«Al liceo mi strappavo i capelli»

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Saoirse Ronan e Beanie Feldstein in un'immagine dal film Lady Bird, di Greta Gerwig

Saoirse Ronan e Beanie Feldstein in un’immagine dal film Lady Bird, di Greta Gerwig

Ma esattamente, tutti quelli che mi hanno detto che stavo vivendo i migliori anni della mia vita, che adolescenza surreale hanno vissuto? Per me è stato un periodo di pesantezza psicologica alle stelle, di incertezza e instabilità costante. A rendere un inferno questo periodo già brutto di per sé, è venuto in aiuto il liceo.

Il sistema scolastico

Diciamo che di base sono convinta che il sistema scolastico italiano non funzioni affatto. A prova di ciò il fatto che la stragrande maggioranza degli studenti, quando si sveglia la mattina, non ha voglia di andare a scuola. Questo fatto dovrebbe essere più preso in considerazione. Agli studenti non piace andare a scuola. Solo a me sembra una cosa grave? È sintomo che qualcosa non va.

La scuola dovrebbe essere un posto in cui si va felici, considerando che gli studenti passano cinque ore ogni mattina lì dentro e poi dedicano altre ore allo studio nel pomeriggio. Non è sano che tutte queste persone facciano qualcosa che non gli piace fare e trascorrano il proprio tempo in un posto dove non vogliono stare.

Pam Ferris in un'immagine dal film Matilda, di Danny DeVito

Pam Ferris in un’immagine dal film Matilda, di Danny DeVito

Una cosa che a me pesa tanto nel sistema scolastico è il concetto di autorità. Mi è pesato dover chiedere, anche da maggiorenne, un permesso per pisciare. Mi è pesato il prof. che non voleva che ci stiracchiassimo né che allungassimo le gambe (storia vera). Mi è pesato non potere uscire dalla classe durante la lezione senza dare giustificazioni. Mi è pesato alzarmi dalla sedia quando entrava un professore in classe. Il rispetto e la stima si guadagnano, e sono tutt’altra cosa, ma l’autorità è un concetto che non mi è mai andato giù.

Altra cosa che ho odiato è il sistema di valutazioni. Professori svogliati o ignoranti che mettono voti numerici senza criterio. Quando avevo quattordici anni ci stavo ancora malissimo. Fino al terzo anno di superiori mi è capitato di piangere per un voto in Italiano che ritenevo ingiusto. Ma forse quella è stata la goccia di troppo che ha cominciato a farmi comprendere il sistema: non esiste un sistema. Da lì in poi ho cominciato a essere sempre più indifferente ai voti, conscia che non si poteva pretendere giustizia dalla scuola.

La classe

Lindsay Lohan, Rachel McAdams, Lacey Chabert e Amanda Seyfried in un'immagine dal film Mean Girls, di Mark Waters

Lindsay Lohan, Rachel McAdams, Lacey Chabert e Amanda Seyfried in un’immagine dal film Mean Girls, di Mark Waters

Io non sono una persona solitaria o con problemi sociali. Ho amici meravigliosi e li avevo anche quando andavo al liceo, fuori da quella classe. Sono stata proprio sfigata lì. Quando racconto la mia classe, oggi, la descrivo sempre così: eravamo 24 ragazze e 4 ragazzi e, ad eccezione del mio compagno di banco, erano tutti o stronzi, o stupidi, o stronzi e stupidi. Il rapporto con la mia classe è stata la cosa peggiore di quei 5 anni.

Era un odio reciproco di me verso gli altri e tutti gli altri verso me, ma non un odio nella mia testa, un odio esplicito, senza l’ipocrisia di fingere che non sia così. Una volta una mia compagna si è avvicinata fino a un dito dal mio naso e ha dichiarato: «Tra di noi è guerra». Questo tipo di odio. Ogni mattina io mi sentivo male all’idea di vedere persone che odiavo e che mi odiavano. Ogni mattina ero seduta vicino a gente che non volevo vedere e che non mi voleva vedere.

Cosa mi ha salvato

Durante le superiori sono stata in terapia. Non è stata solo colpa della mia classe né della scuola, ho fatto psicoterapia per altri problemi personali, ma mi ha aiutato moltissimo a sopportare il liceo. Mi ha dato quegli strumenti così importanti per conoscermi, come da poter sbloccare dei nuovi livelli di autoconsapevolezza e maturità, e così ho evitato drammi ancora maggiori.

Una seconda cosa che mi ha reso sopportabile quel periodo non è stata una cosa ma una persona. Ho conosciuto, l’estate prima del quarto anno, una persona davvero speciale, forse la persona della mia vita. Da quando ha cominciato a far parte della mia quotidianità, questa ha cominciato a fare meno schifo, e avevo anche qualcos’altro da aspettare nel giorno successivo oltre a scuola e compiti.

Robin Williams e Matt Damon in un'immagine dal film Will Hunting, di Gus Van Sant

Robin Williams e Matt Damon in un’immagine dal film Will Hunting, di Gus Van Sant

Quello che non mi ha fatto cambiare liceo però è stata la forte passione nello studio dei classici e di tutta la letteratura. Italiana, inglese, greca e latina: ho amato tutto quello che mi ha insegnato. In alcuni casi ho amato lo studio nonostante i professori, in altri casi ho amato lo studio grazie ai professori.

In particolare c’è stato un professore che mi ha cambiato la vita. Era preparatissimo, molto divertente ma soprattutto un educatore. Attraverso il greco e il latino ci faceva riflettere sugli aspetti più intimi dell’umanità e durante le interrogazioni erano proprio quelli gli aspetti che cercava di tirare fuori, anche facendo domande assurde! Ma dalle sue domande ho imparato a non avere paura di sbagliare, perché non faceva mai pesare una risposta sbagliata. E quando non hai paura di sbagliare sei più libero.

Proprio questo professore che mi ha resa più libera, purtroppo, ci ha lasciati a metà del quarto anno per un tumore alla tiroide. È stato il lutto più duro che abbia mai affrontato perché avevamo legato moltissimo. Per me è stato un mentore, un insegnante dal sapere straordinario ma anche una mente brillante con cui conversare. Lo porto sempre nel mio cuore.

Cosa mi è successo dopo

Carey Mulligan in un'immagine dal film An Education, di Lone Scherfig

Carey Mulligan in un’immagine dal film An Education, di Lone Scherfig

Finito il liceo, ho cambiato città e regione per l’università. Ho trovato un ambiente dove sentirmi molto più a mio agio di quanto mi fossi mai sentita nel mio “natio borgo selvaggio”. Sono passati due anni in cui finalmente sono stata nel posto dove desidero stare. E stando a mio agio mi sono amata di più.

Al liceo ho sopportato a denti stretti ogni giorno. Al liceo mi strappavo i capelli. Ogni giorno la tricotrillomania mi costringeva a tirare e tirare finché, senza rendermene conto, mi trovavo gomitoli di capelli tra le dita. Oggi posso dire felicemente che non mi strappo più i capelli.

Mi dicevano che quelli erano gli anni migliori. Due anni dopo la frequenza dei miei incubi sul liceo sta diminuendo. Sapevo che avevano torto.

Se stai detestando le superiori, se questa estate è una boccata d’aria fresca da quella trappola mortale che riesce a essere la scuola, se ogni mattina ti svegli già stressato all’idea di entrare in classe, tranquillo, le cose andranno meglio. Ti diranno che “la vita vera” è più difficile. Non è così. Dopo il liceo potrai fare delle scelte più adatte a te e spero che anche tu possa amare fortemente te stesso. Arriverà un giorno in cui non vorrai più strapparti i capelli.

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