La danza del ciliegio che profuma di primavera

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Dettaglio della copertina de La danza del ciliegio di Veronica Variati, edito da Libromania

Dettaglio della copertina de La danza del ciliegio di Veronica Variati, edito da Libromania

Finalmente un ebook con tutte le caratteristiche necessarie per essere letto anche da chi non ama particolarmente le storie d’amore. La danza del ciliegio di Veronica Variati, edito da Libromania, entra di diritto nei romanzi di cui aspetto con ansia la versione cartacea.

La storia, seppur apparentemente scontata, vede protagonisti la geisha Yuki Kato e l’americano G.D. Morgan, reduce da un ennesimo fallimento relazione al quale cerca di sopperire con un viaggio oltreoceano, dall’altro capo del mondo.

Chiunque, leggendo queste brevissime parole, potrebbe accantonare il libro credendo non valga la pena.

Non è uno dei miei soliti libri per gente coraggiosa questo. Bensì per quei lettori che vogliono sperare e alleggerirsi la giornata senza perdere di vista la possibilità di annusare, di scoprire e di guardare un mondo forse ancora mai visto. Ed il tutto attraverso gli occhi di qualcun altro, restando comodamente sulla propria poltrona.

Veronica parla a nome della storia d’amore fra questi due diversamente simili nata nei primi anni del 1900. Ed è Veronica Variati stessa, nell’introduzione de La danza del ciliegio, che si fa portatrice di queste loro voci accompagnando il lettore come farebbe Virgilio. La danza del ciliegio si apre proprio come si aprono I Promessi Sposi, con una promessa: il lettore deve sapere che questa è una storia vera, o che almeno così sembra. Si apre come la Primavera di Vivaldi  o come il Bolero di Ravel.

La danza del ciliegio è una richiesta di fiducia già dalla sua prima pagina dunque. Nei confronti della scrittrice, nei confronti della storia. Così come del resto lo è la relazione fra Yuki e Morgan. Fiducia e fede in qualcosa che può sembrare banale ma che non è. Come fece Cassola raccontando del suo Viaggio in Cina, come fece Tokusuke scrivendo il suo diario giornaliero per mano dello scrittore Tanizaki.

Così facendo si elimina quel divario, quella barriera fra scrittore e lettore che invece accompagna in modo formale e istituzionale non solo gli scrittori moderni, ma anche quelli contemporanei, così come accade fra maestro e allievo.


Noi non diventiamo geisha per amare. Siamo destinate a essere venerate, ma non ricambiamo. Hai mai visto una statua o un dipinto voler bene al suo ammiratore? Ecco, in questo modo devi vedere gli uomini, come spettatori da ammaliare.


Chiedo a Veronica quale frase ricorda con affetto o quale frase, alla fine, porta nel cuore. Sarà quella più ricercata, magari più ripetuta sotto le caption di Instagram, ma è pur vero che forse è quella che più di tutte ci permette di entrare nella relazione fra i due, osservando quei muri sociali e psicologici che vivono costantemente e che noi possiamo solo considerare quasi un brutto ricordo.

Siamo seduti nel giardino degli Aranci a guardare un colosso architettonico che domina il mondo da un buco della serratura. Guardiamo muri proteggendoci da altri muri. E La danza del ciliegio è una storia antica che ci fa capire quanto, a distanza di un secolo, ancora desideriamo che quei muri siano sempre più saldi.

Perdere tutto per cosa? Per un amore impossibile? Per amore non si muore ma per il peso delle differenze che continuiamo a forzare sì, per quello ancora oggi, nel 2018, si muore.

La danza del ciliegio è uno dei libri più belli che abbia letto perché concreto, dettagliato, storicamente accurato e dannatamente veritiero. Una storia antica e tremendamente attuale allo stesso tempo che fa viaggiare a occhi chiusi, con le narici che cercano di captare quell’odore di ciliegio nell’aria, la freschezza di una giovane donna mista alla rigorosità della sua educazione.

Si percepisce così quella speranza americana in contrasto con la consapevolezza nipponica, quella costante volontà di allungare la mano verso l’altro con la stessa ingenuità dei bambini che si scontra con la maturità di chi conosce il suo destino.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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