Alessandro Casillo: «Sono ancora qui»

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Alessandro Casillo sulla copertina del singolo Ancora Qui

Alessandro Casillo sulla copertina del singolo Ancora Qui

Alessandro Casillo, classe 1996, l’enfant prodige di Io Canto, torna alla musica dopo quattro anni di silenzio, un Festival di Sanremo vinto e tanti concerti in giro per l’Italia.

Alessandro, vorrei iniziare questa nostra chiacchierata partendo dall’ultimo tassello, in ordine cronologico, della tua storia: l’1 giugno è uscito il tuo nuovo singolo, Ancora qui, a quattro anni di distanza dal tuo ultimo disco. Chi è Alessandro oggi?

Sono sempre io, soltanto più cresciuto e più consapevole. In questi quattro anni, mi sono dato da fare, ho preso il diploma, poi ho iniziato a fare un lavoro “normale”. Nel frattempo ho portato avanti la mia passione per la musica, ho studiato tanto. E ho scritto tante canzoni. L’ho sempre fatto, in realtà, ma in questi quattro anni è stato diverso, ho sentito l’esigenza di raccontarmi fino in fondo. Oggi mi sento una persona migliorata.

Prima parlavi di consapevolezza. Di cosa sei consapevole oggi?

Di tante cose. Ad esempio del fatto che sto rientrando in un mondo difficile. In questi quattro anni, sono successe tante cose. Dopo il diploma ho deciso di rendermi indipendente dalla mia famiglia, per questo ho iniziato a lavorare. Oggi, che sono tornato, so che non sarà semplice, so che molta gente si è dimenticata di me. Sono pienamente consapevole del fatto che non vi è alcuna certezza in questo mestiere. Ma è il mio sogno, quindi non mi arrendo.

Quattro anni di silenzio non sono pochi, soprattutto al giorno d’oggi, che non apparire significa non esistere. Come hai vissuto questo tempo lontano dai riflettori?

Sono stati anni non facili, mettiamola così. Ho lavorato su me stesso, per capire come tornare, con quali brani propormi al pubblico e che cosa dire. Ammetto di aver avuto un po’ di timore, mi sono chiesto se la gente fosse ancora affezionata a me. Adesso che il mio nuovo singolo è uscito, molti mi scrivono e si complimentano con me. Ne sono felice, credo che Ancora qui sia il pezzo giusto per raccontare questo ritorno e chi sono diventato.

Nel 2010, a soli quattordici anni, hai partecipato a Io Canto; nel 2012 hai vinto Il Festival di Sanremo, nella categoria Nuove proposte; nel 2014 hai pubblicato un disco, #Ale, che ha debuttato al secondo posto in classifica. Non pensi che il successo, arrivato in piena adolescenza, ti abbia tolto qualcosa?

Sono sempre stato consapevole di quello che stavo facendo, anche se ero poco più che un bambino. Ho sempre capito dov’ero e che direzione stavo tentando di prendere. Certo, oggi che ho ventidue anni è diverso, la consapevolezza di ora è diversa. Ma già allora, che ero un adolescente, sapevo che non sarebbe stato facile, sono sempre stato con i piedi per terra. Per questo, a un certo punto, mi sono fermato e ho imparato un mestiere, sapevo di dover trovare un piano di riserva nel caso in cui con la musica non fosse andata bene.

Molti tuoi colleghi, nonostante abbiano già partecipato a un talent, ritentano la strada della TV per ottenere un rilancio. Penso a Enrico Nigiotti, ad esempio. Tu lo faresti?

Questa è una bella domanda, ma non so davvero risponderti! (ride, ndr) Dovrei rimettermi in gioco da capo e questo non è facile. Davvero non so rispondere.

In foto, Alessandro Casillo

In foto, Alessandro Casillo

Il tuo nuovo singolo porta la firma di Emiliano Bassi, ma – come mi accennavi prima in questi anni hai scritto molti brani. Prevedi l’uscita di un disco?

Ancora non c’è una data, ma ho voglia di far ascoltare tutto quello che ho scritto in questo periodo. Abbiamo scelto di iniziare con il pezzo di Emiliano perché, quando l’ho ascoltato, sono rimasto folgorato. È stato come se l’avessi composto io, la prima cosa che ho pensato è stata proprio “Avrei voluto scriverlo io!”.

Alla luce del disco che pubblicherai, che ti vede impegnato in prima persona nella scrittura dei brani, come guardi ai tuoi primi due album?

Con soddisfazione. Anche se non ho scritto i pezzi dei miei precedenti dischi, c’è sempre stata un’accurata selezione delle canzoni da inserire. Ho sempre avuto chiaro quello che mi piaceva e quello che non mi piaceva, quello che volevo cantare e quello che non mi apparteneva. Sono fiero di tutti i brani che ho cantato, come lo sono delle esperienze che ho fatto, da Io Canto ai vari festival, non rinnego nulla, anzi. Sono cose che rifarei anche subito.

Raccontami di te. Prima ancora che un musicista, che ascoltatore sei?

Sono un ascoltatore compulsivo, ascolto di tutto. Devo molto a mio padre, che è il fan numero uno di Claudio Baglioni e mi ha fatto crescere con la sua musica. Poi, crescendo, ho imparato ad apprezzare cose diverse, da Michael Jackson agli Oasis. Non mi piace restare vincolato in un genere, mi piacciono le cose belle, senza badare da dove arrivino.

In foto, Alessandro Casillo

In foto, Alessandro Casillo

Adesso, invece, ti chiedo di immaginare una collaborazione, con chi ti piacerebbe lavorare?

Questa è bella! Se devo sognare, allora lo faccio in grande: Justin Timberlake, che è un artista straordinario. Gli scrivo una e-mail, magari mi risponde! (ride, ndr)

Mi dici invece un brano che, quando l’ascolti, ti viene da pensare “Questo avrei voluto inciderlo io”?

Avrai di Claudio Baglioni, un pezzo che mi fa venire la pelle d’oca.

Ti chiedo di guardare in avanti e di pensarti tra dieci anni. Come ti immagini a trent’anni?

Potrei immaginarmi in tanti modi. Quello che spero è di essere su un palco, davanti a tante persone che apprezzano la mia musica, perché è un sogno che conservo da sempre. Se devo restare, invece, con i piedi per terra, mi auguro di essere una persona appagata, qualsiasi sia il mestiere che farò, e di migliorarmi sempre.

Ti faccio una domanda difficile, perché sei ancora molto giovane. Se un giorno sarai padre e tuo figlio ti chiederà di fare un talent show, accetterai?

Assolutamente sì. Un genitore deve sempre assecondare i sogni del proprio figlio, se sono veri e non un capriccio. Se i genitori ti mettono nella condizione di essere libero di scegliere, sarai pronto a prendere in mano la tua vita quando diventerai un adulto. I miei mi hanno sempre sostenuto e mi hanno insegnato che sbagliare è il solo modo che abbiamo per diventare grandi. Se ti impongono le loro decisioni, non cresci mai.

Concludo questa intervista così: qual è la parola più importante della tua vita?

Musica, senza dubbio. Qualsiasi cosa accadrà, la musica resta la cosa più importante della mia vita.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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