Gnut: è tutta una questione di napoletanità!

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In foto, Claudio Domestico, in arte Gnut

In foto, Claudio Domestico, in arte Gnut

Gnut, nome d’arte di Claudio Domestico, è fiero della napoletanità che esprime nei testi delle sue canzoni. Hear my voice è il suo ultimo progetto, che anticipa l’uscita del prossimo album. Sono quattro brani scritti interamente in napoletano e raccontano l’amore, il tradimento, la passione e tutti i colori della città che l’ha visto nascere.

Ora Gnut è in giro per  l’Italia con il tour estivo, l’abbiamo intervistato e ci ha raccontato qualcosa in più sulla musica vista dal punto di vista di un poeta.

Claudio, iniziamo parlando del tuo ultimo progetto discografico Hear my voice, prodotto assieme al musicista anglofrancese Piers Faccini e scritto con il musicista e poeta napoletano Alessio Sollo. Da dove nasce e dove vuole arrivare?

Hear my voice è un’anteprima di quello che sarà il mio prossimo disco. Un disco prevalentemente in napoletano con i testi nati dalla mia collaborazione con Alessio Sollo. L’intenzione è quella di fondere la mie radici musicali (la canzone napoletana) con le mie passioni da ascoltatore, come il blues del delta del Mississippi, la musica africana del Mali e il folk americano e inglese.

La copertina del vinile Hear My Voice, l'ultimo EP di Gnut

La copertina del vinile Hear My Voice, l’ultimo EP di Gnut

Il napoletano è la tua lingua, quella che usi spesso per scrivere i tuoi testi e cantare le tue canzoni. Io penso che certe idee, certe emozioni, le puoi dire solo in dialetto. Dimmi per esempio un concetto che secondo te richiede quella napoletanità per essere espresso a pieno.

Credo che il napoletano sia la lingua perfetta per scrivere poesie o canzoni d’amore. Abbiamo riflettuto sul fatto che in napoletano non esiste il verbo amare, ma solo il sostantivo “ammore”. In napoletano non si può dire “ti amo”, sarebbe tradotto con “te voglio bene assaje”. Questa cosa costringe i poeti a scrivere versi per cercare di esprimere un sentimento che non ha il verbo giusto per essere sintetizzato.

Nu poco ‘e bene, serenata uscita per la Festa delle donne, è dedicata alle prostitute. Secondo te oggi le donne subiscono ancora troppe ingiustizie?

Credo proprio di sì. Il video per Fanpage e la canzone sono nati proprio per sensibilizzare le persone su questo argomento.

Nelle tue canzoni canti l’amore, il sentimento che da sempre ispira poeti e cantautori di ogni genere. Cos’è per te l’amore? Descrivimelo con il testo di una tua canzone.

Credo sia impossibile dare una definizione precisa dell’amore, proprio per questo continuo a scriverci canzoni.

Nel 2016 è nato il tuo EP dal titolo Domestico, titolo che gioca con il tuo vero cognome e col fatto d’esser stato registrato proprio dentro le mura di casa tua. Raccontaci come è andata.

Il disco precedente, Prenditi quello che meriti, l’avevo registrato in un periodo in cui non avevo fissa dimora e mi facevo ospitare da amici musicisti con i quali ho collaborato negli anni. Una volta tornato a Napoli e ritrovando una discreta stabilità, mi è sembrato carino invitare i miei amici a casa per registrare le nuove canzoni. È stato tutto molto naturale e divertente.

Per la realizzazione di questo album hai scelto di avviare una campagna di crowfunding realizzata con Musicraiser. Secondo te quanto è difficile oggi fare musica in Italia e cosa ti senti di consigliare a chi vuole fare il tuo stesso mestiere partendo da zero?

Dipende dalle aspettative. A chi fa musica per diventare famoso non saprei cosa consigliare. A tutti gli altri consiglio di essere coraggiosi, sinceri e sereni.

Un articolo di Le Monde dedicato al progetto Hear My Voice, di Beating Drum Records. In foto, l'EP di Gnut

Un articolo di Le Monde dedicato al progetto Hear My Voice, di Beating Drum Records. In foto, l’EP di Gnut

Parlaci un po’ dei tuoi progetti futuri. Ho letto che sei in giro quest’estate con qualche data. Cosa bolle in pentola?

Il calendario si sta riempiendo di impegni per tutta l’estate. Porterò le nuove canzoni in giro e intanto inizierò a lavorare alle nuove canzoni dell’album.

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovessi regalare una canzone (non tua) a una persona molto importante per te, che brano sceglieresti?

Esistono canzoni per ogni situazione. Dipende dalla persona che deve ricevere questo regalo, da cosa ha bisogno e da cosa ho intenzione di dirgli.

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il tuo posto nel mondo?

Il tramonto, il cielo e il mondo sono di tutti noi che lo abitiamo. Prendiamoci cura del nostro Pianeta.

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Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come Capa Riccia. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Sta per conseguire la laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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