Quattro chiacchiere con Bianco al Biografilm Park 2018

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La copertina di Quattro, l'ultimo album di Bianco

La copertina di Quattro, l’ultimo album di Bianco

Ho incontrato Alberto Bianco a Bologna in occasione del Biografilm Park 2018. Con lui il chitarrista Damir Nefat, compagno di avventure e live. Reduce da due anni in tour con Niccolò Fabi, Bianco ha pubblicato il suo ultimo album. Quattro, nel 2018.

Quest’estate è in giro con la sua band e si è fermato un attimo per raccontarmi di Ortigia, Torino e tante cose belle.

Iniziamo ripercorrendo un po’ i luoghi delle tue canzoni, partendo proprio da Ortigia. Cosa ti ha ispirato quest’isola e perché hai scelto di scrivere lì molti dei tuoi testi?

Bianco: «Era un periodo intenso ed emozionante, eravamo stati in tour con Niccolò Fabi per due anni, senza fermarci mai. Avevo bisogno di ritrovare la concentrazione per scrivere nuovi pezzi e ho pensato ad Ortigia. In generale mi piace molto la Sicilia, ma volevo andare in un posto dove non conoscevo nessuno, in un posto dove tutto per me era nuovo. Così mi sono chiuso in una specie di ritiro spirituale (ogni tanto venire a trovarmi Lorenzo Colapesce per assicurarsi che stessi bene)».

Ora invece passiamo a Torino e la sua provincia, la città che ti ha visto nascere e crescere. Cosa ti piace di questa città e cosa invece non ti piace proprio?

Bianco: «Di Torino mi piace molto la creatività, la voglia di fare. E poi il fatto che nessuno vuole somigliare a nessuno, cioè ogni artista cerca di costruire la propria indipendenza sulla scena. Non mi piace invece la chiusura da parte delle istituzioni».

Bene, ora facciamo un tuffo nel passato. Il tuo primo disco, Nostalgina. Cosa ti ha ispirato questo titolo?

Bianco: «Il titolo è nato per un gioco di parole, la nostalgia me la porto sempre dietro, è da lì che nascono canzoni più belle. Poi in quel periodo avevo sempre mal di testa e prendevo un farmaco che si chiama Novalgina».

Storia del Futuro è il tuo secondo disco. L’hai definito il disco dell’amore. Che rapporto hai con questo sentimento e come cerchi di raccontarlo nelle tue canzoni?

Bianco: «Direi che sono molto fortunato con l’amore, ho un buon rapporto e me lo vivo serenamente. Per me l’amore è vivere la quotidianità, tornare a casa e preparare insieme la cena, fare le pulizie… Insomma, tutto ciò che è vita reale e non solo farfalle nello stomaco».

Vanti diverse collaborazioni e sei salito sul palco con due icone della musica italiana: Max Gazzè e Niccolò Fabi. Cosa ti porti dietro di queste esperienze e quale influsso ha ricevuto la tua musica da questi incontri?

Bianco: «Per me sono state persone fondamentali. Ho imparato molto dalla loro musica, soprattutto l’umiltà».

Damir: «Diciamoci la verità, è stata un’esperienza grandiosa e una gran botta di culo».

Guardare per aria è il tuo terzo lavoro musicale, un album semplice e spontaneo in cui parli senza filtri. Quanto è difficile al giorno d’oggi fare il cantautore ed esprimersi in maniera così diretta?

Bianco: «Non so quanto sia difficile, ma io ci provo. Io scrivo ciò che piace in primis a me stesso e poi alle persone che mi stanno intorno. Poi se al pubblico non piace pazienza, preferisco essere diretto e sincero, senza tanti artifici. Credo che il pubblico apprezzi la spontaneità e si ritrovi nelle mie canzoni proprio perché cerco di parlare senza filtri».

Il tuo ultimo album è Quattro, uscito nel 2018. Se me lo concedi, lo definirei l’album del tempo e della consapevolezza. Quanto ti fa paura il futuro?

Bianco: «Non ho paura del futuro, l’unica cosa che mi fa paura è stare male, dal punto di vista della salute. Per il resto c’è sempre un rimedio».


Il mio posto nel mondo è Torino con il mare, ché a volte io me l’immagino, il mare a Torino. Però anche ogni volta che salgo sul camper e parto per il tour, quello è il mio posto nel mondo.


Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovessi regalare una canzone (non tua) a una persona molto importante per te, che brano sceglieresti?

Bianco: «The First Season di John Frusciante».

Damir: «Ocean di John Butler».

Chiudiamo l’intervista come l’abbiamo iniziata. Parlando di luoghi, di città, di tramonti e cieli stellati. Qual è il tuo posto nel mondo?

Bianco: «Ti direi Torino con il mare, ché a volte io me l’immagino, il mare a Torino. Però anche ogni volta che salgo sul camper e parto per il tour, quello è il mio posto nel mondo».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come Capa Riccia. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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