Pride: perché si festeggia a giugno? | #BeProud

0
Un'attivista indossa l'adesivo di Amnesty International al Roma Pride 2016 © Lucia Liberti

Un’attivista indossa l’adesivo di Amnesty International al Roma Pride 2016 © Lucia Liberti

È iniziato giugno, che da molti anni a questa parte è il mese del Pride.

Il termine pride in inglese significa “orgoglio”, “fierezza”. In italiano, il termine usato sia per fare riferimento al gay pride (quindi all’orgoglio omosessuale), sia alle sfilate che si organizzano un po’ in tutto il mondo, per ricordare pacificamente che l’eterosessualità non è l’unico orientamento possibile e che non è necessario nascondersi. E quale migliore occasione per dimostrare di essere fieri, orgogliosi della propria sessualità? Non perché sia diversa da altri, semplicemente perché è.

Una cosa che ho notato è che in Italia persiste ancora l’idea di voler chiamare il Pride “gay pride”, come se queste manifestazioni interessassero solo le persone gay. Ma non è assolutamente così.

Il 18° São Paulo Gay Pride Parade, 2014. Nel 2006, è stata considerata la più grande parata dell'orgoglio omosessuale nel mondo dal Guinness World Records, che ha stimato 2,5 millioni di partecipanti

Il 18° São Paulo Gay Pride Parade, 2014. Nel 2006, è stata considerata la più grande parata dell’orgoglio omosessuale nel mondo dal Guinness World Records, che ha stimato 2,5 millioni di partecipanti

Negli ultimi tempi, all’utilizzo dell’espressione “gay pride” si preferisce semplicemente il termine “Pride”, poiché sotto questo termine “ombrello” possiamo ritrovare tutte le diverse identità di genere e gli orientamenti che, ad oggi, sono riconosciuti. Se non sapete quali sono le identità rappresentate dalla comunità LGBTQ+, vi invito a scoprire a cosa corrisponde questa sigla e perché è importante parlarne.

Ma perché si festeggia il Pride? E perché proprio a giugno?

Inizia tutto nel giugno del 1969 a New York, con i moti di Stonewall.

Gli anni Sessanta sono stati un decennio molto tumultuoso negli Stati Uniti (e non solo per quanto riguarda la tematica dell’omosessualità). Gay e transessuali erano ampiamente discriminati dalla società e anche dalle autorità. Tanto che i proprietari dei locali a New York potevano anche rifiutarsi di servire clienti omosessuali.

Lo Stonewall Inn era uno dei locali per omosessuali più noto dei tempi, fu uno dei primi a opporsi a queste leggi e alle discriminazioni continue, per questo divenne il punto di riferimento della comunità omosessuale del Greenwich Village (un quartiere di New York, nda).

Lo Stonewall Inn oggi

Lo Stonewall Inn oggi

Il 28 giugno 1969, a seguito di una delle tante retate della polizia di New York, le drag queen e giovani omosessuali presenti reagirono con forza e, più la voce si spargeva, più le persone del quartiere si univano alla sommossa contro la polizia. Gli scontri continuarono per sei giorni e questo fu l’inizio della mobilitazione politica per il riconoscimento dei diritti dei gay.

L’anno successivo, per commemorare l’anniversario di questi scontri, migliaia di persone si riversarono nelle strade di New York, San Francisco, Chicago, Los Angeles e pochi mesi dopo nacque il Gay Liberation Front.

Nel periodo in cui avvengono questi primi scontri, è importante sottolineare quanto fosse quasi necessario nascondere orientamenti dissidenti al fine di preservare la propria incolumità, perché, come detto, vi erano fortissime discriminazioni tanto sociali quanto politiche. Dopo i moti di Stonewall qualcosa cambia. Ma cosa esattamente? I moti danno inizio a quel lungo percorso di riconoscimento e de-invisibilizzazione della comunità LGBTQ+ (che continua ancora oggi!).

In foto, Sylvia Rivera, la donna trans che diede inizio ai moti di Stonewall rompendo una bottiglia in tesa a un poliziotto durante l'ennesima retata

In foto, Sylvia Rivera, la donna trans che diede inizio ai moti di Stonewall rompendo una bottiglia in tesa a un poliziotto durante l’ennesima retata

Una figura molto importante, sia per i moti di Stonewall che per il mondo transgender, è Sylvia Rivera, la drag queen che ha dato inizio ai moti di Stonewall. Ancora oggi, Sylvia viene ricordata per essere stata la prima a lanciare una bottiglia contro i poliziotti durante l’irruzione della polizia nella notte del 28 giugno. Dopo una serie di problemi e incontri poco piacevoli, nel corso degli anni, resta sempre in contatto con il movimento gay, anche solo per partecipare ai Pride annuali.

È durante le celebrazioni per il venticinquesimo anniversario dei moti di Stonewall che Sylvia, amareggiata dall’emarginazione delle persone transgender all’interno della comunità gay, decide di organizzare una marcia “illegale” alla quale aderirono i gruppi di manifestanti esclusi dagli organizzatori del Pride. Nel 2000 fu tra i partecipanti del World Pride di Roma.

L'attivista trans Sylvia Rivera durante il 25esimo anniversario dei moti di Stonewall (il 26 giugno 1994) a New York (AP Photo/Justin Sutcliffe)

L’attivista trans Sylvia Rivera durante il 25esimo anniversario dei moti di Stonewall (il 26 giugno 1994) a New York (AP Photo/Justin Sutcliffe)

Il Pride in Italia: da quando si celebra?

Finora ho parlato solo degli Stati Uniti, ma l’Italia? Sappiamo, anche solo per sentito dire, che si celebrano i Pride anche nel nostro Paese, ma a quando risale la prima manifestazione?

In Italia, la prima manifestazione pubblica di omosessuali ha avuto luogo nel 1972 a Sanremo. Vi hanno partecipato persone aderenti a diverse associazioni omosessuali come il Front Homosexuel d’action révolutionnaire francese, il Gay Liberation Front inglese e il Fuori! italiano.

Alla manifestazione di Sanremo ne sono susseguite una a Torino nel 1978, una a Pisa nel 1979. Quest’ultimo fu il primo corteo in Italia contro le violenze subite da persone omosessuali.

Il primo vero Pride nazionale si tenne nel 1994 a Roma dopo un accordo fra l’associazione nazionale Arcigay e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che si occupò dell’organizzazione dell’evento. Già dal 1997, però, ebbero inizio dei problemi che portarono alla realizzazione di due Pride separati, uno a Roma e l’altro a Venezia. Entrambi ebbero una scarsa affluenza rispetto ai Pride precedenti.

Nel 2000 il Mario Mieli organizzò a Roma il World Pride e così le tensioni degli anni precedenti furono superate. Il World Pride del 2000, infatti, ha portato con sé numerose opposizioni provenienti in parte dall’ala conservatrice della politica, in parte dal Vaticano.

Alcuni attivisti al World Pride di Roma, 2000 (credits non pervenuti, si prega di contattarci per eventuali reclami)

Alcuni attivisti al World Pride di Roma, 2000 (credits non pervenuti, si prega di contattarci per eventuali reclami)

Nonostante gli organizzatori avessero il supporto del sindaco Francesco Rutelli, non mancarono le feroci critiche da parte della Chiesa Cattolica. L’evento è stato ampiamente disapprovato da Papa Giovanni Paolo II, poiché veniva posto in netta contrapposizione al Grande Giubileo dello stesso anno. Il Papa affermava che il World Pride avrebbe portato dei problemi ai numerosi credenti che si sarebbero recati a Roma in preghiera durante quei giorni, affermando che sarebbe stata un’offesa ai valori cristiani e di una città che è molto importante per i praticanti di tutto il mondo.

Gli attacchi mossi dalla Chiesa Cattolica, piuttosto che dividere la comunità, la compattarono ancora di più, rendendo il World Pride un grande successo. Tra i tanti ospiti del World Pride di Roma ricordiamo la presenza della già citata Sylvia Rivera, RuPaul, Gloria Gaynor, The Village People e Geri Halliwell.

Il simbolo del Pride: la bandiera arcobaleno

Andiamo adesso a parlare del simbolo per eccellenza del Pride: la bandiera arcobaleno. È utilizzata come simbolo del movimento di liberazione omosessuale. È molto simile alla bandiera della Pace, ma la differenziano principalmente l’assenza della scritta “pace”, le sei bande colorate – invece che sette – e il rosso come prima banda.

I colori utilizzati per questa bandiera sono:

Rosso: che simboleggia la vita
Arancione: per la guarigione
Giallo: rappresenta la luce del sole
Verde: come simbolo della natura
Blu: per la pace
Viola: rappresenta lo spirito

Adesso che sappiamo le origini del Pride e il suo significato, non ci resta che cercare quello più vicino a noi e sfilare per questi valori. Perché non è necessario appartenere alla comunità LGBTQ+ per dimostrarsi solidali con la stessa. È anche importante esserne alleati.

Buon mese di giugno e buon Pride a tutti!


Contribuisci anche tu alla nostra playlist collaborativa a tema Pride!

About author

Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri e attori inglesi.

No comments

Potrebbero interessarti

periferia romana

Periferia romana: il riscatto passa dal cinema

[caption id="attachment_7727" align="aligncenter" width="1200"]

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi