Selvaggia Lucarelli, quando una donna non è un oggetto

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In foto, Selvaggia Lucarelli durante la trasmissione Ballando con le stelle (Rai Uno). ANSA/GIUSEPPE LAMI

In foto, Selvaggia Lucarelli durante la trasmissione Ballando con le stelle (Rai Uno). ANSA/GIUSEPPE LAMI

Selvaggia Lucarelli è un personaggio controverso, divisivo, mai tiepido. Non ha la funzione di un accessorio, non è un ornamento. E questo crea (ancora) stupore. Sì, proprio così. Il fatto che sia una donna e che sia una donna procace, che esprima delle opinioni risolute e libere, che le argomenti, che scriva in modo coinvolgente, tagliente, ironico crea un sottile stupore. Stupore che poi, va specificato, viene espresso, dai suoi utenti, in forme diverse. Si va da «Ma tu chi sei per giudicare?» a «Sta’ zitta, troia!».

Selvaggia Lucarelli non è un oggetto, l’ho detto. E questo crea (ancora) fastidio. Perché, seppur in maniera malamente velata, viviamo in una società fallocentrica, in cui una donna, per il semplice fatto di essere donna, è considerata addomesticabile. Ma, soprattutto, una donna, per il semplice fatto di essere donna, è libera finché non scavalca il proprio recinto, quindi può occuparsi di argomenti frivoli, ma guai a toccare la politica o l’economia, perché in tal caso subentra automaticamente il «Torna a parlare di gossip, ché solo quello sai fare!». Perché una donna, per affrontare argomenti più impegnati (e impegnativi) della nuova love story di Belén Rodriguez, deve conquistarsi la propria credibilità. Gli uomini, a quanto pare, ce l’hanno per natura. Ma non è finita qui, perché una donna di bell’aspetto, per trattare argomenti più incisivi e importanti dell’abito da sposa di Meghan Markle, deve dimostrare di non aver ricevuto favori di alcun tipo e di non essersi prostituita in alcun modo. Ma c’è chi resta comunque scettico, perché «Questa è andata a letto con qualcuno, altrimenti non si spiega». Perché il successo di una donna piacente non si giustifica mai con il sudore, la tenacia e il talento.

In foto, Selvaggia Lucarelli durante la conduzione della rassegna Tutto Sposi, Napoli

In foto, Selvaggia Lucarelli durante la conduzione della rassegna Tutto Sposi, Napoli

Credo sia agghiacciante che, tutt’oggi, si debba sottolineare che una bella donna possa essere anche intelligente. È mortificante, ma non soltanto per chi è vittima di tale pregiudizio, quanto – piuttosto – per chi pensa che un seno florido non possa convivere con una mente pensante. Ma, in verità, certe opinioni (sempre che sia lecito definirle “opinioni”) sparano dritto ma rimbalzano indietro, mostrando la vera faccia di chi, nascosto dietro una tastiera, si affanna per esprimere il proprio giudizio.

Il fatto è che il web, che è la casa di Selvaggia Lucarelli, è anche il suo più acerrimo nemico. La rete, è evidente ormai a tutti, non perdona. Tende una mano ai temperamenti miti, perché è più semplice apprezzare chi assume una posizione moderata, qualsiasi sia l’argomento di dibattito. Ma non è clemente verso chi, invece, ha un atteggiamento risoluto, una penna irriverente, libera, ironica.


Per questo è scomoda: non somiglia a nessun altra e non reprime il proprio aspetto per somigliare a qualcun altro. Perché è ancora profondamente radicata l’idea che una donna, per conquistare la credibilità della gente, debba sopprimere la propria femminilità. E questo è l’ennesimo tentativo della cultura maschile (e maschilista) di decidere del corpo delle donne.


Ma Selvaggia non si lascia impressionare, non è vittima dei limiti altrui e, di fatto, non lo è nemmeno del proprio personaggio. È una donna che riflette e ironizza su ciò che ci circonda, utilizzando un vocabolario di parole severe, consapevoli, spiazzanti, ma mai vuote. Prende posizione, lo fa ad alta voce, a scapito di altre alternative. Manifesta un punto di vista deciso, lo difende, lo argomenta. Tuttavia, non si fa mai attendere l’utente che domanda «Mi spieghi che lavoro fai?». Perché comprendere che la scrittura possa rappresentare un mestiere con una dignità pari a quella di altri, risulta ancora assai difficile. Nell’immaginario collettivo, il giornalista è uomo e affronta solo temi di interesse pubblico. Se si tratta, invece, di una donna, dev’essere un mezzo busto, politicamente corretta, bella ma senza ostentarlo, altrimenti non è credibile. Invece Selvaggia Lucarelli affronta temi diversi con lo stesso piglio pungente, senza mai temere di inimicarsi qualcuno. È una penna temuta, certamente; ma, più probabilmente, è una penna poco compresa, perché l’ironia è un terreno scarsamente praticato, è ostico, fraintendibile e frainteso. Crea malcontento, malumore, dissapori che si trascinano negli anni.

Insomma, Selvaggia Lucarelli è un ingente numero di cliché finalmente abbattuti, per questo ci sarà sempre qualcuno pronto a puntarle il dito contro. Per questo è scomoda: non somiglia a nessun altra e non reprime il proprio aspetto per somigliare a qualcun altro. Un “qualcun altro” che, per inciso, è certamente un uomo. Perché è ancora profondamente radicata l’idea che una donna, per conquistare la credibilità della gente, debba sopprimere la propria femminilità, debba subordinare l’aspetto al proprio mestiere. Ché la ribalta, la sfera pubblica, spetta al maschile e la professionalità non può e non deve convivere con nulla che sia visibilmente riconducibile al femminile. E questo è l’ennesimo tentativo della cultura maschile (e maschilista) di decidere del corpo delle donne. Di contenerlo, il più delle volte, ed esibirlo solo quando opportuno. Ma Selvaggia Lucarelli non è un soprammobile, non accetta di stare dove le impongono di stare, nemmeno di essere mite o addomesticabile. E questo crea disappunto.

Ma, ditemi un po’, se si trattasse di un uomo (di bell’aspetto), avreste le stesse remore a riconoscere le sue qualità? Io non credo proprio.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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