Nathalie: «La promessa di non tradirmi mai»

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Dettaglio della cover di Into the flow, il nuovo album di Nathalie

Dettaglio della cover di Into the flow, il nuovo album di Nathalie

Nathalie è tornata. Dopo aver vinto la quarta edizione di X Factor, partecipato al Festival di Sanremo (era il 2011 e cantava Vivo sospesa) e pubblicato due album di inediti, oggi è tornata con un disco, che si intitola Into the flow, e una convinzione «Se facessi qualcosa che non mi appartiene, tradirei me stessa e la mia necessità di fare musica». Ecco cosa mi ha raccontato.

Sono passati cinque anni dalla pubblicazione del tuo ultimo disco, Anima di vento. Cos’è successo in questo lungo periodo?

Non sono mai stata lontana dalla musica, anche se sono rimasta in disparte per un po’. Ho passato gli ultimi tre anni e mezzo a lavorare a questo album. Mi sono messa a studiare, mi sono occupata agli arrangiamenti, ho sperimentato. In realtà ho avuto anche bisogno di riflettere un po’ e fare chiarezza su ciò che avrei voluto fare. È stata una gestazione, non un’immobilità. A volte le cose più potenti avvengono in modo sotterraneo, ma adesso sono pronta a riemergere.

Into the flow è il titolo del tuo nuovo album, significa “nel flusso”. In che flusso si trova oggi Nathalie?

Caspita, bella domanda. Vivere nel flusso è una condizione mentale, è quello che auspico sempre per me stessa. E significa semplicemente vivere in una condizione in cui tutto fluisce in modo naturale e soprattutto coerente con la mia natura, in modo da far corrispondere la forma e la sostanza, ciò che sento, ciò che sono e ciò che faccio.

Domini questo flusso o ti lasci trasportare?

È una dialettica tra le due parti. Vorrei poter lasciare scorrere di più, però non c’è mai una parte che prende il sopravvento, è un flusso che non si domina, ma si può gestire il proprio modo di viverlo. È un po’ come surfare: bisogna diventare l’onda, solo allora si impara a non lasciarsi travolgere, ma a prendere il meglio dalla condizione in cui ci si trova.

Nella quarta traccia del disco, Siamo specchi, canti “Per disfare / A volte / Devi solo ricostruire”. Cosa hai ricostruito, in questi anni di assenza, e di cosa ti sei liberata?

Ho disfatto un sacco di cose! (scoppia a ridere, ndr) E altrettante ne ho ricostruite, forse di più. Ho disfatto tanti schemi che mi appartenevano, alcuni modi di affrontare la mia vita e la musica. Ho avuto bisogno di attuare una trasformazione tra quello che ero prima e quello che sono adesso. In realtà siamo in continuo divenire, ma non sempre ce ne accorgiamo o lo accettiamo, quindi ho lavorato su queste resistenze e le ho trasformate in altro, il cambiamento è naturale e in quanto tale va accolto. La frase che hai citato è molto importante, racconta di quanto, a volte, sia necessario distruggere, perché opporre resistenza può diventare deleterio. Distruggere per ricostruire, per lasciare spazio al nuovo. Poi, sin dalla copertina del disco, utilizzo la metafora dell’acqua nella sua doppia essenza: l’acqua può essere morbida e accogliente, come la donna e il suo grembo materno, ma anche potente, trascinante. L’album si poggia su queste forze contrastanti.

Da un anno a questa parte si parla tanto di indie, spesso a sproposito. Into the flow, a mio avviso, ha tutte le caratteristiche per essere un disco indie, nel senso di indipendente, libero, non ruffiano. Quanta fatica costa sopravvivere nel mondo discografico senza lasciarsi compromettere?

La mia faccia e la mia risata dicono tutto! (scoppia a ridere, ndr) Costa tanto. Fare quello che faccio, essere coerente con la mia natura, costa il fatto di non essere immediatamente compresa. Ma mi costerebbe molto di più non seguire il mio istinto, la mia verità. Per me sarebbe una violenza contro me stessa fare qualcosa d’altro, questo è un modo per preservare la mia onestà.

In realtà, tu hai mostrato grande carattere sin dai tempi di X Factor, quando hai deciso di presentare un brano scritto da te, In punta di piedi. Quanto è stato importante, a tale proposito, aver fatto tanta gavetta prima di approdare in tv?

L’esperienza è tutto. Allora avevo trent’anni e l’età, di cui spesso ci vergogniamo, non è altro che una ricchezza, un bagaglio di cose vissute, di errori fatti, di sensazioni provate. Sono arrivata lì pienamente consapevole di ciò che ero, di ciò che facevo, ma soprattutto di ciò che volevo. Ci sono situazioni che rischiano di portarti in un’altra direzione, bisogna solo imparare a prendere il meglio e lasciare ciò che non ci appartiene. Quando mi hanno presa a X Factor, mi sono fatta una promessa, ovvero quella di restare me stessa. Per me la musica è innanzitutto onestà.


Io mi proteggo da tutto quello che mi può ferire perché non è reale, da tutto quello che non rispetta la mia natura.


C’è qualcosa da cui hai capito subito di voler prendere le distanze?

Non da qualcosa in particolare, ma da tutto ciò che è costruito o imposto. Io mi proteggo da tutto quello che mi può ferire perché non è reale, da tutto quello che non rispetta la mia natura. Su questo divento una guerriera, mi difendo. Anzi, difendo ciò che mi ha spinto a fare musica, è una forma di rispetto verso ciò che mi ha portato ad essere qui, oggi.

Se dovessi raccontarti a un pubblico che non ha mai ascoltato la tua musica attraverso tre brani del tuo repertorio, quali sceglieresti?

Sicuramente In punta di piedi, che è arrivata al pubblico e di questo sono molto felice, non era scontato che accadesse. Riassume alcuni aspetti di me, in quanto donna e musicista. Poi scelgo Dancer in the rain, che fa parte del mio nuovo album. È un pezzo un po’ scuro, ha una forte malinconia di fondo, però anche un forza che mi appartiene. Vedi, torna il contrasto tra morbidezza e forza, questo brano lo sintetizza bene. E io, di fatto, sono fatta così, è una mia peculiarità. E infine… (si ferma e ride, ndr) questa domanda è davvero difficile! Però scelgo La verità, che è filosoficamente molto mia. Ha un testo che rispecchia perfettamente la mia natura e un’atmosfera quasi onirica che amo.

Ora ti chiedo di fare un passo indietro. Quali sono stati gli artisti che hanno accompagnato la tua crescita?

Sono davvero tanti. Non posso non citarti il filone delle cantautrici anglosassoni, Tori Amos, Kate Bush, Fiona Apple, PJ Harvey. Poi anche gruppi come i Pearl Jam o Skunk Anansie.

In foto, Nathalie

In foto, Nathalie

Ti propongo una serie di domande veloci. Un album che avresti voluto scrivere tu.

The Dreaming di Kate Bush.

Un pezzo che avresti voluto scrivere tu.

Sad Lisa di Cat Stevens.

La collaborazione che vorresti.

Eddie Vedder dei Pearl Jam, senza dubbio!

Concludo tutte le mie interviste con questa domanda: qual è la parola della tua vita?

Direi, senza esitare, “fluire”. E tutto torna, no?

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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