La Stanza delle Meraviglie: una favola Disney? No, Haynes è supremo

0
Julian Moore ne La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), un film di Todd Haynes

Julian Moore ne La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), un film di Todd Haynes

Tutti giacciamo nel fango ma solo alcuni di noi guardano le stelle.

Wonderstruck – La Stanza delle Meraviglie è un gioiello che, nel pieno di questa stagione estiva, è arrivato finalmente anche in Italia regalandoci un po’ di tenerezza, sana malinconia e un pizzico di coraggio in più.

La stanza delle meraviglie è il titolo del libro scritto da Brian Selznick. Quella di Ben e Rose è la storia fedelmente trasposta al cinema dal regista di Carol, Velvet Goldmine e Lontano dal ParadisoTodd Haynes – e illustrata dalla sua fidata spalla destra, il direttore della fotografia John Lachman.

Due generazioni inizialmente a confronto combattono per trovare il loro posto nel mondo, o ancor meglio, uno scopo per sentirsi essenzialmente vivi andando incontro al proprio destino. Ben – nei lontani, coloratissimi modaioli e pericolosi anni ’70 – vive nel Minnesota e ha da poco perso sua madre (interpretata dall’incantevole Michelle Williams). Solo e curioso da sempre di conoscere suo padre, Ben deciderà di partire per New York alla scoperta del suo passato con in mano un solo indizio: un libro proveniente dal museo Wonderstruck al cui interno si trova l’indirizzo di una vecchia libreria.

Rose, nei silenziosi anni ’30, soffre invece ogni giorno della lontananza dalla mamma, una stella del cinema muto di Hollywood (attrice feticcio di Haynes, Julian Moore). Anche lei parte per la Grande Mela scappando dall’autorevole padre e, giunta presso lo studio di prova della diva-madre, delusione e rabbia sono le uniche “amiche” con cui darsi man forte.

 

Millicent Simmonds ne La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), un film di Todd Haynes

Millicent Simmonds ne La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), un film di Todd Haynes

Abbiamo detto, due generazioni a confronto, apparentemente distanti, se non fosse che entrambi i giovani protagonisti vivono in un mondo parallelo, dove purtroppo non c’è modo di sentire rumori della quotidianità o, ancor peggio, le persone. Ben e Rose sono giovani anime sorde, tutto quello che hanno è la spinta verso l’ignoto, la voglia di ricercare se stessi e di quello che più comunemente potremmo chiamare “guizzo della vita”.

Nonostante l’assenza di lunghi dialoghi e parole, Todd Haynes riempie questa fiaba, così diversa dai suoi ultimi progetti cinematografici, di pittura e musica. La Stanza delle Meraviglie stupisce sotto molti punti di vista, ma quel che è certo è che il cinema targato Haynes è costantemente elegante e attento a dettagli, pose spontanee, agli abiti retrò come a quelli più modaioli.

La musica è la vera protagonista di quest’opera fortemente nostalgica. È una sorta di personaggio onnipresente, quasi narratore esclusivo che si fa volto e animo del regista quanto dei suoi personaggi. Tutto il resto viene affidato alla fotografia di Lachman, che porge allo spettatore ampi sguardi verso l’infinito, lo spirito dei personaggi, quel che eravamo da bambini e quel che rimane dentro di noi quando talvolta ci troviamo a sognare a occhi aperti. Montaggio, fotografia, cura attoriale dei singoli personaggi contribuiscono a rendere questo film un balletto ben collaudato sia dietro le quinte che sul palco.

 

Oakes Fegley ne La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), un film di Todd Haynes

Oakes Fegley ne La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), un film di Todd Haynes

“Malgrado sia lontano più di centomila miglia, mi sento molto tranquillo, e penso che la mia astronave sappia dove andare, dite a mia moglie che la amo tanto, lei lo sa”. Sono le parole di una canzone molto nota: Space Oddity di David Bowie. Una canzone che culla sin dalle prime inquadrature questa pellicola intrisa di rimandi alla sensibilità di Haynes; una sensibilità che sembra talvolta guardarsi indietro in particolare rifacendosi a Lontano dal Paradiso e al primo lavoro del regista, Superstar.

La stanza delle meraviglie è facilmente fruibile a tutte le età, che sia un pubblico di adulti o da giovani inesperti o da chi si trovi, piuttosto, nel mezzo del suo viaggio. Forse potrebbe deludere la verve fiabesca dalla quale è potentemente pervasa questa pellicola, a meno che non la si guardi con occhi distanti dal percorso del regista, lontani da schemi ben prefissati nelle nostra immaginazione, pronti ad accogliere nuovi feedback persino da chi dirige pellicole caratterizzate da quel solito marchio di fabbrica così amato ed evocato nel tempo.

Dedicato a quelle persone che sanno ancora alzare gli occhi al cielo e al cinema.

About author

Silvia Pompi

Silvia Pompi

Nasce a Roma negli anni '90 in un giorno di primavera all'ora del caffè post-abbuffata. Cresce in compagnia di Kinder Cereali, pizzette rosse, succhi di pera, il cane Wendy e le VHS horror. La Casa di Sam Raimi sarà la principale causa della sua infatuazione per il cinema. All'università si specializza in Cinema e produzione multimediale. Durante i cinque anni accademici diventa una web radio speaker. Crede fermamente nelle avventure e in quella vocina che tutti chiamano coscienza, ma che lei chiama volontà. "Yes, I can do it".

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi