stradale che ci indirizza verso uno spettacolo che è un album da sfogliare, con pagine che fanno ridere a crepapelle e altre che lasciano l’amaro in bocca. Seguono la scanzonata Incontriravvicinatidelterzotipo, l’irriverente La fre(tta) e Lady di ghiaccio. Poi tocca a Beatrice, con l’ausilio di Ilaria De Rosa, che interpreta magistralmente una storia d’amore qualunque, non straordinaria, fatta persino di noia, di disattenzione che diventa risentimento e frustrazione.

Poi è la volta di Stiamo tutti bene, il brano che Mirko ha presentato al Festival di Sanremo e che gli ha permesso di conquistare una serie di riconoscimenti importanti, tra cui il secondo posto nella categoria Nuove proposte, il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, il prestigioso Premio della Critica Mia Martini, la targa PMI e il Premio Enzo Jannacci di Nuovoimaie. È un momento importante, intimo, le voci si abbassano e l’ascolto si fa attento, commosso, perché la storia che Mirko racconta è potente, toglie il fiato, è una corsa a rallentatore che mostra ogni accenno di fatica, di dolore, di disperazione. Ogni parola che si lega alla successiva è un pugno in pieno viso. Il brano si conclude e si alza un applauso lungo e sentito.

Poi tocca all’ironica La giuria, che precede Per fortuna, pezzo che ben descrive la capacità di Mirko di essere, con grande disinvoltura, acuto e mordace, e di riuscire a provocare una risata liberatoria che via via si assottiglia, fino a diventare un sorriso amaro, impacciato, quasi fuori luogo. Commovente e attuale è anche Ventuno righe, la lettera di addio di un uomo disperato, affaticato, messo ai margini da una vita che gli ha voltato le spalle. Poi tocca a Sulle spalle di Maria e Salvatore. Mirko abbandona la sua chitarra e suona il piano per Domani Valentina, brano che lascia spazio ai sentimenti, all’amore fedele e ostinato di un uomo che subisce un abbandono. E se, in Da qui, la protagonista è Roma, Se ne riparla a settembre è il percorso che compie un amore, da quando inizia a quando lentamente si consuma.

Mirkoeilcane in concerto a Roma il 10 maggio 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

Mirkoeilcane in concerto a Roma il 10 maggio 2018 © partedeldiscorso.it / Basilio Petruzza

Il pubblico canta a perdifiato, Mirko lo asseconda e si alza un coro di voci. Il ritmo si fa incalzante con Epurestestate, le mani battono a tempo e i piedi si alzano da terra. L’incedere resta sostenuto con Profili (a)sociali e Gusti, nuovo singolo estratto da Secondo me, album che Mirko ha pubblicato in occasione della partecipazione al Festival di Sanremo. A chiudere il concerto ci pensa Whisky per favore, un brano quasi sussurrato che racconta la malinconia dopo l’amore.

Il Secondo me Tour è uno spettacolo che non ha alcuna pretesa né intenzione di essere spettacolare, perché non propone un prodotto, ma qualcosa d’altro, di ben più complesso, imprevedibile e affascinante: la vita di un cantautore romano, che è innanzitutto, come anticipavo prima, un ottimo osservatore, sensibile e puntuale. Mirkoeilcane combatte la vacuità dei nostri tempi con un cantautorato che sa di buono, con una penna incisiva, diretta, pungente, con uno sguardo sul mondo che ne restituisce dettagli di bellezza e verità imprescindibili.

Mirko è la dimostrazione esatta che è possibile ancora comporre canzoni d’autore senza tempo, senza termini di scadenza. È la dimostrazione che il cantautorato, quello che a buon diritto può essere definito tale, gode ancora di buona salute.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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