Dolcenera, che corre il rischio di non somigliare a nessuno

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Dolcenera sulla cover di Un altro giorno sulla Terra, il suo ultimo singolo

Dolcenera sulla cover di Un altro giorno sulla Terra, il suo ultimo singolo

Dolcenera è un’artista. Ho deciso di iniziare così, ché definire una musicista come lei è un’impresa faticosa e rischiosa. Perché è una cantautrice, innanzitutto, una polistrumentista e l’interprete di un pop sempre all’avanguardia, lungimirante, riconoscibile. È complicato classificarla ma, a ben vedere, persino superfluo. Il motivo è presto detto: Dolcenera ha infranto tutte le barriere che separano il pop dal cantautorato, il suono analogico da quello digitale, la sperimentazione musicale dalla cura dei testi.

In Italia, è evidente, si fa ancora una gran fatica a riconoscere pari dignità a chi non si dedica alla scrittura di musica impegnata; il pop, da sempre fanalino di coda tra tutti i generi musicali, accostato al cantautorato, provoca un vago senso di fastidio, crea disappunto. Per questo, in un Paese come il nostro, definire un’artista come Dolcenera significa toglierle qualcosa, addomesticarla, chiuderla in un recinto. È riuscita a combinare, in una forma personale, quindi peculiare, due generi apparentemente inconciliabili, il sacro e il profano: l’istintività, l’immediatezza, l’avanguardia del pop con la tradizione, la ricercatezza e l’intimità cantautorato. Ed è riuscita a farlo grazie ad una personalità artistica ben salda, per questo sempre pronta a indirizzarsi verso nuove realtà musicali.

Con Dolcenera, cantautorato e pop si incontrano

Per Dolcenera, la musica è impetuosità, un richiamo primordiale, non è mai un’esperienza conclusa né perfetta, bensì perfettibile, una necessità mai del tutto paga. E la sua scrittura ne è la prova: infrange la superficie, scava, rincorre verità latenti; è intima, viscerale, impulsiva e pulsante, dirompente. Arriva immediata ma si rivela poco per volta. Quindi è travolgente, ma non vuota, sempre motivata da un’urgenza intima ma capace di offrirsi a chiunque. È spudoratamente pop nella forma e straordinariamente d’autore nel contenuto.

Dolcenera sulla cover dell'EP Regina Elisabibbi, contenente sette cover trap

Dolcenera sulla cover dell’EP Regina Elisabibbi, contenente sette cover trap

Dolcenera, inoltre, utilizza il pop nella maniera che è più consona a un genere che è (o dovrebbe essere) innanzitutto sperimentazione, quindi ricerca, dunque evoluzione. A scanso di equivoci, è d’obbligo chiarire che Dolcenera è una musicista che sperimenta sul serio, in quanto non è solo autrice dei propri brani, ma anche arrangiatrice. Se c’è un filo conduttore che unisce i sei dischi finora pubblicati, è proprio la costante volontà di mettersi in discussione e un atteggiamento da neofita che si lascia trascinare dalla curiosità e dall’istinto.

La sua discografia rappresenta un percorso coerente, ma mai del tutto lineare; è una verità in divenire, quindi non conclusa, che si esprime nella forma che le è più congeniale a ogni tappa. È come se ogni cosa, appresa negli anni, si sommasse alle altre e tutte insieme cercassero un’armonia capace di contenerle tutte. Sì, perché ogni disco di Dolcenera è la somma di quelli passati, anche quando ha un aspetto del tutto inedito. I suoi album non sono mai scelte fatte preventivamente, ma la conseguenza di una ricerca che non conosce il proprio approdo, ma che impara a riconoscerlo di volta in volta.

È questa attitudine alla musica che le ha permesso di realizzare sei dischi diversi, complementari, differenti l’uno dall’altro ma non per questo disorientanti. Complice il suo stile, che è il solo marchio che le si può attribuire, in quanto unico e riconoscibile, Dolcenera è riuscita a pubblicare sei espressioni di una verità che, negli anni, ha cambiato aspetto ma non essenza: dal rock sporco e selvaggio degli esordi al pop fiabesco di Dolcenera nel Paese delle Meraviglie, dalle prime sperimentazioni elettroniche di Evoluzione della specie a Le stelle non tremano, che sintetizza insieme elettronica, ritmi tribali e suoni primitivi, che richiamano antiche culture orientali e africane. Fino a giungere a Un altro giorno sulla terra, il nuovo singolo, che anticipa il suo settimo disco di inediti.

Un altro giorno sulla terra è un approdo e un nuovo punto di partenza, un pezzo energico, potente, trascinante, ispirato dai suoni brasiliani. Questa è Dolcenera, un’artista che gode della musica, che sfugge a ogni etichetta perché non limita la propria creatività, non la tiene a bada, ma l’asseconda. Che canti un pezzo del suo repertorio o una cover, non fa differenza: risulta credibile perché la sua voce è l’espressione di una personalità artistica prorompente. Che canti Sei bellissima di Loredana Bertè (cover che, tra l’altro, le è valsa i complimenti della stessa Bertè) o un brano trap (recentemente Dolcenera ha pubblicato un EP, Regina Elisabibbi, che contiene sette cover trap), l’interpretazione che ne offre è sempre piena, sentita, intensa. Ma soprattutto personale. Perché Dolcenera non somiglia a nulla di ciò che esiste e corre il rischio di essere unica. E paga anche il rischio di essere unica.

Ma questa è la colpa che sconta chi non somiglia a nessuno, chi non è domabile. E lei non lo è di certo, perché la sua musica è un impulso, un bisogno ancestrale, qualcosa che è vero solo quando è libero. E – a questa libertà – Dolcenera non ha mai rinunciato.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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